Pericolo pubblico al campo: breve storia di un “papà ultras” e delle sue minacce

A cura di Alessandro Crisafulli, giornalista @pedateepalloni
Direttore generale Us Aurora Desio - Settore giovanile
 di Alessandro Crisafulli Twitter:   articolo letto 1686 volte
Fonte: Alessandro Crisafulli
© foto di Emanuele Taccardi/TuttoMatera.com
Pericolo pubblico al campo: breve storia di un “papà ultras” e delle sue minacce

Succede che il pomeriggio dell'Epifania hai un paio di ore libere e decidi di dedicarle alla tua passione. Sai che nei paraggi è in corso un torneo giovanile e punti dritto in quella direzione. Succede che in quel campo della Brianza si sfidino ragazzini di 12 anni. Bambini, con una “spanna” in più.

C'è la tribunetta. E c'è la rete vicino al campo. Il buco buono lo individui verso la rete. Ed ecco, accanto – non era difficile individuarlo – il “personaggio” che, già lo so, mi regalerà qualche chicca da raccontare.

È un papà, con gli occhiali (sicuramente per vedere meglio i fuorigioco più millimetrici...), con la sciarpa (per tenere calda la gola, che userà molto...troppo!), con un borsello a tracolla e accanto il fratellino (quello da tenere zitto e buono rifornendolo di soldi per prendere un pacchetto di patatine dopo l'altro al bar).

La partita è in pieno corso e suo figlio – ahilui – gioca sulla fascia. Proprio quella vicino alla rete. Vicino al padre. Inizia lo show. Ben poco spettacolare. Ben poco utile, anzi deleterio. Ben poco edificante. “Scatta! Torna, devi tornare! Cosa fai?? Sveglia!”. Come un martello pneumatico, tartassa il figlio (che incassa, resiste).

Ovviamente, non si limita: incita i compagni – e qui va bene – ma sbraita per rigori inesistenti e, persino, sfotte un ragazzino avversario, dopo un tiro alle stelle, “bravo, vai avanti così!”. Immarcabile. Al campo si sente solo lui.
Ogni tanto solo il mister della squadra avversaria, prova a sfidarlo con i decibel, invano. Nell'urlare, è tarantolato, si contorce, scaplita, si aggrappa alla rete. Si sente parte attiva. Non capisce che il gioco è dei ragazzi e loro deve restare: non è il suo. Non è degli adulti.

Per fortuna, i genitori dell'altra squadra fanno orecchie da mercante, evidentemente con compassione.
“Se becca il genitore sbagliato, qui finisce a botte”, mi fa il mio vicino, un anziano. Già. Un personaggio così, sui campi giovanili, è un vero e proprio pericolo pubblico. Che fa il male di suo figlio. Della squadra. Del calcio in generale.

A un certo punto, ecco la vera chicca. Suo figlio batte una semplice rimessa laterale. Lo fa in maniera un po' imprecisa, forse troppo lunga e gli avversari riconquistano facilmente palla.

“Ma cos'è quella rimessa? Cos'è? Dopo me la devi spiegare! - urla e riurla – Dopo a casa me la spieghi, me la spieghi!”. Cosa c'è da spiegare, a un personaggio così?

Alessandrocrisafulli@libero.it

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