Dal dilettantismo alla Premier League (passando per l'esempio Monza): quando uno sponsor può fare la differenza

 di Redazione MonzaNews Twitter:   articolo letto 423 volte
© foto di Flavio Mazzoleni
Dal dilettantismo alla Premier League (passando per l'esempio Monza): quando uno sponsor può fare la differenza

Nel calcio dilettantistico italiano è sempre più difficile trovare uno sponsor che affianchi il proprio nome a quello della squadra. La visibilità è ridotta, i numeri non offrono grandi introiti e chi decide comunque di provare a puntare su questo connubio lo fa spesso animato più da una passione personale che dal guadagno che ne potrebbe derivare. Da ciò discende spesso anche la moria di società, che ogni anno devono abbandonare in modo desolante il quadro calcistico italiano, sopraffatte da situazioni economiche sempre più ingestibili. Salendo di categoria, invece, possiamo rammentare anche esempi particolari, come quello del Monza targato Armstrong Emery (anche se ci accorgiamo che non sono ricordi particolarmente felici a queste latitudini), quando l’oramai ex presidente biancorosso decise di dedicare lo spazio dello sponsor alla campagna “No racism”, per portare avanti un messaggio forte  e sempre di attualità nel mondo del calcio. Fino ad arrivare alla Serie A, dove inevitabilmente ci troviamo di fronte a scenari molto più complessi, con la certezza che lo sponsor avrà il ritorno di immagine auspicato, visti i grandi nomi che circolano. Se, invece, spostiamo il nostro orizzonte fuori dalla nostra nazione ci accorgiamo che esistono anche altre tipologie di realtà: in Inghilterra, ad esempio, gli sponsor si dedicano spesso anche alle squadre meno blasonate, arrivando a dare contributi importanti e aiutando a far crescere anche le piazze più piccole. Esempio virtuoso è legato al gruppo Mansion, proprietario di casino.com, che sponsorizza due squadre della Premier League (l’omologo della nostra Serie A): il Crystal Palace, società con sede a Londra e stadio da poco più di 25000 posti e il Bournemouth, che prende il nome dall’omonima cittadina e possiede un impianto di poco più piccolo, con una capienza di circa 11000 spettatori. Numeri che in fondo si avvicinano a quelli del nostro Brianteo (che è omologato per meno di 10000 presenze, ma che in teoria potrebbe contenerne più di 18000), ma che non hanno mai permesso – nel recente passato – alla società biancorossa di legarsi a nomi particolarmente altisonanti. Ma nel futuro prossimo c’è la Lega Pro e le novità sono ancora tutte da scrivere...

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