martedì, Giugno 28, 2022
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Barjie: ‘Vi racconto il percorso che mi ha riportato a Monza. Il mio passato al Como? Mai sorte polemiche. Zaffaroni come Sonzogni? Penso che…’

Sei stagioni in biancorosso, in due fasi: dal 2004 al 2008 e dal 2009 al 2011, anno in cui ha deciso di appendere le scarpette al chiodo. Più di 150 presenze, impreziosite da 3 reti ed ora il ritorno sotto altre vesti, quelle di preparatore atletico. Simon Barjie si racconta ai microfoni di Monza-News ed ascoltarlo parlare è sempre un piacere: forbito ed elegante non ci si accorge neppure del tempo che passa con lui: "Mi permetto di ringraziare il mio predecessore Enrico Perri, che mi ha lasciato in eredità una squadra pronta fisicamente. Lui ha deciso di fare una scelta di vita e di andare a lavorare all'estero. E con lui ringrazio anche del mio prezioso collaboratore Mauro Apone, che si occupa del recupero infortunati".

– Simon, raccontaci il percorso che ti ha portato dall'essere calciatore del Monza a diventarne il preparatore.

"Ho trascorso sei anni in biancorosso da calciatore. Monza ha rappresentato tanto per me e va al di là dell'essere una società in cui ho una militanza superiore rispetto alle altre squadre. La mia compagna è di Monza e anche mia figlia è nata qui. Ho continuato a vivere a Monza anche quando mi sono trovato lontano, vestendo la maglia di altre squadre. Il mio ultimo anno da calciatore professionista è stato proprio qui: in quel periodo ero un po' titubante se continuare a giocare, mi ero posto tanti interrogativi su ciò che sarebbe potuto essere il mio futuro. Intanto comunque portavo avanti i miei studi accademici all'Università Cattolica di Milano in Scienze Motorie e dello Sport".

– Poi cosa è successo?

"Senza neanche farlo apposta, durante quell'estate mi venne data l'opportunità di affiancare i preparatori atletici del Milan, nel settore giovanile. Poteva essere un nuovo sbocco per me, una nuova avventura: d'altronde non ero ancora sicuro se fare l'allenatore o il preparatore o anche qualcosa di totalmente diverso dal mondo del calcio, visto che ne avrei avuto possibilità. Invece colsi l'occasione e da lì ho iniziato a intravedere la mia nuova dimensione. Da lì è nata la mia nuova avventura".

– Quali furono gli altri step?

"Feci il corso a Coverciano e l'anno successivo andai al settore giovanile della Sampdoria. Poi venne l'opportunità di seguire, in qualità di responsabile, la parte fisico-atletica di una prima squadra: me la diede il Como, altra squadra in cui avevo militato da giocatore. Era un'opportunità grande per misurarmi in un settore con richieste formative totalmente diverse rispetto al settore giovanile. Lì trascorsi quattro anni, importanti per la mia formazione di preparatore atletico".

– Cosa ti ha lasciato quell'esperienza?

"Quello che mi era sfuggito da giocatore con tanto dolore qua a Monza, dove ho perso due finali per la Serie B prima col Genoa e poi col Pisa, a Como arrivò. Ottenni la promozione insieme alla squadra, nella finale play-off (contro il Bassano di un altro ex biancorosso, Tonino Asta, era la stagione 2014/15, ndr). Sono quei piccoli traguardi che sto rincorrendo, dopo non esserci riuscito da giocatore. L'augurio è quello di poterci arrivare sotto altre vesti. Como mi ha dato l'opportunità di coronare questo sogno. L'ultima annata a Como (stagione 2016/17, ndr) disputammo i play-off in una situazione societaria un po' particolare. Ma già prima della fine del campionato venni contattato dalla società del Monza, senza alcun impegno".

– E alla fine si è concretizzato il ritorno in biancorosso, dove hai incontrato nuovamente tanti volti già conosciuti…

"Già altri miei vecchi compagni di squadra stavano ricoprendo altre vesti nella società biancorossa, tra cui Iacopino e Zaffaroni. Ma anche il nostro segretario generale (Davide Guglielmetti, ndr) con cui avevo già avuto modo di condividere l'esperienza di Como. Questo mi ha incuriosito tantissimo. La scelta è stata dettata anche dall'empatia: ho sentito mia questa avventura, non solo perché vivo a Monza ma proprio perché si respirava (e si respira) grande entusiasmo, dalla presidenza ai collaboratori. La mia scelta è stata abbastanza non dico facile, perché lasciavo comunque una realtà come quella di Como che mi ha dato tanto e se non fossero insorte determinate dinamiche non so che decisione avrei preso, visto che sono stati quattro anni importanti. Ma seguo molto il mio istinto e le sensazioni positive: così sono tornato a Monza".

