mercoledì, Giugno 29, 2022
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Brivio: “Castelli e Chimini accomunati dalla voglia di migliorarsi. Con la Cremonese in notturna? Ci sarà  un clima da Coppa europea”

"Noi abbiamo la fortuna di avere un allenatore dei portieri super ed è facile così": ancora risuonano nelle orecchie le parole di Paolo Castelli al termine della vittoriosa gara casalinga col Bellaria. Né lui né il suo compagno di reparto Stefano Chimini hanno mai lesinato parole di elogio per Pierluigi Brivio, colui che durante la settimana li allena al meglio per dare sicurezza a tutta la retroguardia biancorossa e che non manca mai di far sentire la sua voce neppure la domenica allo stadio dalla tribuna. Con lui abbiamo ripercorso le difficoltà che il Monza ha vissuto in alcune delle scorse gare, ma che sono oramai alle spalle dopo la serie di risultati utili consecutivi raggranellati nelle ultime domeniche. Con un occhio di riguardo proprio al difficile compito dei numeri uno biancorossi e senza dimenticare l’obiettivo Coppa Italia Lega Pro…

– Mister, iniziamo subito con una provocazione: Castelli è spesso osannato per le sue qualità, ma nel periodo buio della squadra anche lui è salito sul banco degli imputati perché non usciva mai.

"Può essere un dato di fatto, ma se analizziamo bene gli stessi dati ci accorgiamo che quest’anno Paolo sta uscendo molto di più della stagione scorsa. Il problema è che quando le cose non vanno bene si guarda solo alla fase finale dell’azione e allora ci si chiede: "Dove ha fatto gol? A un metro fuori dall’area piccola? Chiaro! Non esce mai il portiere!". E’ normale che ci si vada a focalizzare su quell’aspetto, ma per noi come gruppo di lavoro è stato uno stimolo perché ci ha forzato a provare e a proporre qualcosa di diverso: ad esempio, magari, uscire quella volta in più potrebbe dare maggiore sicurezza. Insomma abbiamo preso spunto da queste critiche: quando giocavo le critiche mi davano fastidio, ma ora cerco di interiorizzarle e farne uscire qualcosa di positivo. E’ anche vero che Castelli ha una struttura ed un’età che permettono di lavorare su molti fattori, ma non può aspettarsi di ottenere lo stesso miglioramento di Chimini. Sono step molto più piccoli e magari non si vedono da subito, ma alla lunga distanza".

– In Coppa Italia Chimini ha praticamente ottenuto la maglia titolare, ma secondo lei c’è ancora una grossa differenza di affidabilità tra lui e Castelli?

"Chimini è arrivato in punta di piedi e lavorando si è ritagliato uno spazio importante, viste le sue presenze in Coppa e anche nelle due gare di campionato. Ha avuto la fortuna di sfruttare il momento in cui Teodorani era infortunato e Paolo (Castelli, ndr) si era fatto male. E’ toccato a lui e si è fatto trovare pronto, anche se nelle due gare di campionato sono arrivate due sconfitte, ma ha fatto prestazioni importanti rafforzate poi in Coppa. Differenza di affidabilità? Uno è un classe 1993, l’altro un classe 1980 quindi ha molta più esperienza. Quello che li accomuna è la voglia di lavorare. Mi dispiace infine per Teodorani che sta pagando un po’ dazio: abbiamo tre portieri affidabili, ma purtroppo uno deve stare a guardare. Questa è una situazione che a me dispiace perché Teo ha qualità di portiere vero anche lui. Il mio compito e il mio obiettivo è portarli tutti e tre a fine stagione migliorati e con una sicurezza acquisita maggiore. Sarà un compito più difficile con Teodorani perché non ha potuto giocare e a livello motivazionale qualcosa pagherà. Questa è stata una stagione un po’ particolare per lui, ma se riuscirà a trovarne gli aspetti positivi l’anno prossimo potrà iniziare convinto e farà bene".

– Parlando di lei, Chimini ha dichiarato al nostro portale: "Condivido in toto le idee con lui, ad esempio sulle parate e sui movimenti da fare. Se sposi un progetto è poi più semplice lavorare insieme"

"All’AlbinoLeffe Stefano aveva Giorgio Rocca (ex allenatore dei portieri dei seriani, vanta circa 300 partite tra i campionati dilettanti e professionistici italiani, con esperienze – tra le altre – nel Verona, nella Ternana, nel Piacenza, nella Fiorentina e nell’Udinese, ndr), che è stato il mio mentore quando ho smesso di giocare. E’ stato lui che alla fine della mia carriera di portiere mi ha indirizzato e mi ha fatto capire se la mia strada poteva essere quella dell’allenatore. Poi sta a te decidere di studiare, di aggiornarti e quindi di proporre. Per questo Chimini su tante cose aveva già un progetto di lavoro ben delineato e una base comune che lo ha avvantaggiato".

