Riccardo Mauri: 'Andare a Imola era un dovere, quegli occhi di Brighenti...'

25.05.2019 14:00 di Redazione MonzaNews Twitter:    Vedi letture
Riccardo Mauri: 'Andare a Imola era un dovere, quegli occhi di Brighenti...'

Prima della partita casalinga l'idea di andare ad Imola era campata in aria, ma appena finita la partita l'idea si è trasformata in un dovere verso i nostri ragazzi. 'Hanno bisogno anche del mio sostegno e io ci credo' ripetevo tra me e me. Allora si parte in compagnia di quattro ragazzi inizialmente sconosciuti. Le 3 ore di strada che ci dividono dalla meta sono ricche di chiacchiere sul nostro Monza e sul calcio in generale. Verso la fine del viaggio scopriamo anche l'arcobaleno, si scherza su profezie. Piove e mentre posteggiamo ad Imola per andare a mangiare una doverosa Piadina. Ci spostiamo al parcheggio dello stadio e dopo 15 minuti di coda, con davanti massimo 6 persone, riesco a ritirare il mio accredito. Dopo una perquisizione stile G8 entro nello stadio, mi rimane a far compagnia solo uno dei 4 compagni di viaggio e ci posizioniamo nella tribuna lasciata libera dai SAB. Qui troviamo un signore che dice di essere un parente di un giocatore.  Alla fine del primo tempo ci spostiamo anche se, viste come sono andate le cose, sarebbe stato meglio restare nella stessa posizione.  Sappiamo tutti purtroppo come è finita. Dopo minuti di applausi scendiamo e ci dirigiamo verso la tribuna dove i nostri ragazzi si stavano recando per salutare i tifosi. Mi avvicino alla recinzione e mi abbasso per vedere senza l'ostacolo del plexiglass. La prima situazione che vedo è triste. Il nostro capitano D'Errico appoggiato alla spalla, con le mani sul viso, di Simon Barjie che cercava di rincuorarlo. I minuti passano e i ragazzi si avvicinano, iniziano a regalare le maglie ai tifosi. Non oso chiamare nessuno pensando che questo gesto sia più giusto dedicarlo agli ultrà che non hanno saltato alcuna trasferta. Due giocatori, però, vengono verso di me e riesco a prendere una casacca. Era quella del 9, di bomber Brighenti. In lui ho visto tanto sincero dolore, ho visto tanto dispiacere per com'è andata la stagione, ho visto le scuse per non esserci riusciti. E' da questi sguardi che si capisce chi è un vero uomo. Grazie grazie grazie (sono anche le mie uniche tre parole dette dopo che mi ha consegnato la maglia) Brighenti per la maglia ma soprattutto per quello sguardo durato, ripensandoci adesso, più di 90 minuti. Grazie bomber! 

Riccardo Mauri - Termotecnica Monzese 

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