– Quando hai parlato del sogno sfuggito da calciatore e realizzato da preparatore, mi sono venute in mente le dichiarazioni di mister Zaffaroni quando il Monza ha ottenuto la promozione dalla D alla C: "Tanto tempo fa dissi che il mio sogno, siccome da calciatore biancorosso avevo solo sfiorato la promozione, era quello di allenare il Monza e provarci da allenatore".

"E' un parallelo che accomuna un po' tutti. Quando si ha l'opportunità di ricoprire altre vesti in un ambiente che hai respirato tanto, diventa un piccolo traguardo. Il sogno di ottenere la massima serie ce l'abbiamo tutti, fin da bambini: qualcuno ci riesce e diventa un privilegiato, chi non c'è riuscito magari ce la fa in altre vesti. L'ambizione è sempre quella di fare il meglio e se riesci a coronare anche questi piccoli-grandi sogni, tanto meglio".

– E quanto c'è di Giuliano Sonzogni in Marco Zaffaroni?

"Sono diversi. Io penso che Marco nella sua lunga e importante carriera da giocatore, come ognuno di noi, ha colto il meglio di ciò che poteva lasciargli ogni persona con cui è entrato in contatto. Sicuramente Marco avrà fatto tesoro di mister Sonzogni per le qualità che lui avrà ritenuto più idonee e per la tipologia di approccio che ha alla partita. Marco ha un approccio molto suo. Io intravedo nell'allenatore molto del Marco Zaffaroni calciatore. La serietà che lui aveva da giocatore l'ha riportata con sé, così come la dedizione. Quando si passa dall'altra parte, l'errore che non bisogna commettere è riportare le nostre esperienze e cercare di tenerle come modello. No, devono solo aiutarci a capire determinate dinamiche, ma poi bisogna ragionare in modo diverso: sotto questo punto di vista, Marco ha portato con sé tutto ciò che ciascun allenatore gli ha potuto dare. Lui è molto abile nel cercare di inculcare nella testa dei giocatori l'importanza che ha il vivere il presente. Chiedersi ogni giorno 'cosa siamo qua a fare' per poi darsi la risposta. Questo è molto suo ed è una chiave per entrare nella testa di ognuno di noi. Questa è una chiave che rende consapevoli su qualcosa che diamo per scontato. Sono qua, mi sto allenando, ma sono proprio dentro all'allenamento e a ciò che sto facendo? A volte si risponde di sì, ma sono solo parole. E le parole devono dar seguito a fatti. Marco ha una grande capacità di comunicazione col gruppo e di proposte in campo. In Marco intravedo il meglio di ciò che ha avuto da giocatore, scartando ciò che avrà reputato superfluo".

– Hai parlato molto approfonditamente anche del Como, squadra totalmente invisa ai tifosi biancorossi.

"Lo so (ride, ndr). Conosco la rivalità storica. Anche quando venni a Monza il primo anno, mi portavo dietro l'esperienza al Como e alla Pro Sesto. Non me ne vogliano. Scherzando io dico che oramai sono brianzolo. Comunque la stessa cosa mi veniva detta sulla sponda lariana. Io mi trovo proprio tra due fuochi (ride, ndr). Ma io penso di essermi sempre calato nella corretta dimensione e nella serietà che mi veniva richiesta e che sentivo mia indipendentemente dalla maglia indossata. In quel momento lì per me la mia squadra era la migliore al mondo e davo tutto me stesso. Per questo probabilmente non ci sono mai state polemiche, anche quando giocavo non mi è mai stato rinfacciato nulla né a Monza né a Como".

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Valeria Debbia
Valeria Debbia
Valeria Debbia nasce a Vimercate il 29 luglio 1983 in una famiglia a prevalenza interista. Per sua fortuna viene instradata alla saggezza calcistica dal cugino Daniele e così cresce romanista e biancorossa. A 8 anni decide che il suo futuro sarà nel giornalismo, tanto che crea il giornalino di classe e fa di tutto per realizzare il suo sogno. A 16 anni, intanto, fa il suo primo ingresso al Brianteo. Durante la laurea triennale in Linguaggi dei Media scrive una tesina su Monza-News, conosce Stefano Peduzzi e dal febbraio 2008 comincia a collaborare con lui, aprendosi la strada ad altre esperienze nel mondo del giornalismo. Dopo la laurea magistrale in Teoria e Tecniche della Comunicazione Mediale, infatti, fa uno stage presso la redazione Web di SportMediaset. Da luglio 2009, cioè dalla sua fondazione, fa parte inoltre della redazione di TuttoLegaPro.com (dal novembre 2017 divenuto TuttoC.com). Dal settembre 2010 al 2014 si occupa dell'ufficio stampa della Fiammamonza. Dal 2013 è anche giornalista pubblicista. Nel tempo libero ha cercato di convertire il fidanzato Roberto al mondo del calcio, riuscendo nell'impresa di farlo entrare per la prima volta nella sua vita in uno stadio (il Brianteo e il Sada, of course).

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