Nel 1997 anche grazie alla sua rete nello spareggio promozione di Ferrara contro il Carpi si accesero i cuori dei tifosi biancorossi che si rividero proiettati in Serie B dopo tre anni di "purgatorio" in C1. Ora Antonino Asta torna a Monza, ma con un nuovo ruolo: quello dell'allenatore. E torna in un anno particolare: quello del Centenario, che la squadra brianzola dovrà festeggiare in Seconda Divisione, dopo l'amara retrocessione ai play-out. TuttoLegaPro.com lo ha contattato in esclusiva per conoscere i motivi che lo hanno spinto ad accettare questa nuova avventura e che tipo di calcio proporrà per riconquistare una piazza oramai disamorata.
- Mister, tra poco inizierà questa sua nuova avventura sulla panchina del Monza. Cosa l'ha convinta ad accettare?
"Quando si decide di cambiare sono tanti gli aspetti: prima di tutto perché dopo sette anni di Settore Giovanile del Toro (tre anni di Primavera e quattro agli Allievi) era arrivato il momento di lavorare con i grandi. Era un mio desiderio. Ho scelto Monza perché ho un trascorso da giocatore in biancorosso e già conosco l'ambiente. E' una piazza - checché se ne dica - importante ed ambita da molti allenatori. Dico quindi grazie alla società attuale, che ha voluto puntare su di me. E poi questo è l'anno del Centenario: per me è un onore oltre che una responsabilità poter fare bene in questo anno particolare. Sono tanti tasselli che andranno a formare un puzzle, sperando che alla fine sia completo".
- I tifosi la ricordano con piacere per quel famoso gol nel 1997 a Ferrara nella finale col Carpi che spalancò le porte della Serie B...
"Quello fa piacere. I ricordi sono belli, però è un ricordo da giocatore. Ora voglio lasciarne uno importante da allenatore. Quando si cambia mestiere bisogna riconfermarsi e dimostrare che la scelta è caduta su di me non solo perché sono un ex giocatore del Monza".
- Quali sono le sue prime sensazioni nel passaggio da un Settore Giovanile come quello del Torino alla panchina di un club professionistico?
"C'è da dire che negli ultimi anni in Lega Pro si vedono molte squadre giovani. La categoria sta diventando quasi come una Primavera. Si impiegano i giovani sia per i costi, per ridurre i budget, sia per far crescere i giocatori nelle categorie ideali. Il passaggio non è stato traumatico. Sono abituato a giocare coi giovani e cercherò di dar loro sempre più motivazioni. Il mio modo di lavorare è già focalizzato sui giovani e anche nel Monza costruiremo una squadra giovane, anche se non giovanissima. Cercheremo di trovare 3-4 giocatori di esperienza che saranno pronti a sposare questo nuovo progetto, sperando che tutto possa combaciare".
- Che tipo di calcio ha in mente?
"Prima di partire tutti vogliono vincere, fare un calcio offensivo e spregiudicato e io non posso che dire la stessa cosa. Perché è più semplice dire all'inizio 'vinciamo' e 'giocheremo all'attacco'. Io comunque mi auguro e spero di dare alla squadra un'identità di gioco: voglio una squadra che si riconosca in quel sistema di gioco. Mi piace avere una squadra proiettata più ad attaccare che a difendere, però bisogna essere equilibrati. Io spero di dare nel più breve tempo possibile la mia mentalità, quella che avevo anche da giocatore. Il sistema di gioco lo vedremo, in base alla rosa che si andrà delineando. A me piacerebbe partire con un 4-3-1-2: è la mia idea attuale di gioco, ma so che bisogna anche essere elastici. L'allenatore moderno cambia in corsa durante la gara e in base agli avversari che ha di fronte".
- Ha un allenatore di riferimento?
"Come tutti gli ex giocatori che si apprestano a cominciare questa nuova carriera, anche io prendo spunto dai miei ex allenatori. Io come modello citerei Simone Boldini, che è stato a Monza ed io l'ho avuto a Saronno. E' stato quello che mi ha dato molto sotto l'aspetto tecnico: lui è un uomo molto metodico. E' stato un allenatore importante per me e alcune cose le ho prese da lui e cerco di ritrasmetterle ai miei giocatori. Un altro è Giancarlo Camolese, l'ultimo che ho avuto al Toro. E' una persona eccezionale sotto l'aspetto della comunicazione e della gestione del gruppo".
- Se la sente di parlare di obiettivi stagionali o trova sia prematuro?
"Credo che questa domanda me la dovrà fare più avanti. Quando si parla di Monza e di obiettivi - al di là della categoria che ancora non abbiamo ben chiara - bisognerà sempre cercare di scendere in campo e dare il massimo. Non sono io che scopro i numeri di questa società. Sappiamo tutti che è blasonatissima. In seconda battuta dico che, dato che la gente si è un po' allontanata dallo stadio, il mio compito, dei giocatori e della società sarà quello di portare di nuovo l'entusiasmo al Brianteo. E rivedere una squadra spumeggiante. Speriamo che mi riesca perché vedere che negli ultimi anni va così poca gente allo stadio a Monza è un dispiacere. Io che ho vissuto anni di C1 con molta gente al seguito, vorrei riportare quegli stessi tifosi. Vorrei un clima positivo, quello che il tifoso del Monza merita".
63 punti sul campo, un primato virtuale che non ha consentito al Monza di vincere il campionato. Per colpa della scalcagnata gestione di Clarence Seedorf, quella che non ha pagato gli stipendi puntualmente e non ha voluto fare ricorso al Tnas nei tempi previsti, dobbiamo gioca...