Il fascino delle GT richiama il grande pubblico

Tantissime persone hanno assistito ad una gara spettacolare, col risultato incerto fino alla fine.
23.04.2018 20:00 di Cristiano Mandelli  articolo letto 141 volte
Il fascino delle GT richiama il grande pubblico

22.000 persone hanno affollato nel week end l’Autodromo di Monza per il primo appuntamento della stagione agonistica del tracciato brianzolo. L’occasione era quella di vedere le nove case automobilistiche impegnate in quello che da tutti è considerato il vero Campionato del Mondo per vetture GT, un campionato combattutissimo con oltre cinquanta vetture iscritte. Nonostante fosse una gara di durata, sulla distanza delle 3 ore, è stata tiratissima, con cambi di posizione continui e distacchi contenutissimi. Merito di Ferrari, Mercedes, Jaguar e Audi, che si sono alternate in testa alla corsa, che ha avuto il suo epilogo a pochi giri dalla fine con la Audi numero 1 di Vanthoor/Mies/Riberas che ha superato, dopo una buona rimonta, la Mercedes GT3 di Buhk/Parente/Gotz ed è transitata sotto la bandiera a scacchi con poco più di due secondi di vantaggio. Gran lotta anche per il terzo gradino del podio tra Mercedes, Lamborghini e Jaguar, con la GT3 di Stoccarda che è riuscita ad avere la meglio sulla Lamborghini degli italiani Caldarelli – Bortolotti e il tedesco Engelhart, poi la Jaguar di Fontana/zaugg/Grenier.

Molto indietro la prima Ferrari, solo diciottesima con il team Rinaldi, mentre non è emerso il lesmese Bontempelli che a Monza è sceso in pista con l’ex pilota di Formula 1, Giancarlo Fisichella, arrivati solo ventottesimi. Sfortunata la prestazione della 488 GT3 del team SMP Racing, al comando per gran parte della gara ma poi costretta al ritiro nell’ultimo stint, con alla guida l’italiano Rigon.

Buon ottavo posto per il brianzolo David Fumanelli, su Mercedes, giunto ottavo.

Questa la cronaca della gara:

Cinquanta macchine al via della partenza lanciata; 9 marche diverse nelle prime file; grande equilibrio di valori, almeno potenziali, dopo le prove con le 15 prime posizioni racchiuse in meno di mezzo secondo. In prima fila la Ferrari 488 numero 72 della SPM Racing con lo spagnolo Miguel Molina primo dei tre piloti che si avvicenderanno al volante, affiancata dalla Jaguar G3 dell’Emil Frey Racing affidata allo svizzero Alex Fontana, che affrontano con determinazione, ma ordinatamente, la Prima Variante come anche il resto del gruppone che passa indenne il primo insidioso collo di bottiglia. Le macchine procedono compatte e al termine della prima tornata le prime sei posizioni sono occupate da Molina, Fontana, Maro Engel sulla Mercedes AMG della Black Falcon, Patric Niederhauser (Lamborghini Gallardo - Reiter Young Stars), Christopher Mies (Audi R8 - Audi Belgian WRT), Alvaro Parente (Mercedes AMG - Strakka Racing).

Alle prime consuete fasi di bagarre in cui tutti cercano il miglior posto al sole, segue l’assestamento in cui le posizioni si stabilizzano e il gruppo comincia a sgranarsi. Il capofila Molina sembra però cercare l’allungo a colpi di giri veloci che non sono comunque risolutivi. Nella pancia del gruppo le posizioni di media e bassa classifica si alternano, ma senza rivoluzioni o colpi di scena. Al 4° giro primo ritiro per noie meccaniche (BMW – Rowe Racing n. 99). Al 9° giro prima penalità (Bentley – M Sport) per aver messo fuori gioco la Huracan di Michele Beretta. All’11° primo doppiaggio: Molina, e poi gli altri, superano la Nissan Nismo n. 23.

