Amarcord biancorossi - Fulvio Saini: "Vi spiego il mio calcio. E di Pessina e Bollini vi dico..."

24.12.2014 01:00 di Giulio Artesani Twitter:   articolo letto 2967 volte
© foto di Jacopo Duranti/TuttoLegaPro.com
Amarcord biancorossi - Fulvio Saini: "Vi spiego il mio calcio. E di Pessina e Bollini vi dico..."

Incontriamo Fulvio Saini alcune settimane fa in una pausa-caffè. Quasi superfluo farne una presentazione: nato a Biassono nel ‘62, beniamino del pubblico monzese ed esempio di fedeltà con le sue 552 presenze in campionato, professionista serio, umile quanto talentuoso. La sua classe avrebbe meritato altri palcoscenici, ma per amore del Monza è rimasto in biancorosso per quasi un ventennio e, dopo un intervallo a Sesto, è tornato per allenare le giovanili biancorosse, cosa che sta facendo da una decina di anni. 
Cosa fai oggi, oltre ad allenare i giovanissimi nazionali del Monza?
“L’assicuratore”
Si dice che fra i ragazzi del 1999/2000, quindi alcuni allenati da te, ci siano elementi molto  interessanti. Ma a quell’età si intravede già davvero qualcosa?
“Si vede chi ha del talento particolare, ma il talento da solo non basta. Va coltivato e poi ciò che è molto importante è la capacità del giocatore di migliorare sempre. E a quell’età lì ci sono anche ragazzi che hanno già dato il meglio di sé e non migliorando più non riescono ad emergere. La differenza c’è anche a livello biologico, quindi qualcuno ha già dei vantaggi e viceversa qualcuno più in difficoltà si sviluppa col tempo con margini di crescita più elevati”
Tanto per non fare nomi, si dice un gran bene di Pessina e di BollinFrigerio, entrambi li hai avuti nelle tue squadre. Che tipi di giocatori sono?
“Pessina si allena già da due anni con la prima squadra, dove sinora non ha avuto possibilità di mettersi in mostra. E’ un centrocampista con grande personalità e buonissima visione di gioco. E’ portato agli inserimenti e anche di testa è uno che sa far male. Bollini è un brevilineo, molto rapido, tecnicamente molto forte, può fare l’esterno e anche la mezzapunta, bravissimo nell’uno contro uno, grande tecnica e grande esplosività. Ha giocato una mezzoretta nella partita di coppa con l’Albinoleffe dove ha fatto molto bene, ma va detto che era una partita un po’ soporifera che lui ha comunque saputo ravvivare. Per entrambi i ragazzi i mezzi ci sono, occorre il coraggio di buttarli dentro...”
A proposito di prima squadra, cosa ne pensi del campionato che sta disputando?
 “In questo momento particolare bisogna tenere alte le motivazioni; è una formazione molto buona e può lottare per i playoff. Ma bisogna vedere quanto incideranno le vicende societarie”
Appunto, che idea ti sei fatto?
“Su quello che è stato credo sia inutile stare a pensarci su. Su quello che sarà mi auguro che si possa uscire da questa situazione"
Torniamo a te. Il momento più bello della tua carriera da giocatore?
“Sicuramente due momenti particolari: il primo anno in cui c’era Frosio quando abbiamo vinto campionato e coppa con una squadra di ragazzi, alcuni dei quali hanno poi avuto un grande futuro e poi i due anni con Boldini, specialmente il primo, con giocatori non di elevata qualità ma con un rendimento strepitoso, abbiamo perso i playoff a Fiorenzuola, si può dire per caso, ma nel calcio anche questo fattore ha una grande incidenza”
Te lo ricordi il tuo esordio in prima squadra?
“Sì, Monza-Pescara 0-0, febbraio 1981. Una partita noiosissima”
E il tuo primo gol?
“Ma... ho fatto qualche gol...?”
Ne hai fatti 13…
“Ah si, MonzaPiacenza 2-0, dopo due minuti con un tiro di sinistro da fuori area”
Cosa è cambiato sostanzialmente dai tuoi tempi ad oggi nei settori giovanili?
“Secondo me nel settore giovanile una volta c’erano più istruttori e meno allenatori, adesso è esattamente il contrario. E non è una cosa positiva: se in Italia oggi facciamo fatica a crescere talenti una causa è anche questa. Un po’ anche perché i ragazzi non hanno più la voglia ed il desiderio si stare in campo che avevamo noi. A livello di prima squadra il cambiamento sta nella velocità del gioco, che è molto cresciuta tanto da rendere tutto più difficile, perché quando devi fare tutto in tempi ristretti devi avere grandissime qualità tecniche. Qualcuno afferma che si gioca peggio di una volta, ma la velocità del calcio di oggi rende tutto molto più complicato”
 Col tuo patentino attuale sin dove puoi allenare?
“Posso allenare fino alla lega pro”
E l tuo credo calcistico, qual è?
“A me piace avere la palla, quindi quello che cerco di insegnare ai ragazzi è che quando abbiamo la palla dobbiamo essere capaci di gestirla nel migliore dei modi. E quando non ce l’abbiamo dobbiamo cercare di recuperarla prima possibile. Poi il modulo di gioco dipende dalle caratteristiche dei giocatori che hai”
Chi è l’allenatore che più ti piace tra quelli in attività e quello che metti al top in assoluto?
“L’atteggiamento delle Juventus di Conte era straordinario per la mentalità vincente. Poi Guardiola secondo me è un super allenatore. Restando in Italia mi piace molto come è organizzato l’Empoli, che è una squadra che gioca molto molto bene: non so come sta lavorando Sarri, l’allenatore io lo valuto se riesco ad andarlo a vedere in settimana, ma l’Empoli per come gioca mi piace tantissimo”
Concludiamo con un pronostico, chi vince lo scudetto in Italia, e chi la Champions?
“Lo scudetto credo che rimarrà dov’è adesso. In champions bisognerà capire chi starà meglio in primavera tra Real Madrid, Bayern… e aggiungerei anche Chelsea”.

Giulio Artesani