Passo e chiudo - Matteo Barattieri: 'Berlusconi e Galliani al Monza una notizia positiva anche per il nostro Parco'

02.11.2018 13:00 di Gabriele Passoni  articolo letto 1813 volte
Barattieri
Barattieri

Monza. Siamo andati ad intervistare Matteo Barattieri, socio fondatore del Comitato per il Parco di Monza e grande sportivo, per parlare di quanto natura e sport siano imprescindibili l'uno dall'altro.

Lei da sempre pratica sport, quali l'appassionavano piu' da giovane e quali continua a praticare oggi assiduamente?

"La dimensione sportiva è per me centrale nel quotidiano. Tanto che, quando incontro una persona per la prima volta, cerco di capire se è uno sportivo attivo e in quale/i disciplina/e. Il più delle volte, ci azzecco. Sono da sempre un praticante. E per me domina il calcio, cui mi dedico da sempre. Tuttora, la partita del sabato pomeriggio, disputata con un gruppo di assidui pallonari, è momento focale della settimana. Con qualsiasi condizione atmosferica. Ricordo, per farmi capire, la nevicata dell’inverno 1984-’85: eravamo in 24 (12 contro 12) a giocare con un manto di neve di oltre un metro di spessore. In questo senso, mi fa piacere parlare di calcio giocato come di vera e propria religione. Ho praticato altre discipline, come lo sci di fondo; purtroppo, non nevica più dalle nostre parti.Scenario per le sciate era per me il Parco di Monza  e ho dovuto lasciar perdere. L’escursionismo mi coinvolge a sua volta; ma in questo caso, si tratta di una dimensione anche professionale, operando nel campo della didattica e divulgazione: l’estate, in particolare, è per me dedicata a campi estivi per minori in aree verdi. La bicicletta è protagonista per tutto l’anno: uso la bici come tanti utilizzano la macchina, ovvero per gli spostamenti di ogni giorno. Risultato: migliaia di chilometri all’anno."

Cosa hanno in comune sport e natura?

"Le affinità non mancano. Il mio sguardo è in questo caso molto personale. Il contatto con la natura è per me solo in parte contemplativo e ricreativo. L’impostazione del naturalista è connotato imprescindibile. Nello sport, ci si misura con un avversario. Negli spazi verdi, la sfida è volta a capire, conoscere, interpretare, cercare, cogliere. E devi rispettare delle regole, imposte in primo luogo dal rispetto per quello che è l’oggetto delle tue analisi e osservazioni sul campo. La sfida è in questo caso soprattutto con te stesso. Sì, in effetti, l’avvicinamento a fauna e flora non è dissimile dallo spirito che accompagna una partita a pallone. Non è un caso che in paesi come il Regno Unito o gli USA, un’attività come il birdwatching assume connotazioni di disciplina sportiva vera e propria."

Perchè i giovani d’oggi preferiscono stare chiusi in casa, invece di correre e sfogarsi all’aria aperta?

"Tanti elementi. Il calo delle nascite rende più lontani tra loro i giovani. La dimensione centrale del cortile ha ormai perso terreno, e per sempre. La progressiva diminuzione degli spazi verdi è altro fattore decisivo, abbinato ad agende, già in tenera età, dense. Dall’altro lato, però, ci sono molti giovani che praticano sport in modo agonistico. Si assiste ad una sorta di scollamento tra il praticante attivo, ben inquadrato in società sportive e ben rappresentato a livello numerico, e il puro dilettante spontaneo e libero. Questa ultima figura è quasi sparita. La partita a pallone del pomeriggio con gli amici è merce ormai rara."

Lei è tra le persone che piu’ cercano, organizzando eventi di far conoscere Monza ai monzesi, perchè’ questo snobbare la città in cui si vive?

"Va premesso che nella vita mi occupo, a livello professionale, di divulgazione e didattica: ritengo quindi di essere in grado di mettere gioco, se non competenze, almeno una esperienza maturata negli anni. Le uscite che organizzo sono però, in realtà, su base puramente volontaria. Dar vita ad occasioni per far conoscere il nostro territorio ai Monzesi (e non solo) risponde per me ad una serie di obiettivi. Queste attività sono svolte nell’ambito del Comitato per il Parco di Monza – associazione di cui sono socio fondatore e storico volontario,Si tratta quindi di un modo per far conoscere la nostra organizzazione. Gli appuntamenti si pongono anche come piccoli momenti per animare lo scenario cittadino e creare opportunità di scambio e di incontro. Non di rado, nascono interessanti discussioni e alcuni partecipanti – come spero sempre avvenga – forniscono a loro volta contributi preziosi. Non credo che la gente snobbi così tanto il proprio territorio. Ritengo invece che sia vivo il desiderio di conoscere di più il proprio circostante. Lo dimostra il notevole afflusso che caratterizza iniziative quali “Ville Aperte” o altri eventi simili. La voglia si saperne di più sul proprio territorio si scontra spesso con la carenza di strumenti a disposizione: non tutti han competenze nei vari ambiti del sapere o, magari, tempo per approfondire. Ecco: alcune delle uscite sono per me anche un pretesto per documentarmi."

Nel mondo Monza èconosciuta per l’Autodromo, che a livello di parco crea enormi problemi alla flora e alla fauna, come si possono far convivere per non far perdere a Monza un polmone verde e anche un'unica importante fonte di introiti?