Fin verso la mezz’ora di gara le prime sei posizioni rimangono invariate, mentre al seguito si sono insediati nell’ordine: Raffaele Marciello con una Mercedes (Akka ASP), Steijn Schotthorst (Audi R8 – Attempto Racing), Nicki Thiim (Aston Martin – R Motorsport), Michael Meadows (Mercedes AMG – SMP Racing). Ma poco dopo le polveri cominciano a infiammarsi.  Molina spinge ancora e  mette un paio di secondi  tra lui e Fontana ora sotto attacco, ma senza successo, da parte di Engel sempre terzo. A questo punto la fila si è allungata: tra la prima e la decima posizione ci sono una ventina di secondi.

Nel frattempo, alle spalle dei primi, qualcuno perde un pezzo di carrozzeria sul rettilineo del traguardo. Situazione di pericolo. Bandiere gialle. Regime di Virtual Safety Car e tutti rallentano. Raccolto il piccolo relitto si riparte e ne approfitta Engel che sullo slancio supera Fontana e si insedia al secondo posto. Molina non si preoccupa e continua sempre da solo. Allo scadere di 65 minuti, attorno al 30° giro, possono iniziare gli stop ai box per il cambio pilota, il cambio gomme e il rifornimento terminati i quali, dopo 4-5 giri, le prime posizioni rimangono le stesse: Aleshin che ha rilevato Molina sempre in testa, seguito dalla Mercedes ora affidata a Stolz e dalla Jaguar sulla quale, al posto di Fontana, è passato Zaugg. Al 4° posto l’Audi di Riberas (ex Mies), poi la Mercedes di Buhk (ex Parente), quella ex Marciello ora guidata da Vautier, al settimo posto la new entry Caldarelli con la Huracan, mentre l’Audi di Steijn Schotthorst passa al fratello Peter per l’ottava piazza, chiude il lotto l’Aston Martin di Dennis (ex Thiim). I distacchi sono consistenti : 16 secondi tra il primo e il quinto. Ma verso il 38° giro, colpo di scena: si scopre che il sorpasso di Engel su Fontana dopo il congelamento delle posizioni della Virtual Safety Car era stato irregolare e così la sua macchina, su  cui è passato Stolz, viene penalizzata con un passaggio rallentato dai box e scala alla decima posizione.

Continua intanto sicura la marcia della Ferrari di Aleshin che verso il 50° giro ha più di sei secondi sulla Jaguar di Zaugg tornata seconda, posizione persa al termine di una bandiera gialla a vantaggio della Mercedes di Buhk. La gara si infiamma e a metà, dopo un’ora e mezza, le prime cinque vetture sono racchiuse in poco più di 10 secondi. La Ferrari viene rallentata dai doppiaggi ed è avvicinata pericolosamente dalla Mercedes di Buhk: i due sono divisi da pochi decimi di secondo. Il loro duello è appassionante, curva dopo curva. Non lo sono da meno quelli che si scatenano fra i quattro che seguono: la Jaguar 54 di Zaugg, l’Audi di Riberas, la Lamborghini di Caldarelli e l’Audi di Schotthorst. Si avvicinano le due ore di gara e la Mercedes riesce a superare la Ferrari alla Parabolica, prima che inizino le ultime soste programmate ai box. La Rossa passa a questo punto subito da Aleshin a Rigon, Buhk attende un paio di giri prima di cedere la Mercedes a Maxi Goetz.

