L'analisi - Serve ancora un bolide del cecchino Anastasio per piegare l'aggressività fanese

25.02.2019 08:00 di Sandro Coppola Twitter:    Vedi letture
L'analisi - Serve ancora un bolide del cecchino Anastasio per piegare l'aggressività fanese

Tre punti pesantissimi per il Monza che ha regolato di misura il Fano a domicilio. È stato un match, come recita il risultato, che ha nascosto diverse insidie coi biancorossi sbriganti la pratica grazie al pregevole gesto tecnico dello scuola Napoli Armando Anastasio. Sono 32 i punti in 20 gare nell'era Brocchi con una sola sconfitta nelle ultime quattordici partite; inoltre i biancorossi hanno collezionato sette vittorie su sette nel 2019 nel fortino del "Brianteo", tra Campionato e Coppa.

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Come dicevamo è stato un matchup molto complicato, Monza con un 4-3-3 e Fano di Epifani che ha risposto con un 3-4-1-2 molto compatto e aggressivo. Il 1912 ha faticato abbastanza in fase costruttiva, nella fluidità e nel pensiero sulla creazione di linee di passaggio; il ritmo non è stato così feroce ed è stato commesso qualche errore in appoggio col Fano, molto denso nelle zolle centrali, pronto a pressare subito alto con gli avanti Scardina e Ferrante e abile ad aggredire sul giro palla difensivo, non dando respiro al trio di mediana su cui veniva a dar manforte anche Filippini che in possesso poi gravitava sulla trequarti. Le occasioni sono scemate, i Bagaj ci han provato (invano) maggiormente con delle soluzioni da fuori mentre i granata marchigiani si sono affacciati solamente con Scardina di testa. La fase difensiva ha retto bene un avversario ben messo tatticamente ma fragilissimo e asfittico nel creare chance da gol (peggior attacco del girone e sole tre reti nelle ultime sette); è mancato un pò di temperamento e lucidità nei contrasti e sulle seconde palle.

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Inizio secondo tempo simile al canovaccio dei primi 45', i padroni di casa hanno acquisito però sempre di più le redini collezionando corner ma di fatto senza sfondare. Lo spirito, l'atteggiamento mentale è comunque man mano cresciuto e verso metà Brocchi ha mutato l'eleven negli uomini, inserendo Ceccarelli, Lora e Reginaldo per Chiricò, Palazzi e Brighenti. Neanche un giro d'orologio che l'MvP Anastasio ha trafitto dai 30 metri Voltolini con un mancino potente con effetto ad uscire sul primo palo. Una vera e propria manna dal cielo, a cui non è nuovo l'ex terzino del Parma, che ha rotto gli equilibri di una partita la quale difficilmente si sarebbe sbloccata. Negli ultimi venti minuti brianzoli efficaci a gestire il vantaggio concedendo sì un pò di campo alle Aquile marchigiane (nella mischia anche l'ex massima serie Andrea Lazzari) che però ci han provato solo con Ferrante; D'Errico e compagni si sono invece avvicinati di più al raddoppio col palo del sempre positivo Ceccarelli e una conclusione di Marchi.

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Posta piena sofferta ma che non grida allo scandalo, un pari sarebbe stato forse equo ma il 1912 non ha comunque rubato nulla. La prestazione non è stata esteticamente molto gradevole, si è badato al sodo e con un episodio si è avuto la meglio su un avversario coriaceo. La fase offensiva ha difettato per buoni 60 minuti con un miglioramento nell'ultima mezzora, è mancata precisione e talvolta fantasia di idee. In non possesso non si è sofferto particolarmente se non in qualche uscita difensiva, con la mediana a tratti un pò distante nell'accorciare verso il pacchetto di difesa, e per qualche disimpegno sbilenco dell'estremo difensore di casa. L'ha risolta ancora una volta il singolo, nel calcio spesso l'individualità e la giocata può e deve (visto il materiale tecnico notevole da gennaio a disposizione) fare la differenza in giornate difficoltose. È naturale che nel prosieguo bisogna tornare a giocare meglio (vedi col Vicenza) per arrivare il più in alto possibile; la squadra ha tutte le carte in regola per farlo, con l'aiuto di maggior tempo per preparare al meglio le sfide in settimana. Ad eccezione di questa, in cui si dovrà battere l'Imolese per accedere in semifinale di Coppa Italia, altro obiettivo importante. Bisogna crederci sempre, come cantava sabato (e da sempre) la Curva Sud oltre il novantesimo.

Sandro Coppola