domenica, Luglio 3, 2022
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Brivio: “Castelli portiere da prima pagina. Tonino persona vera che dà  tutto per noi”

Un anno preciso è passato dall’ultima volta in cui abbiamo incontrato l’allenatore dei portieri Pierluigi Brivio. Tante cose sono cambiate negli ultimi dodici mesi, tranne la sua professionalità e maniacalità nella preparazione degli estremi difensori biancorossi. Lo raccontava Paolo Castelli domenica scorsa in conferenza stampa: "Gigi è un martello" e lo ha ribadito lui stesso ai nostri microfoni, lusingato dalle parole del numero uno: "E’ vero. Lo ero come giocatore e lo sono ora come allenatore. Ma è cambiato il modo in cui martello: prima lo facevo senza cognizione, ora invece ho più conoscenze".

– Mister, domenica dopo la vittoria con l’Alessandria si è parlato molto di Lei con Paolo Castelli: "Per me è stata una fortuna lavorare con Gigi in questi due anni – ha spiegato il portierone. – Noto proprio i miei miglioramenti: con lui si curano tanto i particolari. Nonostante capiti di fare buone prestazioni, riusciamo comunque a trovare alcuni difetti da migliorare".

"E tutto questo dipende soprattutto dalla sua disponibilità. Secondo me c’è sempre margine di miglioramento, soprattutto se lavori sulla correzione dei particolari, sul lavoro tecnico e tattico. Dipende sempre comunque da come l’atleta si mette a disposizione e Paolo e i suoi compagni lo hanno fatto alla perfezione. Così diventa anche facile per me correggere. Quando giocavo, subivo l’allenamento mentre ora che sono dall’altra parte della barricata ho capito che bisogna prima conoscere e poi proporre. Se non conosci, diventa difficile la correzione. E se non sai correggere, lavori con l’errore e portandolo avanti potresti arrivare a oltre 30 anni senza riuscire più a correggerlo. Ma se lo vedi, lo conosci, proponi la correzione e hai un atleta disponibile a recepirlo e metterlo in pratica, allora succede che anche se hai più di 30 anni puoi ancora lavorare sui particolari".

– Spesso si parla di Gasbarroni, etichettandolo come fenomeno, ma Lei non crede che anche Castelli sia un lusso per la categoria? Molte partite si sono risolte anche grazie ai suoi interventi decisivi.

"Paolo sta facendo un campionato importante, come tutta la squadra e tutta la rosa in generale. Anche chi non gioca – e io parlo di Pazzagli, Sorrentino e Marcandalli – è importante per l’equilibrio del gruppo di lavoro, come ha ricordato domenica lo stesso Paolo. Questo è fondamentale. Paolo si sta dimostrando un portiere da "prima pagina": per fortuna nostra ci sta dando una mano in parecchie situazioni. Lui lo sa, però, che – date le sue caratteristiche – non può mai mollare e dire: "Posso gestirmi". Lui va sempre a mille, perché sa che solo così a livello fisico e mentale può garantire continuità di rendimento".

– Lei ha conosciuto e lavorato con molti tecnici nella sua carriera: che rapporto sta costruendo con mister Asta e che futuro pensa potrebbe avere?

"Prima di tutto vorrei ricordare l’intero staff con cui collaboro quotidianamente: da Frank Farina a Mario Familari, da Andrea Curzi all’intero staff medico. Detto questo, col mister c’è stato feeling da subito. Forse perché già ci eravamo incontrati da giocatori o forse perché abbiamo vissuto da protagonisti dentro il rettangolo di gioco. Quello che mi piace di lui è la positività e la propositività che mette sul lavoro. Ha un concetto di gioco sempre basato sull’attacco, come mentalità. E a me il fatto di non essere attendista è una cosa che piace tantissimo. La prima cosa che gli ho chiesto è stata quindi come proporre questa mentalità in funzione del portiere. Gli ho chiesto come si aspettava che agisse in fase di possesso palla e lui mi ha risposto che doveva essere rapido nell’impostare il gioco. Questa cosa della ripartenza veloce l’abbiamo fatta nostra all’interno del gruppo di portieri e la stiamo mettendo in pratica. Ci sono poi tantissime altre cose che il mister vorrebbe, che però per la tipologia di Paolo non riusciamo a realizzare perché andrebbero a togliere un altro tipo di sicurezza. In alcune situazioni cerchiamo quindi di mediare la proposta del mister. Ma sta facendo un lavoro importantissimo e dà spazio a noi dello staff, sia nello specifico sia nel generale. Ci chiede consigli sul discorso tattico, riuscendo a farci sentire tutti partecipi e protagonisti di quanto accade la domenica in campo. Nonostante alla fine l’ultima parola sia la sua".