Dopo la girandola di cambi pilota, racchiusi in meno di cinque secondi, abbiamo questa situazione: al comando la Mercedes di Goetz seguita dall’Audi di Dries Vanthoor (ex Riberas) e la Lamborghini di Christian Engelhart (ex Caldarelli). La Ferrari di Rigon è solo settima, ha problemi, perde terreno e si ritira al 68° giro. Vanthoor spinge e inanella una serie di giri sempre più veloci. Due confronti a questo punto animano la gara: pochi decimi separano Goetz e Vanthoor, per la prima posizione, medesima situazione per Engelhart e Buurmann (Mercedes Black Falcon) per la terza posizione. Al giro 78 inizia una serie di sorpassi e controsorpassi fra Goetz e Vanthoor, che inducono fra l’altro la direzione gara a prendere provvedimenti nei confronti di entrambi, che porta infine  l’Audi al comando. Non è finita. Calmatasi la lotta per il primo posto, si scatena quella per la terza posizione: al duo Engelhart/Buurmann si unisce la riemergente Jaguar 54 ora affidata a Mikael Grenier. I doppiati rendono il finale ancor più elettrizzante, fino al sorpasso al giro 92 alla Prima Variante: la Mercedes è terza. Alle 18 si chiude così una gara che ha tenuto tutti con il fiato sospeso dalle prime alle ultime battute. Affermazione Audi, seguita da due Mercedes, poi Lamborghini (prestazione notevole considerati i 15 kg di zavorra) e Jaguar.

LE ALTRE GARE DI GIORNATA

Nella Formula Renault Eurocup Gara 2 molto movimentata con doppia safety car: parte bene dalla pole Lorenzo Colombo (JD Motorsport) che riesce a tenersi dietro l’olandese Christian Lundgaar (MP Motorsport), ma dietro di loro un impatto a centro plotone, con tre vetture coinvolte, richiede l’intervento di commissari e carri attrezzi. Dopo cinque minuti si riparte, Colombo mantiene la testa, dietro di lui e Lundgaar, il duello fra il terzo e il quarto - il britannico Max Fewtrell (R-ace GP) e il vincitore di ieri, Yifei Ye del Josef Kaufmann Racing (primo cinese a vincere nella storia della Formula Renault) – si conclude con un contatto che li fa scivolare in fondo al plotone. Sale al terzo posto Max Defourny, belga MP Motorsport già vincitore a Monza in passato. Nuova safety car causata dall’uscita di pista dello statunitense Neil Verhagen e una volta ripartiti sorpasso di Lundgaar ai danni di Colombo al Curvone. Il pilota italiano cerca nei giri conclusivi di riconquistare la testa ma inutilmente: vince Lundgaar alla media di 170.2 km/h. Dietro Colombo, Defourny, che resiste agli attacchi dello statunitense Logan Sargeant (R-ace GP). Grande Rimonta di Yifei Ye che risale dal 18° al 7° posto.

In Gara 2 del Lamborghini Super Trofeo pronto riscatto dell’equipaggio Imperiale Racing formato da Vito Postiglione e dal polacco Karol Basz che dimenticano così lo sfortunato sabato che li ha visti cedere la vittoria a pochi chilometri dalla linea del traguardo. Oggi con una scaltra strategia, che li ha portati ad anticipare tutto il plotone nel cambio pilota all’apertura della corsia box dopo una safety car a circa venti minuti dalla conclusione, si sono affermati con un netto vantaggio alla media di 172.7 km/h. Come ieri, secondo l’equipaggio composto dal britannico James Pull e dal tedesco Kelvin Snoeks  per Bonaldi Motorsport, mentre il terzo gradino del podio è andato ai vincitori di Gara 1, Giacomo Altoè e l’olandese Job Van Uitert (Antonelli Motorsport). Al quarto posto l’altro duo della Antonelli Motorsport, composto da Loris Spinelli e dal colombiano JC Perez, autore di una strepitosa rimonta essendo partiti dalla sedicesima fila.

Alla media di 186.5 km/h Mario Cordoni (Ferrari 488 AF Corse), dopo la Gara di Qualificazione di sabato, si è imposto anche oggi nella Main Race del Blancpain GT Sports Club. Ha preceduto il saudita Karim Ojjeh (BMW M6 Boutsen Ginion) e il tedesco Coach McKansy (Lamborghini Huracan Hp Racing).