Matteo Melani, ex difensore del Monza
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Ha indossato la casacca di molte squadre, vagando tra Serie C1, C2, D ed anche Eccellenza (ha appena concluso la stagione vincendo questo campionato con la Lucchese). Matteo Melani però, qualche giorno fa, ha deciso di dare una svolta alla propria vita: il calciatore, pur volendo continuare la carriera “ancora per un paio di stagioni: poi si vedrà”, ha intrapreso l’intero cammino verso Santiago de Compostela. 774 km. Tutti in solitudine.
Matteo ai nostri microfoni racconta la sua esperienza e ricorda i momenti belli (ma anche meno belli) del periodo in cui ha onorato la maglia del Monza.
Matteo, hai calcato per tre stagioni e mezzo il terreno di gioco del Brianteo: dopo il tuo arrivederci alla Brianza però i tifosi hanno saputo poco o niente di te. Ci racconti le tue altre esperienze calcistiche?
“Dopo l’esperienza avuta a Monza mi sono trasferito alla Valenzana che, ai tempi, era allenata da Mister Piantoni. Dopo il periodo trascorso a in quella società, mi sono accasato al San Donà di Piave e con loro ho disputato il campionato di Serie D. Dopo quell’annata sono andato a giocare, per tre anni, alla Sestese (sempre in Serie D): questa società risiede a Sesto Fiorentino e sono legato a quei colori in quanto è il club che mi aveva lanciato nei professionisti... Questa stagione invece l’ho giocata in Eccellenza, nelle file della Lucchese: è stato un anno molto positivo calcisticamente infatti abbiamo vinto il campionato”.
Dopo il Monza quindi ancora calcio per alcuni anni e poco tempo fa un’importantissima decisione: quella di intraprendere in solitaria il pellegrinaggio verso Santiago di Compostela. Un calciatore vive la sua vita in gruppo, la squadra è fondamentale: invece tu hai deciso di fare questa esperienza da solo; come hai maturato la scelta della 'solitudine' e quella di intraprendere questa avventura?
“Volevo mettermi alla prova da solo, mettere in gioco me stesso. Avendo sempre vissuto nell’ovatta del mondo del calcio che, si sa, è diverso da altri impegni lavorativi, ho deciso di intraprendere questa esperienza. Personalmente non mi sono mai fatto mancare niente perché ho avuto questa fortuna: quindi volevo sapere cosa vuol dire soffrire, in questo caso da solo. La vita di tutti i giorni, la vita reale di una persona non è quella del mondo del calcio”.
Hai affrontato questo pellegrinaggio con spirito religioso o solo per sfida personale?
“E’ stata una mia scelta, non legata alla fede religiosa: tanti fanno questi pellegrinaggi con spirito di fede, io l’ho fatto per mettere in gioco me e fare un’esperienza radicalmente diversa da quelle sostenute in passato”.
Per quanto possa essere difficile, ti chiediamo di descrivere questo cammino: il tuo ritmo di camminata, le emozioni che hai provato, i momenti di gioia o debolezza e quant'altro... E poi: consiglieresti a qualcuno di affrontarlo?
“Ho affrontato questo cammino con un buon ritmo di camminata: ogni giorno avanzavo di circa 40-50 km. Posso dire di aver sofferto molto durante tutto l’arco del cammino. Ho pianto spesso: l’ho fatto per il dolore fisico ma anche per la commozione che s’è fatta sentire in molti momenti. Durante questo viaggio ho provato emozioni veramente indescrivibili, è molto difficile poterle raccontare: dopo la conclusione di questo pellegrinaggio posso dire, con felicità, di essere orgoglioso di quanto ho fatto. Sono stati giorni veramente duri anche e soprattutto perché ho camminato quasi sempre sotto la pioggia ed ho incontrato addirittura, per tre giorni interi di camminata, la neve. Beh, sicuramente consiglio di farlo a chi se la sente: è un’impresa lunga, faticosa, non facile ovviamente: il consiglio più importante che sento di dare a chi volesse affrontare questo cammino è quello di farlo da solo, proprio come ho fatto io …”
C'è stato un momento in cui hai detto 'No, non ce la posso fare'?
“Ci sono stati i momenti di debolezza, quando il dolore era presente e non voleva andarsene. Come detto prima, ho pianto spesso per questo ma ho portato a termine la missione: ce l’ho fatta”.
Sei nato nel 1977 quindi, potenzialmente, potresti ancora calcare per qualche anno i campi di calcio (ci sono molto tuoi colleghi anche più anziani ancora 'dentro nel giro'): dopo questa esperienza di vita credi di andare avanti ancora con il mondo del calcio?
“La mia personale speranza è quella di poter giocare a calcio, a questi livelli, ancora per un paio di stagioni”.
Torniamo con la mente agli anni passati in biancorosso: tu hai vissuto uno dei momenti storici dell'ultimo periodo e cioè la finale play-off con il Genoa... Cosa ricordi di quelle annatte sportive e, in particolare, di quella finale?
“Sono legato alla città di Monza da moltissimi ricordi, alcuni belli ed altri meno belli. Sono legato alla città anche grazie ad alcune amicizie che ancora conservo. Calcisticamente parlando, a Monza ho trascorso momenti brutti della mia carriera: uno di questi è la retrocessione dalla C1 (ora Prima Divisione ndr) alla attuale Seconda Divisione, la C2 di qualche anno fa; un altro momento buio è il fallimento della società, dopo un prolungato periodo travagliato. Non dimentico però di aver vissuto attimi e partite storiche, bellissime: i play-off in C2, persi contro la Valenzana, il ripescaggio che ci ha permesso di tornare in C1 come migliore esclusa e soprattutto il match che hai citato, cioè la finale contro i Grifoni”.
Quale allenatore che hai avuto al Monzello ti ha aiutato di più, sul piano del calcio ma anche sul piano extra-calcistico?
“L’allenatore che più ha contribuito alla mia formazione, colui che mi ha insegnato di più è stato Giuliano Sonzogni. Aggiungo anche il giocatore che mi ha aiutato di più a crescere: questo è Cristiano Giaretta, ex collega ed amico con cui ancora oggi ho contatto e che risento sempre con piacere”.
Sappiamo che segui sempre il nostro sito e ti informi riguardo il Monza: prima di partire per il cammino, sei tornato a vedere il Monza giocare al Brianteo?
“A Monza sono venuto allo stadio da spettatore - vedendo una squadra che conta su giocatori importanti, che hanno comunque fatto la storia del calcio - ma spesso torno in città in qualità di turista. Spesso torno a visitare il posto e passo a trovare tutti i cari amici che ho in Brianza da quando ero anche io giocatore del club biancorosso”.
Dopo il calcio, dopo il cammino verso Santiago: cosa vuole fare Matteo Melani 'da grande'?
“Da grande, quindi dopo il calcio giocato, si vedrà: non mi dispiacerebbe affatto restare in questo mondo. Ora ho una certezza che prima di affrontare il cammino non avevo: affronterò sicuramente la vita in modo diverso, più sereno. Fare l’esperienza del cammino intero verso Santiago de Compostela – sono ben 774 km – mi ha aiutato a crescere”.
Vuoi rivolgere un pensiero, un saluto, al popolo biancorosso?
“Spero di poter venire presto a trovarvi e vi ringrazio per avermi dato la possibilità di questa intervista. Porto con sincero affetto, nel cuore, Monza e tutti i tifosi”.
FLAVIO MAZZOLENI
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