martedì, Giugno 28, 2022
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Bebe dal campo alla panchina: “Vi racconto la mia nuova vita nel Sondrio. Il Monza? E’ lo specchio di Asta. Ecco chi mi ha colpito dei biancorossi…”

Sembra così lontano quel giugno 2006 quando con la sua doppietta portò il Monza a vincere la semifinale play-off col Pavia. Ora Alberto Bertolini ha intrapreso una nuova carriera nel mondo del calcio: nonostante la sua età (37 anni, compiuti lo scorso 23 aprile, proprio il giorno in cui gli abbiamo chiesto la disponibilità per questa intervista, ndr) potrebbe fargli ancora indossare gli scarpini per penetrare nelle difese avversarie, Bebe ha deciso di mettere la sua esperienza al servizio dei giovani. Per la precisione nel Sondrio Calcio, che attualmente milita nel girone B dell’Eccellenza Lombardia e si trova capolista a quota 58 punti insieme al Ciserano. Ai nostri microfoni l’ex biancorosso spazia dal suo lavoro nella formazione delle nuove leve fino ad arrivare inevitabilmente al Monza e ai risultati ottenuti in questa stagione. Bebe ha potuto vedere dal vivo solo una gara della sua ex squadra, ma ne parla in toni entusiastici ricordando che "l’impronta di determinazione e concretezza" vista in campo in quell’occasione non può che dipendere dalle qualità della sua guida, mister Tonino Asta.

– Attualmente sei allenatore degli Allievi Regionali “A” del Sondrio: parlaci un po’ di questa esperienza.

"A dire il vero a Sondrio ricopro più ruoli: sono Responsabile tecnico del settore giovanile, alleno gli Allievi Regionali A e gli Esordienti a 11. Sto vivendo il mondo calcistico da una prospettiva diversa da come l’ho sempre vissuto e cercare di trasferire le mie idee di calcio e la mia mentalità ad una squadra è alquanto soddisfacente. Ho iniziato da poco questa nuova avventura, ma ho le idee piuttosto chiare per quanto riguarda il settore giovanile: i risultati sportivi sono importanti, ma ancor più importante è la crescita dei giovani talenti. Per questo il lavoro quotidiano di un allenatore preparato è la componente indispensabile per il raggiungimento di questo obiettivo".

– Questo tuo vivere quotidianamente il Settore Giovanile che idea ti ha fatto sorgere riguardo a quanti spesso affermano che invece in Italia non si fa niente per risolvere la crisi imperante nella formazione dei giovani atleti?

"Non so quello che succede nei settori giovanili professionistici. Io mi immagino allenatori e giocatori di grande livello. Nel mio piccolo, una settimana fa ho avuto la fortuna di seguire da vicino a Lignano Sabbiadoro il "Torneo delle Regioni", ovvero la massima competizione giovanile dilettantistica a livello nazionale. Sono rimasto colpito positivamente dalla preparazione dei ragazzi selezionati e sono convinto che il mondo dilettante potrebbe essere un serbatoio importante a cui le società professionistiche potrebbero e dovrebbero attingere più frequentemente".

– Parlando invece di Lega Pro, trovi che la soluzione adottata in questa stagione riguardante l’età media sia un’arma a doppio taglio che crea false speranze in giovani che poi fuori età finiscono nel dimenticatoio?

"La politica dell’età media in Lega Pro (così come quella dell’obbligo di far giocare i giovani nei Dilettanti) non mi trova affatto d’accordo perché i giovani bravi e talentuosi hanno sempre giocato e giocherebbero a prescindere e a cospetto dei calciatori più datati. Con queste agevolazioni, purtroppo, si pensa di dare più opportunità ai giovani, ma in realtà ogni anno vengono “dimenticati” moltissimi ragazzi dalle qualità non eccelse, ma titolari per qualche anno grazie ad un regolamento discutibile. Mi piacerebbe tornare al vecchio calcio meritocratico e leale dove la lotta per una maglia da titolare non si misurava con la carta di identità, ma solamente con le qualità individuali".

– Passando poi a parlare di Monza, sei stato avvistato nelle scorse settimane al Brianteo in occasione della gara col Real Vicenza: ti è capitato di seguire i biancorossi anche in altre occasioni in questa stagione? Che impressione ti hanno fatto?

"Dal vivo purtroppo la vittoria contro il Real Vicenza è stata l’unica partita che ho visto, anche se seguo sempre i risultati e la classifica del Monza. La sensazione che ho avuto subito è stata di una grande squadra. E da grande squadra quale è, ha raggiunto il suo obiettivo con qualche domenica di anticipo! A livello di singoli, Gasbarroni a parte (impossibile da non ammirare), mi piace molto Vita, che con il suo entusiasmo e la sua corsa è riuscito a trascinare tutta la squadra. Davvero un ottimo giocatore".