– Tornando alla Coppa Italia, secondo lei che già ne ha alzata una ai tempi della sua militanza nel Vicenza, per il Monza cosa rappresenterebbe riuscire a raggiungere quest’obiettivo? Uno schiaffo al drammatico passato recente o porterebbe la speranza di aprire un ciclo?

"Il percorso finora è stato entusiasmante anche se la Coppa Italia Lega Pro è vista come un torneo per le seconde linee. Strada facendo le nostre secondo linee – che comunque non sono tali, ma sono ragazzi di prospettiva importanti – si sono ritagliate prestazioni di qualità con squadre di categoria superiore, soprattutto nelle ultime quattro gare. Adesso però pensiamo alla gara di domenica che sarà fondamentale, come tutte quelle a seguire come ci insegna il mister. Il ritorno della semifinale contro la Cremonese si giocherà di sera così si creerà un clima da competizione europea e sicuramente darà stimoli in più ai ragazzi, se mai ne avessero bisogno. Si alzerà anche un po’ l’asticella e magari ci sarà anche più pubblico per creare qualche tensione in più. Non dimentichiamo comunque che anche di là ci sarà una squadra agguerrita che avrà motivazioni doppie per cercare di passare il turno".

– Sempre a proposito di Vicenza: che effetto le ha fatto tornare al "Menti"?

"Ogni volta che metto piede allo stadio "Menti" riaffiorano in me ricordi importanti. Per me è stata una cavalcata bellissima quella col Vicenza. Il problema è che sia quel pomeriggio di Coppa sia in campionato contro il Real Vicenza lo stadio era vuoto: sembrava più una partita di allenamento e dato che noi ai tempi eravamo abituati ad allenarci proprio al "Menti" perché non avevamo altre strutture l’ho vissuta proprio come fosse una sessione normale. Ma rivedere lo stadio, qualche faccia amica e anche qualche immagine nel tunnel degli spogliatoi, dove appunto ci sono foto di quando abbiamo alzato la Coppa, mi è tornato a battere il cuore".

– In chiusura non posso che chiederle un parere sulla goleada di domenica scorsa contro il Bellaria: si è parlato tanto della rovesciata di Sinigaglia, ma lei da portiere cosa ne pensa della punizione di Allegretti?

"Ricky ha una qualità che gli permette di imprimere una forza importante alla palla: il portiere di solito focalizza la sua attenzione sul pallone quando esce dalla barriera, ma la velocità della punizione di Ricky era talmente alta che difficilmente il portiere sarebbe potuto arrivarci. A meno che riesce ad interpretare prima quello che potrebbe capitare, allora si anticipa la parata. Ma Ricky ha calciato una punizione veramente bella ed era difficile arrivarci".

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Valeria Debbia
Valeria Debbia
Valeria Debbia nasce a Vimercate il 29 luglio 1983 in una famiglia a prevalenza interista. Per sua fortuna viene instradata alla saggezza calcistica dal cugino Daniele e così cresce romanista e biancorossa. A 8 anni decide che il suo futuro sarà nel giornalismo, tanto che crea il giornalino di classe e fa di tutto per realizzare il suo sogno. A 16 anni, intanto, fa il suo primo ingresso al Brianteo. Durante la laurea triennale in Linguaggi dei Media scrive una tesina su Monza-News, conosce Stefano Peduzzi e dal febbraio 2008 comincia a collaborare con lui, aprendosi la strada ad altre esperienze nel mondo del giornalismo. Dopo la laurea magistrale in Teoria e Tecniche della Comunicazione Mediale, infatti, fa uno stage presso la redazione Web di SportMediaset. Da luglio 2009, cioè dalla sua fondazione, fa parte inoltre della redazione di TuttoLegaPro.com (dal novembre 2017 divenuto TuttoC.com). Dal settembre 2010 al 2014 si occupa dell'ufficio stampa della Fiammamonza. Dal 2013 è anche giornalista pubblicista. Nel tempo libero ha cercato di convertire il fidanzato Roberto al mondo del calcio, riuscendo nell'impresa di farlo entrare per la prima volta nella sua vita in uno stadio (il Brianteo e il Sada, of course).

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