#Pennebiancorosse - Enzo Mauri: "Nicola Colombo? Per me l’uomo giusto al posto giusto"

 di Giulio Artesani Twitter:   articolo letto 972 volte
#Pennebiancorosse - Enzo Mauri: "Nicola Colombo? Per me l’uomo giusto al posto giusto"

La tredicesima puntata della rubrica dedicata a giornalisti, pubbliciti e fotoreporter che hanno seguito in un passato più o meno recente le vicende del Monza è dedicata ad uno dei veterani fra i giornalisti che seguono le vicende biancorosse: dopo le interviste con Corbetta, Guazzoni, Santoro, Garbo, Dalla Palma, Ciofi, Besana, Ambrogio Caprotti, Dario Crippa, Delbue, Rossi e Concari ecco Enzo Mauri. Il suo curriculum la dice tutta sulla sua esperienza gionalistica, che spazia dal calcio a molti altri sport: ne facciamo un riassunto. Iscritto all’albo giornalisti dal 1976, ha lavorato all’ IBM per 33 anni, 20 dei quali all’ufficio stampa della multinazionale con sede a Segrate, per la quale ha seguito  i più importanti eventi nazionali: 3 Giri ciclistici d’Italia (1993-1994-1995) dalla partenza all’arrivo, con auto al seguito, una mezza dozzina di Internazionali di tennis al Foro Italico di Roma, altrettanti Muratti Time Indoor, sempre per l’ATP di tennis, a Milano, i Campionati mondiali di ciclismo in Sicilia nel 1994, i Campionati mondiali di equitazione a Roma nel 1998, la Coppa del Mondo di sci alpino a Sestriere, con Alberto Tomba degli anni 90,  il 60° Open d’Italia di Golf a Gardagolf nel 2003, alcune partite di calcio di Champions League a San Siro negli anni 2000,  le Universiadi a Catania , Palermo, Messina e Trapani nell’agosto del 1997, una mezza dozzina di MotorShow  e Futur Show a Bologna, una ventina di Smau in Fiera a Milano, la più importante manifestazione fieristica di Informatica in Italia ed altre fiere, convegni e meeting  di vario genere, compresi quelli di Confindustria. Dal  1992 al 2011 ha organizzato per i top clienti il Trofeo IBM di Golf, una delle più importanti manifestazioni golfistiche nazionali a livello amatoriale, con tappe nei più prestigiosi circoli, dal Pevero in Sardegna all’Acquasanta a Roma, da Le Modonie in Sicilia all’Ugolino a Firenze, con Finali ai Caraibi, alle quali hanno partecipato spesso anche gli ex calciatori, ora validi golfisti, Daniele Massaro, Mauro Tassotti, Stefano Nava, Marco van Basten e Ronaldo. Ha lavorato a stretto contatto con colleghi del calibro di Adriano De Zan, del figlio Davide, Cesare Cadeo, Raimondo Vianello, conduttore, per un anno, del ‘Processo alla tappa’, Giacomo Crosa e con il povero Alberto D’Aguanno.  Ma il suo curriculun non si ferma qui: per 30 anni è stato corrispondente a Monza per Tuttosport ed ha avuto come direttori anche Gianpaolo Ormezzano da Torino e Gino Bacci da Milano.
Enzo, raccontaci com’è iniziata la tua carriera giornalistica.    
Nel settembre 1972, con un’intervista all’artista comico Carlo Dapporto, presente, come spettatore, al Sada per un incontro di Coppa Italia in notturna, per il settimanale monzese Regione Express (Monza-Bari 3-2 gol di Pepe e doppietta di Ballabio, n.d.r.)
Quasi impossibile elencare tutte le tue collaborazioni…
Nel 1976 sono passato al settimanale Il Monzese, diretto da Antonio Risolo, corrispondente da Monza de La Notte. Nel 1978 sono stato chiamato al settimanale L’Eco di Monza e della Brianza. Poi ho lavorato al Corriere di Monza,  avendo come compagni di redazione, fra gli altri, Alberto D’Aguanno  Carlo Gaeta ed il professor Pier Franco Bertazzini. Negli anni ’80  ho collaborato per i mensili Autorama e Il Ristorante, facendo recensioni sui principali ristoranti in Italia. Da un paio d’anni collaboro col sito  WWW.BRIANZAPIU.IT del consorzio turistico delle Brianze diretto da Carlo Gaeta, già addetto stampa del Monza. 
Qualche scoop realizzato nella tua carriera?