– Concordi quindi col fatto che il lavoro che ha impostato mister Asta ha portato grandi frutti?

"Non conosco personalmente mister Asta, ma tutte le squadre di calcio rispecchiano il proprio allenatore. Pertanto l’impronta di determinazione e concretezza che ho notato nei ragazzi biancorossi è sicuramente merito suo. I risultati ottenuti sono senz’altro frutto di un accurato lavoro quotidiano".

– Ti è mai capitato di trovarti a tre giornate dal termine – come è appunto successo al Monza – con l’obiettivo concreto già raggiunto? Mentalmente ti fa sentire più libero, come ha ricordato mister Asta domenica in conferenza quando ha sottolineato che così facendo riescono anche meglio alcune giocate? Ma nonostante tutto l’agonismo non abbandona mai un calciatore?

"Nella mia carriera ho avuto la fortuna di lottare spesso fino alla fine per un obiettivo di squadra. Quindi non mi sono mai potuto risparmiare (e non lo avrei mai fatto comunque!). Infatti penso che, da buon professionista, ogni calciatore debba sempre fare del proprio meglio fino all’ultima giornata di campionato. E se l’obiettivo di squadra è stato raggiunto il giocatore deve cercare dentro di sé quella motivazione o stimolo personale che lo spinga a non mollare. Per fare solamente qualche esempio: rispettare i tifosi che domenicalmente sostengono la squadra oppure onorare una maglia che rappresenta una città".

– Anche quest’anno poi il Monza – come già successo quando vestivi tu la maglia biancorossa – ha perso una finale, questa volta a Salerno: sembra proprio una maledizione quella che aleggia su di noi. Che ne pensi?

"Non credo a maledizioni o a malocchi particolari. Già arrivare in finale in una competizione dove partecipano quasi 80 squadre (metà delle quali di categoria superiore al Monza) deve essere un motivo di vanto e orgoglio. Certo che l’impresa era davvero vicina…".

– La piazza ha vissuto con emozioni contrastanti le novità degli ultimi giorni (allontanamento del direttore Andrissi e avvento di due nuove figure dirigenziali), nonché il futuro in bilico di mister Asta. I cambiamenti inevitabilmente fanno sempre paura?

"E’ normale che i cambiamenti facciano sempre un po’ paura, soprattutto dopo due anni di vittorie e del bel rapporto che si era instaurato con Andrissi. I cambiamenti, però, fanno parte del nostro mondo: bisogna sempre vivere con ottimismo le nuove situazioni in modo tale che anche Ulizio e Pasini possano fare del proprio meglio per il Monza. Solamente il tempo sarà l’unico vero giudice".

– In chiusura torniamo a te: cosa vedi nel tuo futuro? Continuerai coi tuoi ragazzi o speri di spiccare il salto verso altre categorie, magari con la possibilità di rivestire il biancorosso?

"Nel mio futuro vedo tanta dedizione e tanta passione. Le ho avute da calciatore e spero mi accompagnino sempre anche da allenatore. Tutti noi siamo ambiziosi e vorremmo essere al posto di Prandelli per allenare l’Italia ai prossimi mondiali ma la squadra (di grandi o piccoli) che avrò la fortuna di allenare l’anno prossimo sarà comunque la mia Nazionale! Colgo l’occasione per ringraziare e salutare tutti i tifosi biancorossi che mi ricordano sempre con affetto: Forza Monza!".

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Valeria Debbia
Valeria Debbia
Valeria Debbia nasce a Vimercate il 29 luglio 1983 in una famiglia a prevalenza interista. Per sua fortuna viene instradata alla saggezza calcistica dal cugino Daniele e così cresce romanista e biancorossa. A 8 anni decide che il suo futuro sarà nel giornalismo, tanto che crea il giornalino di classe e fa di tutto per realizzare il suo sogno. A 16 anni, intanto, fa il suo primo ingresso al Brianteo. Durante la laurea triennale in Linguaggi dei Media scrive una tesina su Monza-News, conosce Stefano Peduzzi e dal febbraio 2008 comincia a collaborare con lui, aprendosi la strada ad altre esperienze nel mondo del giornalismo. Dopo la laurea magistrale in Teoria e Tecniche della Comunicazione Mediale, infatti, fa uno stage presso la redazione Web di SportMediaset. Da luglio 2009, cioè dalla sua fondazione, fa parte inoltre della redazione di TuttoLegaPro.com (dal novembre 2017 divenuto TuttoC.com). Dal settembre 2010 al 2014 si occupa dell'ufficio stampa della Fiammamonza. Dal 2013 è anche giornalista pubblicista. Nel tempo libero ha cercato di convertire il fidanzato Roberto al mondo del calcio, riuscendo nell'impresa di farlo entrare per la prima volta nella sua vita in uno stadio (il Brianteo e il Sada, of course).

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