Passo e chiudo - La leggenda Alfredo Magni: 'Spero che Berlusconi e Galliani riescano a portare il Monza in A. Se mi chiamassero...'

28.11.2018 08:00 di Gabriele Passoni  articolo letto 1755 volte
Passo e chiudo - La leggenda Alfredo Magni: 'Spero che Berlusconi e Galliani riescano a portare il Monza in A. Se mi chiamassero...'

Missaglia - Intervista al mito. Siamo andati a trovare Alfredo Magni, leggendario mister del Monza e con una delle icone del mondo biancorosso abbiamo parlato del passato presente e futuro della società brianzola.

Magni, lei come vive questa nuova era Berlusconiana?

"La vivo bene sperando che quello che non siamo riusciti noi in passato, riesca a loro ora, anche se è molto difficile in qualunque categoria tu giochi. Loro porteranno la loro esperienza non solo a livello nazionale, ma mondiale e interverranno sul mercato, perche' per poter ambire a traguardi ambiziosi ci vuole qualche attore diverso".

Con Galliani lei ha lavorato, lo ha trovato cambiato da quando era un giovane dirigente al Monza?

"Non ho ancora avuto occasione di parlarci bene, lo ho sentito per telefono. Ma già ai tempi era una persona molto competente con una grande cultura e conoscenza del mondo del calcio che lo ha portato ai vertici mondiali con il Milan. Secondo me porterà solo del bene al Monza, non lo vedo cambiato, e soprattutto e' un tifoso, non puo' che essere una cosa positiva per tutto l'ambiente. La dimostrazione e' che da quando al Milan gli sono venuti a meno potere e responsabilita', il Milan non e' piu' stato competitivo; i risultati che ha portato lui sono sotto gli occhi di tutti".

Non potrebbe tornare utile la sua esperienza e il suo personaggio leggendario e amatissimo dai monzesi?

"Certamente, se avessero bisogno per dare una mano al Calcio Monza accetterei subito e non per altre squadre di altre citta', perche' a Monza trovo una famiglia dove mi sento bene come a casa".

Lei ha giocato sia a Monza che a Como, da dove nasce questa rivalita' storica?

"Nasce dal campanilismo sportivo fra le due squadre ed era molto acceso soprattutto in passato. Entrambe a livello storico culturale sono due citta' importantissime, Monza in piu' ha avuto la regina Teodolinda e l'autodromo, ma rispetto a Como non e' mai purtroppo stata in serie A e questo e' un grosso dispiacere"

Quanto le rode aver solo sfiorato la Serie A col Monza?

"E' una cosa che non passera' mai, sono stati quattro anni intensi, e' come stare a Roma per lo stesso periodo e non vedere il Papa. Abbiamo piu' volte rischiato di salire e ogni volta dopo non esserci riusciti c'era la forza di ricominciare. In quel periodo, pur mancando la promozione, abbiamo mandato in serie A tanti giocatori, sono stati periodi per me indimenticabili che ho condiviso con tutte le persone che erano presenti in societa' fra cui Adriano Galliani. Sarei stato l'uomo della Serie A, l'uomo della Brianza. Sono stato in undici citta' ad allenare ma la prima cosa che chiedevo alla fine di un incontro era il risultato del Monza. E' come una telenovela il primo amore non si scorda mai. Anche altri allenatori hanno fatto bene a Monza, come Frosio e Radice, ma i nostri quattro anni sono stati irripetibili, arrivavamo sempre in corsa fino all'ultima giornata."

Come fa ad essere ancora cosi' in forma, ha un segreto particolare?

"Ho sempre fatto una vita abbastanza buona, sono stato anche fortunato, anche a me fanno male le ginocchia quando faccio le scale, ma secondo me la mia forza e' sentirmi ancora come quando avevo 40 anni, come idee e come valutazioni calcistiche mi sento ancora giovane e pronto per un eventuale chiamata"

Il calcio di ieri e quello di oggi: mi dica le differenze come giorno e tipo di allenamento, quale preferisce?

"Quello di ieri. Adesso e' un gioco troppo tattico e vengono a meno la fantasia e la liberta' di sviluppare gioco. Bisogna tornare a giocare a uomo, soprattutto nella palla inattiva."

Come vede il futuro del calcio Italiano?

"Attualmente di problemi ne hanno, se non si fanno cambiamenti soprattutto nel settore giovanile, ci vorrà molto tempo prima di rivedere qualcosa di buono. La speranza e' che rinascano dei talenti come Totti, Del Piero e Baggio, cosa di cui in questo momento l'Italia ha un enorme bisogno."

Gabriele Passoni