Uno su tutti: nell’autunno del 1973: l’ingresso ufficiale di Vittorio Brambilla in F.1, con la March, nel 1974, notizia data in anteprima a Tuttosport, avendo incontrato il pilota monzese all’ingresso della sua autofficina di via Della Birona, di ritorno da Sovico, dove i fratelli Ciceri della Beta Utensili, gli avevano annunciato, pochi minuti prima, la firma dell’accordo di sponsorizzazione con la scuderia inglese, mentre lui regalava loro la corona d’alloro conquistata il giorno antecedente  ad Albi, in Francia, nell’ultima prova del campionato europeo di F.2, precedendo sul traguardo Jean Pierre Jarier.     
E’ faticoso fare il giornalista?
Poter fare il corrispondente ed il collaboratore, più come hobby che come professione, ritengo, al di là degli irrisori guadagni, sia un privilegio. Pur dedicando parecchio tempo libero a questa attività,  debbo dire di essermi divertito molto, mettendoci sempre tanta passione. Come addetto stampa e delle Comunicazioni di IBM, ho, poi, avuto modo di conoscere posti e persone interessanti, trascorrere molti momenti gratificanti, in piacevole compagnia e seguire tutti i principali eventi in Italia, cosa non da poco per un appassionato di sport e di cultura (ho avuto modo di occuparmi, spesso, anche di arte, facendo recensioni a diversi pittori e mostre d’arte), come me. Quando ci metti passione e professionalità, anche i viaggi, le attese, i contrattempi ed i servizi meno entusiasmanti finiscono per non pesarti.
C’è qualcuno a cui ti sei ispirato?
Come maestro ho avuto, alla mia prima collaborazione a Regione Express, Giancarlo Pozzi, un giornalista estroso, ‘penna felice’, con lo stile di Gianni Brera, capace di costruire un articolo di grande interesse anche da un evento di poco conto, che mi ha insegnato come scrivere per attirare l’attenzione dei lettori e come impostare un giornale, in tutte le sue fasi. Poi in IBM come capo, all’Ufficio Stampa, ho avuto Glauco Maggi, ora vice direttore de La Stampa di Torino, che mi ha dato parecchi consigli utili su come muovermi nel mondo del giornalismo.
E l’amore col Monza com’è sbocciato?
Ho iniziato a seguire il Monza nel 1957, all’età di 7 anni, accompagnato al Sada da mio padre, anche se, per la verità, ricordo che allora ero più attratto dai treni che entravano in stazione, che dai giocatori in campo. Li osservavo fermarsi sui binari, dagli ultimi gradoni in alto della tribunetta in legno, a fianco della tribuna principale, in porossimità del tunnel degli spogliatoi. A parte il Monza, la mia squadra del cuore è sempre stata il Milan, che ho incominciato a seguire da vicino nel 1960,  con l’arrivo a Milano di Gianni Rivera.  
La prima partita vista al Sada, te la ricordi?
No. Ricordo, però, con immenso piacere, tra le tante partite viste in seguito, un Monza-Mantova 3-0, al Sada, nella stagione 1965-1966, con Dino Zoff, schierato tra i pali della porta della squadra di Giancarlo Cadè, appena retrocessa dalla Serie A e tornata subito, a fine campionato, con il terzo posto in classifica. In quell’occasione, contro una formazione di vertice, con in porta niente meno che Zoff, che, poi, diventò il leggendario portiere della Nazionale, i biancorossi offrirono una prestazione eccezionale, segnando incredibilmente  tre reti e non subendone alcuna (gol di Sacchella, Vigni e Beresellini, n.d.r.). Poi ricordo, con altrettanto piacere, la prima partita, nella stagione 1988-’89, allo stadio Brianteo,  inaugurato di tutta fretta, grazie all’opera del factotum Enzo Redaelli, abile a farsi dare  tutte le autorizzazioni necessarie, compresa quella dei pompieri, nel giro di pochissimi giorni, con la tribuna stampa situata provvisoriamente a metà dei distinti centrali. Si trattava di Monza-Roma di Coppa Italia, finita con il risultato di 2-1, con prima rete di Gigi Casiraghi e raddoppio del difensore Mancuso, dopo il momentaneo pareggio giallorosso di Giannini. Altra giornata indimenticabile per i tifosi monzesi.  Non si può, quindi, non menzionare Cremonese-Napoli, partita della sesta giornata d’andata del campionato 1989/’90 di Serie A,  giocata al Brianteo per la squalifica dello stadio grigiorosso e finita clamorosamente 1-1, con reti di Dezotti nel primo tempo e di Maradona, a 12’ dal termine, con un colpo di nuca all’indietro, spalle alla porta, di fronte a 9.000 spettatori, 6.000 dei quali napoletani. Era il Napoli di Bigon, con, oltre all’asso argentino, giocatori del calibro di Ferrara, Alemao, Careca e Carnevale. A fine partita tutti volevano intervistare Maradona e, non essendoci ancora la Sala Stampa, Alessandro Carpani, speaker allo stadio del Calcio Monza, pensò bene di far sedere il mitico Numero 10 su una sedia improvvisata in mezzo al salone, vicino agli spogliatoi, con tutti i giornalisti attorno, pronti a fare, a turno, le domande di rito. Ricordo, ancora adesso, l’asso napoletano, camicia vistosa a fiori su fondo celeste, mocassini bianchi, capelli impomatati e profumo intenso, rispondere spavaldamente, per far passare in secondo piano una prestazione davvero poco esaltante sua e dei suoi compagni di squadra. Poi tutti via, giornalisti e tifosi, a riprendere le proprie auto, parcheggiate da ogni parte, alcune persino sul piazzale del cimitero.
