Ulla Bastrup: "Da Benny Glionna a Sofia Cantore, ma non solo: vi svelo il segreto della mia Fiamma. Calcio femminile? In Italia ancora troppi problemi culturali"

22.01.2016 20:00 di Redazione MonzaNews Twitter:    Vedi letture
La Fiamma con mister Bastrup
La Fiamma con mister Bastrup

Dalla stagione 2013/14, quella della ripartenza dalla Serie C, siede nuovamente sulla panchina della Fiammamonza dopo averne allenato l'Under 15 e l'ASI Monza tra il 2002 e il 2010. Per mister Ulla Bastrup un ritorno in biancorosso, colori già indossati tra il 1990 e il 1992. In questa lunga intervista concessa a Monza-News.it, il tecnico di origini danesi ci svela i segreti di una squadra vincente come la sua, saldamente al comando del suo girone, approfondendo poi le problematiche relative alla cesura netta in Italia tra il calcio maschile e il calcio femminile.

- Mister, dopo la promozione sfumata nella scorsa stagione state disputando ancora un campionato al top. Siete prime con 46 punti, a sei lunghezze di distanza dalla vostra inseguitrice Riozzese cosicché - anche se la prossima giornata dovrete rispettare il turno di pausa - resterete comunque la capolista. 
"Devo dire che è stata una bella sorpresa vedere la Riozzese perdere in casa la gara con la Pro Lissone e riuscire così a mantenere il distacco. Di sicuro sappiamo che dobbiamo giocare pensando una partita per volta, ma se arrivano anche questi aiuti va benissimo (sorride, ndr). Noi siamo sempre pronte".

- La vostra è veramente una cavalcata trionfante: il vostro ruolino di marcia finora è di 15 vittorie, un pareggio e una sola sconfitta.
"Ma come ho detto dobbiamo cercare di focalizzarci su una gara alla volta perché siamo una squadra molto giovane e sono tre anni che stiamo cercando di vincere questo campionato. Al primo anno ci siamo salvate all'ultima giornata ma era normale visto il gruppo così giovane e non abituato altro che a campionati giovanili. E' stato quindi difficile, anzi è stato un passo enorme giocare in Serie C. Ma essendo un gruppo tecnicamente molto forte, abbiamo lavorato molto su testa e mentalità, provando ad inculcare loro obiettivi che non erano abituate a porsi. Ora il nostro obiettivo è quello di tornare ad essere come "la vecchia Fiammamonza" quindi gareggiare nuovamente ad alti livelli. Questo è il progetto societario e noi cerchiamo di raggiungere questo obiettivo. Quest'anno poi vedo il mio gruppo sempre più pronto e la possibilità di riuscire c'è, ma dobbiamo avere calma perché abbiamo già visto l'anno scorso che ci vuole pochissimo per perdere tutto".

- Certo che con quel duo in attacco, formato da Benedetta Glionna e Sofia Cantore, non ce n'è per nessuno. Già nel giro della Nazionale Under 17, proprio in questi giorni svolgeranno l'ennesimo stage di preparazione a Milano Marittima in vista della Fase Elite del Campionato Europeo.
"Devo dire che sono due ragazze molto brave. Benny - come la chiamiamo noi - è un talento che nel calcio femminile non si trova dappertutto. Quando l'ho vista la prima volta ho subito pensato che è una ragazza che può fare tanto. Sofia è una che segue molto i nostri insegnamenti. Noi vogliamo sfruttare il più possibile le loro qualità di modo che si possa ottenere la promozione nella serie superiore con loro. Ma ci sono tante altre ragazze importanti per noi e che ci danno una grossa mano, come Alice Foti, che è tornata dopo un anno all'estero, o Andrea Belloni, il nostro capitano, ma anche Federica Callovini, che è il nostro pilastro in difesa. Ci sono ragazze molto brave".

- Sono tutti nomi di ragazze che provengono dal Settore Giovanile biancorosso: sono soddisfazioni anche maggiori aver fatto crescere queste ragazze fino al debutto in Prima Squadra...
"Certo. La società ha guadagnato molto proprio perché ha lavorato sempre molto bene sul Settore Giovanile con allenatori molto bravi, che sanno farle crescere e renderle pronte per il salto in Prima Squadra e il campionato non solo di Serie C. La società sa il fatto suo, purtroppo ha avuto qualche difficoltà economica che ha portato al distacco per qualche anno dalle serie maggiori, ma queste ragazze sono il nostro aiuto per tornarci. La nostra speranza è che restino sempre con noi. La cosa bella poi è che abbiamo uno zoccolo duro di tifosi che ci riporta indietro ai vecchi tempi, quando ancora giocavo io o quando comunque la Fiamma era ad alti livelli".

- Ha parlato delle difficoltà economiche che hanno costretto la Fiamma a ripartire dalla Serie C: che sentimento ha generato in lei quanto accaduto?
"Io penso che nel mondo del calcio femminile, per tutti, vedere la Fiammamonza in Serie C ha fatto molto male. Ma lo zoccolo duro dei tifosi storici continua a seguirci: questa è stata una triste storia che si sta trasformando in qualcosa di positivo, anche grazie alla Juvenilia che ci ha aiutate dandoci una mano".

- Tutto il calcio nella città di Monza ha patito solo dispiaceri negli ultimi anni, se consideriamo anche quanto accaduto al Monza maschile, fallito e ripartito dai Dilettanti. 
"E' una storia triste su cui in effetti non mi sono mai fermata a riflettere".

- Proprio in questi giorni ho letto di una collaborazione sul campo tra gli staff tecnici di Brescia maschile e femminile, capitanati da Rocco Boscaglia e la sua collega Milena Bertolini. Lei cosa ne pensa? Sarebbe possibile e utile secondo il suo punto di vista ripetere una situazione simile anche qui a Monza?
"Guarda, io vengo dalla Danimarca e là una cosa del tutto normale. Dove ho giocato io (Kolding Boldklub tra il 1974 e il 1980 e B 1909 di Odense tra il 1981 e il 1984, ndr) coesistevano insieme la squadra maschile e femminile, vincendo in contemporanea scudetti. Lo vedo quindi come una cosa positiva, ma qui in Italia vedo molte difficoltà ad essere accettate. E questo frena tutte le possibili collaborazioni. Anche se devo dire che già la collaborazione tra Fiammamonza e Juvenilia è un passo avanti in questo senso. Se mai un giorno ci fosse possibilità di collaborare sul campo anche col Monza noi saremmo pronte e non avremmo problemi. Spesso il calcio maschile vede noi donne solo come una spesa, mentre noi lo vediamo a più ampio raggio".

- Purtroppo in Italia ci si scontra con un problema di tipo culturale, basti pensare al fatto che il calcio femminile non è tutelato da un punto di vista professionistico ma resta solo a livelli dilettantistici anche nelle categorie maggiori.
"In Danimarca ci allenavamo maschi e femmine negli stessi orari in campi contigui. Ci salutavamo, mangiavamo insieme e uscivamo la sera a prendere una birra. E parlo di due squadre militanti in Serie A: te lo immagini possa succedere in Italia? Qui non puoi neanche andare a salutare i calciatori di una squadra di A perché sono chiusi nel loro mondo. Purtroppo c'è ancora una netta divisione e non è facile far crescere il calcio femminile in Italia. E' un problema culturale, come hai detto bene ed è un gran peccato".