"Come dimostrato più volte negli anni, il gran premio – e, più in generale, l’autodromo – non è per niente fonte di reddito per il territorio. Le ricadute economiche sono poca cosa, soprattutto se consideriamo il sempre più pesante esborso di fondi pubblici per avere la corsa di F1. Solo quest’anno, sono stati spesi circa 16 milioni di euro – 5 dei quali direttamente messi a disposizione dalla Regione –. La gara non riesce nemmeno ad auto sostenersi: il bilancio dell’edizione 2018 parla di uscite pari a 24 milioni a fronte di entrate pari a 16 milioni. L’autodromo compromette in maniera pesante il disegno originario del nostro Parco storico. Insieme al golf, costituisce uno dei elementi principali che frenano una piena riqualificazione e una vera rinascita del complesso monumentale Parco – Villa Reale.

I nostri amministratori pubblici puntano da sempre sul circuito, una scelta inopportuna e senza futuro. Se domani il mondo della F1 decide di cancellare il gran premio monzese, cosa facciamo? È ora che la politica si interroghi seriamente su questi temi e decida di puntare sul nostro vero tesoro: l’insieme Parco – Villa Reale."

In passato era tifoso e seguiva il Milan, perchè ha smesso?

"In uno dei miei libri preferiti, Febbre a 90°, l’autore (Nick Hornby) spiega che essere un tifoso di calcio è un vero e proprio lavoro: un impegno costante e continuo, che assorbe tempo, energie e pensieri ogni giorno della settimana. Molti anni fa, ho deciso che era meglio rivolgere il proprio interesse ad altre cose. Sono rimasto invece appassionato e assiduo praticante dell’amato gioco del pallone. E, del calcio, mi interessano molto gli aspetti storici, sociali e antropologici."

Da dove è nata la sua passione per la natura e la storia di Monza?

L’interesse per il mondo della natura nasce per me sin dalla più tenera età. Non avendo avuto esempi da seguire (parenti o altro), credo si tratti di una predisposizione genetica. La passione per la storia della nostra città è tutt’uno con il mio affetto per Monza e per la Brianza, e, più in generale, per la nostra Lombardia. In questo, mi sento molto affine al grande Gianni Brera, per me da sempre modello di riferimento per lo stile unico che permea i suoi testi.

In Comune sono anni che non c’e’ piu’ una continuita’ di giunte, con quale e’ riuscito a lavorare meglio o per lei non cambia nulla, non e’ il colore politico ma sono le persone a fare la differenza?

"Distinguiamo i piani. A livello professionale, ho avuto delle collaborazioni con il Comune di Monza nel passato. Ma i miei referenti van pescati negli uffici, tra impiegati e referenti di settore: nessuna particolare differenza col cambiare del colore delle giunte. Sul fronte dei rapporti con i governi cittadini, devo dire che, partecipando alla vita pubblica, mi sono generalmente trovato ad avversare politiche che non ritenevo facessero l’interesse della comunità e del territorio. Come tanti, parlando più in generale, ritengo più importanti le persone: a fare la differenza sono loro e non la sigla partitica di riferimento."

Cosa vuol dire alle nuove generazioni, alla futura classe dirigente, perchè faccia bene dove quelle passate hanno fallito?

"Discorso molto complesso. Da paladino delle battaglie ambientaliste da, ahi noi, lustri, devo dire che la questione ambientale è sempre meno presente nel sentire comune – a dispetto di un sempre più vivo interesse per attività quali l’escursionismo o per altre modalità di rapportarsi con le aree verdi – ed è poco rappresentata nelle agende della pubblica amministrazione. Negli anni ’80 e nella prima metà degli anni ’90, in realtà, si era avuto un bel momento per l’ambientalismo: basta ripercorrere la situazione dei tesserati delle principali organizzazioni del settore. Il WWF Italia, giusto un esempio, aveva circa 300 mila soci: solo la nostra sezione Valle del Lambro contava oltre 4000 iscritti. Cosa è successo? Tanti fattori. Una sorta di saturazione dell’opinione pubblica: le questioni ecologiche perdevano via via il loro sapore di novità. La reazione dei soggetti, parte della politica e tanti potentati economici, che hanno nelle istanze ambientaliste dei nemici: si sono organizzati in modo molto solido. Si sono avuti provvedimenti e leggi che ci hanno addirittura portato indietro. Lo stesso mondo ambientalista ha perso freschezza – va detto –: le ONG del settore si trasformavano via via in strutture con uffici e dipendenti. Tutto questo ha un costo: se molte energie e risorse finanziarie vanno nel mantenimento dell’apparato, ciò finisce con l’avere ripercussioni non da poco sulle tue campagne. E si assistette ad un progressivo, e sgradito, scollamento tra corpi centrali e distaccamenti sul territorio. Ripartire non è facile. Se vogliamo farlo, dobbiamo per forza considerare un’impostazione che mette al centro il cittadino e i comitati locali: politica dal basso verso l’alto. Le organizzazioni locali citate sono la vera spina dorsale dell’ambientalismo attuale. Un parallelo con la politica è scontato: la maggior parte dei partiti attuali – divenuti appunto macchine elefantiache, fonte di lavoro per tanti, e vere e proprie aziende – fatica a cogliere queste trasformazioni, ed è sempre più lontana dal sentire comune e dai desiderata del cittadino."

Cosa ne pensa dell'acquisto del Monza Calcio da parte di Berlusconi e Galliani, pensieri positivi e negativi?

Da tifoso del Parco di Monza, vedo positivamente questo acquisto. Motivo? Credo che la nuova e danarosa dirigenza metterà mano al Brianteo, facendolo diventare impianto polifunzionale. Quindi: anche sede per concerti. In questo modo, concerti e altri eventi di questo tipo non avranno, spero, più bisogno del Parco di Monza.

Gabriele Passoni