Qualche nome di giocatore del Monza che ti è rimasto nel cuore?
Parlando dei giocatori più forti passati da Monza, io inizierei dai portieri. A parte l’ultima disgraziatissima stagione, con l’alternanza di ben tre estremi difensori, tutti alquanto deludenti, messisi in mostra più per i rigori causati e le espulsioni subite in avventurose uscite, che per le parate determinanti, la società biancorossa ha sempre potuto contare su validissimi Numero 1. Da Lovati e Breviglieri nei mitici anni 50, a Pippo Rigamonti dal 1960 al 1965 con 138 presenze con la maglia biancorossa, a Santino Ciceri, che militò tra il 1964 ed il 1968, vincendo il campionato di  Serie C  1966-1967 e realizzando anche una rete su calcio di rigore nella vittoriosa partita per 4-0 contro il Piacenza, Roberto Anzolin, che, sul finire degli anni 70, chiuse la carriera da professionista, sulla soglia dei quarant'anni, giocando in Serie C proprio con il Monza, dopo aver militato per nove stagioni nella Juventus, per finire, in tempi più recenti, ai vari Terraneo, Cazzaniga, Abbiati, Pinato ed Antonioli, quest’ultimo fatto esordire in prima squadra, nella stagione 1986/1987, causa l’indisponibilità del titolare e della prima riserva, a soli 16 anni, a San Siro, in Coppa Italia contro la Juventus di Tacconi, Scirea, Cabrini, Serena, Platini, battuto solo da un gol di Briaschi e passato, dopo due stagioni di Serie C in Brianza, al Milan di Arrigo Sacchi, con il quale vinse due Champions League in qualità di terzo portere. Ma l’estremo difensore mio preferito rimane Luciano Castellini, un vero ‘giaguaro’ tra i pali. Ricordo, sul risultato di 0-0, un rigore parato magistralmente, con un tuffo felino nell’angolino, al Sada, in un Monza-Livorno, con foto finita, il giorno seguente, sui principali giornali sportivi e quotazioni schizzate alle stelle, in ottica di passaggio in Serie A, poi, puntualmente, arrivato. Se dovessi fare tre nomi, per gli altri ruoli, direi Claudio Sala, Gigi Casiraghi e Ugo Tosetto. Quest’ultimo era l’idolo del mio caro amico e collega Giancarlo Besana che, quando lo vedeva partire in slalom sulla fascia, balzava in piedi dalla tribuna stampa del vecchio Sada e, paragonandolo al forte sciatore  austriaco, soprannominato ‘cavallo pazzo’, ai tempi della Valanga Azzurra, gli gridava immancabilmente: ‘’Stricker, ugali tutti!’’. Ugo Tosetto aveva, poi, un vizietto. Tutti i giorni, al termine degli allenamenti era solito fare il giro dei bar frequentati dai tifosi monzesi per la traduizionale ‘ombretta’, per poi chiudere la giornata, prima di cena, in via Sempione, al numero civico 8, dove, in un piccolissimo locale, dislocato in mezzo alla corte, Dino Bosisio, meglio conosciuto come ‘Bosy Sport’, seduto su un vecchio sgabello impagliato, con il camice bianco e l’incudine sulle ginocchia, lavorava le  tomaie e batteva i chiodi con un martello,  per realizzare, in modo estremamente artigianale, le scarpette da calcio per un’infinità di giocatori, quelli biancorossi ed il grande bomber cagliaritano Gigi Riva compresi. Io, che abitavo nel condominio di fronte, attraversavo quotidianamente, a quell’ora, la strada ed insieme a Massimo Bodio, allora Presidente del Monza Club, che arrivava sempre anche lui puntuale all’appuntamento, con la sua inconfondibile BMW 2002 tii gialla, mi aggregavo al gruppo per apprendere dal giocatore, immancabilmente allegro e lanciato con la lingua a ruota libera, le ultime notizie ‘segrete’ ed indiscrezioni dallo spogliatoio biancorosso.      