– Dalla sua descrizione inevitabilmente esce un quadro di mister Asta già pronto per palcoscenici più importanti…

"Secondo me ha le qualità, soprattutto da un punto di vista umano, quindi parlo di quelle morali, per affrontare grosse realtà. Oltre che qualità tecniche. Se però non hai le qualità morali giuste in questo ambiente fai fatica. Tonino è una persona vera. Una volta che uno come lui riesce a salire su questo treno, ci sta facilmente. I giocatori e lo staff intero sentono queste caratteristiche fondamentali. Il fatto di dare tutto per il mister è proprio perché il mister dà tutto per loro. E’ una cosa bellissima ed è ciò da cui lui trae forza per andare avanti. Se si sarà trovato bene quest’anno, magari potremo condividere con lui gioie future. Ce lo auguriamo tutti".

– Lei ha vissuto anche la scorsa deludente stagione ed è evidente dalle sue parole che la mentalità vincente che si sta creando deriva in larga parte dalle qualità di mister Asta.

"Retrocedere non è mai bello e porta con sé una negatività iniziale importante. Quest’anno siamo partiti per il ritiro con questa negatività che aleggiava su di noi e si respirava. Probabilmente anche a causa dei problemi societari, che ci sono ma che noi cerchiamo di tenere lontani, anche se di riflesso entrano nel nostro lavoro. Tonino è stato bravo a gestire la situazione e a portare il suo pensiero nonostante le difficoltà. E’ anche vero che l’anno scorso abbiamo iniziato la stagione non sapendo la categoria di appartenenza e di conseguenza si è allestita una squadra in modo veloce, con tutte le problematiche che ciò comporta. Anche quest’anno la squadra è stata allestita strada facendo, ma con un obiettivo preciso: la 2^ Divisione e nello specifico la permanenza in categoria. L’anno scorso invece siamo stati ripescati e si è creato una squadra nel modo più veloce possibile, per poi vedere come sarebbe andata. Inoltre non c’era questa mentalità. Comunque chi c’era ha fatto di tutto per cercare di portare la squadra in salvo, così come tutti noi facenti parte dello staff. Io stesso sono retrocesso, ma so che abbiamo fatto di tutto per la salvezza. C’erano però troppe dinamiche diverse da quelle presenti quest’anno. Chi ha preso in mano la situazione in questa stagione ha cercato subito di risolverle, pulirle e ripartire".

– Lei parla di permanenza in categoria, continuiamo quindi con il low-profile senza pronunciare la parola che fa sognare i tifosi?

"Sì, per i ragazzi e il mister è tabù in questo momento. E io farei in modo che restasse tabù fino alla partita col Fano. Dopodiché vedremo il da farsi. Non siamo lontani, ma siamo dentro per i capelli ora. Aspettiamo Fano".

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Valeria Debbia
Valeria Debbia
Valeria Debbia nasce a Vimercate il 29 luglio 1983 in una famiglia a prevalenza interista. Per sua fortuna viene instradata alla saggezza calcistica dal cugino Daniele e così cresce romanista e biancorossa. A 8 anni decide che il suo futuro sarà nel giornalismo, tanto che crea il giornalino di classe e fa di tutto per realizzare il suo sogno. A 16 anni, intanto, fa il suo primo ingresso al Brianteo. Durante la laurea triennale in Linguaggi dei Media scrive una tesina su Monza-News, conosce Stefano Peduzzi e dal febbraio 2008 comincia a collaborare con lui, aprendosi la strada ad altre esperienze nel mondo del giornalismo. Dopo la laurea magistrale in Teoria e Tecniche della Comunicazione Mediale, infatti, fa uno stage presso la redazione Web di SportMediaset. Da luglio 2009, cioè dalla sua fondazione, fa parte inoltre della redazione di TuttoLegaPro.com (dal novembre 2017 divenuto TuttoC.com). Dal settembre 2010 al 2014 si occupa dell'ufficio stampa della Fiammamonza. Dal 2013 è anche giornalista pubblicista. Nel tempo libero ha cercato di convertire il fidanzato Roberto al mondo del calcio, riuscendo nell'impresa di farlo entrare per la prima volta nella sua vita in uno stadio (il Brianteo e il Sada, of course).

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