sabato, Luglio 2, 2022
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Besana: “Passione ritrovata, da questi tifosi solo emozioni”

Il piccolo esercito di tifosi monzesi al sèguito della squadra ha pacificamente invaso

Bassano, la città  del ponte, degli alpini, della grappa. Ma, volendo, anche dei duroni

(ciliegie, non plebei calli), degli asparagi bianchi, che belle figliole – la media

estetica è notevole – ti offrono on the road a prezzi per niente stracciati, improvvisati

quanto collaudati gazebo a protezione di merce e commercio.

Trecento, secondo un conteggio empirico. Come gli spartani che alle Termopili

fermarono la straripante forza d’urto persiana. Trecento, gran parte dei quali hanno

onorato la trasferta con una mirata visita gastronomica alle osterie e trattorie del

posto. Una semifinale di playoff val bene un antipasto di soppressa o, come è

felicemente capitato a me e ad altri nove compagni d’avventura, al Mirasole di

Contra’ Caluga Valrovina (felice intuizione dei “capogita” Paolo Villa e Pat Garbo),

deliziosi bocconcini di cervo al mirtillo, se non bigoli all’anatra o risotto al prezioso

cumino.

Una scampagnata quasi, d’altri tempi direi. Come il calcio fosse un felice pretesto

per stare insieme, insieme brindare in amicizia, nel nome di una passione comune.

Finalmente una passione condivisa, che non oppone l’un all’altro, in tempi in cui

trovarsi su opposte barricate è diventata la regola. E poi i cosiddetti ultras, sto

parlando dei nostri domenica a Bassano, sono stati esemplari: hanno tifato duro e

puro, hanno cantato per tutta la partita, nemmeno si trattasse di una curva inglese,

hanno sostenuto con commovente continuità  lo sforzo dei ragazzi in campo. Mai un

atteggiamento fuor delle righe. Davvero complimenti.

Io che ho i miei anni e i miei acciacchi – che puntualmente dimentico, gli uni e gli

altri, quando m’imbarco per le trasferte – domenica col pensiero tornavo ai tempi

belli, guardando con quanto entusiasmo i giovani che, nell’imminente partenza

dal piazzale di Monzello, collaudavano i loro striscioni del tifo. Li srotolavano, ne

controllavano la consistenza. Questo non succedeva da tempo, da troppo tempo.

Vero, anche quando i nostri erano costretti a disputare umilianti playout tale rito si

celebrava. Ma era un po’ triste, un po’ rassegnato.

Mi sono trovato a ripensare al Monza di Alfredo Magni, forse il più bello e illusorio

dell’intera storia biancorossa. Anche in trasferta poteva contare sull’apporto

di affezionati supporter. Il buffo è che a dividersi le preferenze dei tifosi al

sèguito c’erano per così dire due “vettori” tra loro uniti dalla fede calcistica ma

fieramente divisi, ottusamente rivali, per tutto il resto. Da una parte il Monza Club,

prevalentemente costituito da giovani costretti sempre a fare i conti con modestissimi

budget: quindi, soste parsimoniose (e qualche volta alimentate da innocenti piccole

razzie) agli autogrill, panini portati da casa e via risparmiando. Dall’altra gli

insopportabili (per i monzaclubbini, s’intende) benestanti del tifo, i “Fedelissimi”,

che di ogni trasferta facevano un’occasione turistica a 360 gradi: si gioca a Rimini?

Bene, partenza il venerdì, visita e pernottamento a San Marino, pranzo in un ex

castello medievale. Altri tempi. Altre borse.

                                                                                Giancarlo Besana

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