E gli allenatori?
Tra gli allenatori più validi, evidenzierei: Nils Liedholm, il più leggendario e storico, Alfredo Magni, il più vincente e genuino, quello che è arrivato più vicino alla promozione in Serie A, Gigi Radice, il più carismatico ed autoritario e Guido Mazzetti, il più dolce e sensibile, oltre che preparato ed esperto, sempre con l’approccio del buon nonno. Tra quelli meno significativi metterei, in tempi recenti, Walter Alessandro Salvioni, decisamente inadeguato, arrivato in Brianza dalla bergamasca, dopo due anni di forzato stop e con, alle spalle, un’esperienza con il calcio svizzero, non proprio simile al nostro e, nel lontano passato, il tiburtino Paolo Carosi, mister imperturbabile e serafico, che alloggiava, nel 1986, unico anno della sua permanenza a Monza, all’ex Hotel della Regione e, da buon romano, amava fare la tradizionale pennichella dopo il pranzo e non essere disturbato, spesso incurante delle esigenze pratiche dei suoi giocatori e, ancor di più, dei giornalisti. 
Ci saranno anche nomi di giocatori da dimenticare…
Tra i nomi di giocatori da dimenticare, a parte quelli della scorsa stagione in blocco, ad eccezione di D’Errico e Palazzo ed un paio d’altri, metterei, invece, Eupremio Carruezzo ed Egidio Malpeli. L’arrivo di quest’ultimo in Brianza mi fu annunciato in modo alquanto curioso un sabato sera, allle ore 21. Era una calda ed afosa serata estiva del 1974 e, al volante della mia Mini, con a fianco la ragazza, stavo partendo da Monza per andare a ballare al Bobadilla di Dalmine, quando, giunto in prossimità del Bar Ambrosini, in Piazza Carducci, sentii il suono intenso di un clacson e vidi i fari abbaglianti puntati alle mie spalle. Sorpreso, mi fermai, appena possibile, nel piazzale dell’Arengario e, con grande stupore, vidi scndere da un taxi e dirigersi verso di me l’allora direttore sportivo dei biancorossi Giorgio Vitali. Nel finestrino abbassato della mia auto, Giorgione allungò la testa e, tutto trafelato, di ritorno dal calciomercato, mi gridò: ‘’Abbiamo preso Malpeli, abbiamo preso Malpeli, scrivilo subito su Tuttosport!’’. Io rimasi pressochè indifferente, nell’apprendere la notizia ed anche un poco infastidito da questa intromissione, soprattutto pensando alla persona seduta al mio fianco, non proprio appassionata di calcio e delle vicende della squadra di casa. Francamente, il nome pronunciato non mi diceva nulla. Lui ci rimase davvero male nel vedere la mia freddezza e tornò sconsolato sul suo taxi per raggiungere, con un velo di tristezza, la sua abitazione di via Visconti. Per la cronaca, l’attaccante Egidio Malpeli giocò solo 6 partite in Serie C, con la maglia del Monza, realizzando neppure un gol ed a fine anno, fu subito ceduto all’Empoli, militante nella stessa categoria.  
Secondo te a cosa è dovuto il crollo verticale degli ultimi anni? 
La crisi calcistica è ormai da parecchi anni generale. Oltre al Monza, ha colpito tantissime squadre di rango, un tempo militanti anche in Serie A. Basti pensare a Como, Lecco e Varese, solo per stare vicini alla Brianza. Tra le cause, io metterei le valutazioni stratosferiche dei giocatori, spesso insostenibili dalle società di categorie inferiori, la propensione ad acquistare calciatori stranieri, spesso veri e pri ‘bidoni’, snobbando i giovani di casa e svilendo i compiti dei vivai, gli stadi obsoleti, la mancanza di sicurezza, la concorrenza spietata ai botteghini degli impianti da parte di radio e televisioni per ogni partita, il progressivo allontanamento degli sponsor e l’arrivo di numerosi presidenti ‘avventurieri’, poco sportivi e molto affaristi di bassa lega.
