#Sarannofamosi - Beppe Marotta: da lustrascarpe ai vertici della Juve, passando da Monza

05.01.2018 20:00 di Giulio Artesani Twitter:   articolo letto 502 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
#Sarannofamosi - Beppe Marotta: da lustrascarpe ai vertici della Juve, passando da Monza

La puntata della rubrica “saranno famosi” dedicata a calciatori, allenatori e dirigenti passati anche da Monza come quasi sconosciuti è dedicata a Giuseppe Marotta, detto Beppe, nato a Varese nel 1957. Oggi vive a Torino con la moglie e i due figli gemelli. Da bambino abitava vicino allo stadio Ossola e quando usciva da scuola correva proprio allo stadio dove c’era sempre qualcosa da fare: puliva le scarpe, raccoglieva i palloni, li gonfiava e ingrassava per evitare che si lacerassero. A quei tempi si usava così. A proposito di scuola, si è diplomato al liceo classico dove come compagno di banco aveva l’ex-ministro ed attuale governatore della regione Lombardia Roberto Maroni (milanista). Poi si è iscritto a giurisprudenza, ma non ha terminato gli studi. Per il 19enne Marotta è passato un treno e l’ha preso al volo: il d.s. del settore giovanile ebbe un incidente e gli chiesero di sostituirlo. Qualche anno dopo la società affidò a lui ed all’allenatore Eugenio Fascetti la responsabilità del settore giovanile. A 22 anni era già un vero d.s.: un predestinato. E’ stato poi d.g. del Varese fino al 1986. Nel 1987 passò al Monza del presidente Giambelli con l’incarico di general manager ed in quella stagione i biancorossi dell’emergente Pierluigi Frosio vinsero il campionato di serie C (a pari punti con l’Ancona) e fecero ritorno fra i cadetti, oltre alla coppa Italia di categoria (battuto in finale il Palermo con l’ultima partita giocata nel glorioso “Sada”). Dopo sue stagioni in serie B, l’ultima contrassegnata dalla retrocessione dopo la sconfitta nello spareggio col Messina, Marotta lasciò il posto a Giuliano Terraneo a passò al Como, poi al Ravenna, quindi al Venezia, dove rimase cinque anni e raggiunse la  promozione in serie A. Dal 2000 al 2002 Marotta è stato d.g. dell'Atalanta che in entrambe le stagioni ha superato il record di punti sino ad allora conseguiti nei campionati di massima serie. Nel 2003, dopo aver riorganizzato la Sampdoria, Marotta ha conquistato la promozione in serie A, ancora con Novellino che fu già suo allenatore a Venezia. Nel 2010 l’approdo alla Juventus, dove ricopre tuttora i ruoli di direttore generale e di membro del consiglio di amministrazione.

Come accennato, il su approdo a Monza fu segnato dal successo: venne seguita rigorosamente la linea verde con le sole eccezioni di Saini, Bolis e Auteri e con innesti di qualità come quelli di Stroppa, Verdelli, Mancuso e Pellegrini. L’inizio di stagione non fu esaltante, ma la squadra si ritrovò in vetta alla fine del girone di andata. Poi ci fu una crisi che sembrò compromettere tutto, ma un repentino cambio di marcia portò 12 risultati utili di fila con altrettanti turni di imbattibilità della rete difesa da Pinato e la promozione in serie B. La stagione successiva si aprì con l’inaugurazione del Brianteo (28 agosto 1988: 2-1 alla Roma in coppa Italia) ed il Monza del trio delle meraviglie Marotta-Maggioni (d.s.)-Frosio era promettente al punto da far raggiungere alla società il record assoluto di abbonamenti: ben 2.642. In effetti, virtualmente quel Monza poteva far pensare a grandi traguardi (con Casiraghi, Stroppa, Ganz, Mancuso, Nuciari… ed un giovanissimo Robbiati) ma ottenne una salvezza un po’stentata. La stagione successiva, senza il “gioiello” Casiraghi venduto alla Juventus per un bel gruzzolo di miliardi di lire e senza Stroppa e Zanoncelli (rientrati al Milan), Ganz e Gaudenzi, Marotta assunse le vesti anche di d.s. A Monza arrivano, fra gli altri, Viviani, Cappellini, De Patre e Bivi. Le perplessità iniziali dei tifosi trovarono conferma nel girone di ritorno nel quale la squadra sprofondò raggranellando solo 15 punti (tre dei quali nell’ultima giornata contro il già promosso Torino) ed a Pescara perse lo spareggio per la permanenza in serie B con il Messina. La retrocessione fece sì che il presidente Giambelli rivoluzionò i quadri tecnici: Marotta approdò a Como, sempre in serie C.

Giulio Artesani