E a Monza come ne possiamo uscire?
Per fortuna, abbiamo, finalmente, trovato in Nicola Colombo, l’uomo giusto al posto giusto. E’ un grosso appassionato del Calcio Monza, come papà Felice, che è tornato a frequentare il Brianteo come ai vecchi tempi del Sada e come i familiari, a partire da Clelia Volpari, abile anche ad affiancare Marco Ravasi, all’ufficio stampa e a dare una mano in segreteria. Penso possa riicalcare, con successo, le orme di Giovanni Cappelletti e di Valentino Giambelli, i due presidenti più galantuomini ed appassionati della storia del Calcio Monza. E’ partito con il piede sbagliato, forse consigliato male da alcuni personaggi ‘bolliti’ e da qualche giovane inesperto, ma ha subito rimediato, alla sua seconda stagione, allestendo una squadra da primato e facendo rinnamorare gli sportivi  brianzoli della maglia biancorossa. Qualcuno lo ha accusato, all’inizio dell’avventura, d’aver avuto il ‘braccino corto’, da buon brianzolo, soprattutto in occasione dell’acquisto della società, avvenuto non tramite l’asta, che avrebbe garantito la permanenza in Lega Pro, ma nella fase successiva, decisamente meno onerosa, ma con il declassamento in Sere D.
Ce la facciamo a risalire quest’anno?
I fatti, ora, stanno dando ragione a Colombo e poco serve rimuginare sul passato. La promozione è a portata di mano ed io penso proprio che la possa raggiungere in scioltezza. Del resto, a parte la forza non indifferente della squadra biancorossa ed il valore del suo allenatore, non vedo proprio, in questo girone, altre formazioni in grado di lottare seriamente, sino alla fine, per questo traguardo. In Lega Pro il discorso potrà essere diverso e sono certo che Nicola saprà mettere insieme una formazione altrettanto forte, per cercare una nuova promozione nel calcio che conta, con un’organizzazione di prim’ordine, coinvolgendo nuovi sponsor, anche se la Brianza non è, da sempre, terreno particolarmente fertile e trascinando studenti e sportivi di ogni genere ed età allo stadio, con incentivi validi e moderni, senza trascurare i social
La tua lunga militanza di cronista mi induce a chiederti ancora qualche aneddoto legato alla tua esperienza al seguito del Monza.
Quando la Serie A era ferma per gli impegni della Nazionale, spesso, negli anni 70, il quotidiano La Gazzetta dello Sport  spediva in Brianza, per raccontare la partita del Monza, impegnato nel campionato cadetto, il suo collaboratore  più famoso, Gianni Brera. Sovente mi è capitato d’averlo al fianco nelle strette e scomodissime panche della Tribuna Stampa del vecchio Sada. Cappottone scuro, vistosa cartella a tracolla marrone, pipa o sigaro in bocca, si sedeva a fatica, imprecando sulla sua stazza fisica, avvolto da una nuvola di fumo e, incurante dell’inizio della partita, si metteva subito a parlare, a distanza e voltando le spalle al terreno di gioco, con i colleghi che conosceva, soprattutto con Giancarlo Besana, correttore di bozze del Corriere della Sera e anche, della sua ‘rosea’. Solo ad ogni sussulto o clamore del pubblico tornava, come d’incanto, a guardare il campo, chiedendomi  l’autore del tiro, dell’ultimo passaggio, il nome del difensore saltato ed il minuto di gioco.  Io, preoccupatissimo di poter sbagliare e fargli, così, scrivere delle inesattezze, seguivo la partita con la massima attenzione e, con un certo timore reverenziale, gli raccontavo, ogni volta, tutta l’azione, dando ragguagli sui giocatori biancorossi, che lui, abituato a seguire l’Inter ed il Milan, neppure conosceva. Così per novanta minuti. Al fischio finale, dopo aver preso appunti su un notes fitto di frasi e riferimenti, si alzava e, stringendomi la mano, mi diceva sempre ‘’Sei stato un vero amico, caro collega brianzolo; senza di te non avrei mai potuto ricostruire le fasi della partita per il mio articolo. Per questo, ti ringrazio molto’’. Io emozionato, chiudevo l’agenda, dove avevo scritto le mie note, lo salutavo e tornavo a casa, ogni volta, felice, a raccontare tutto a mio padre, grande estimatore di questo straordinario giornalista pavese.     

Giulio Artesani           

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