martedì, Luglio 5, 2022
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De Cenco: “Andiamo a vincere questi play-off. Spero di non vedere aiutini sul campo. E ai tifosi chiedo…”

L’allenamento del Monza è appena terminato sotto un diluvio torrenziale. L’occasione appare quindi propizia per stuzzicare l’attaccante Caio De Cenco, dopo la tripletta di domenica scorsa nella vittoria tennistica contro il Fano, con una battuta metaforica: "Bomber, prometti un’altra pioggia di gol?". Lui ride divertito ma allo stesso tempo si schermisce ricordando: "Non è vero che ho segnato tre reti, ma solo due: l’arbitro alla fine ha dato l’autorete al portiere del Fano". De Cenco aveva festeggiato mostrando una simpatica maglietta con una scritta che aveva il sapore di un avviso per tutti, tifosi ed avversari: "Il meglio deve ancora venire". "Sabato sera ho chiamato Vita e Miello in camera per darmi una mano: ero indeciso tra due o tre frasi e alla fine la scelta è caduta su quella" spiega l’attaccante in questa intervista esclusiva concessa ai microfoni di TuttoLegaPro.com. Brasiliano di San Paolo, classe 1989, arrivato in biancorosso nella finestra invernale del calciomercato dopo una breve parentesi a Reggio Emilia, De Cenco ha le idee chiare sull’obiettivo da raggiungere nelle prossime settimane: "Se prima dicevamo che sarebbe stata una delusione non entrare nella zona play-off, ora diciamo che sarebbe una grossa delusione non provare a vincerli. Io spero comunque che sia il campo a decretare la squadra migliore, senza alcun aiutino".

– Caio, non possiamo che cominciare dalla tripletta di domenica scorsa contro il Fano, anche se la terza rete è stata propiziata dall’errore del portiere dei marchigiani, Proietti Gaffi.

"Sì, non direi neppure due gol e mezzo, ma proprio due perché oramai l’arbitro ha dato autorete al portiere. Come si usa dire l’importante per una punta è segnare, ma in questo caso l’importante è stata la prestazione della squadra. All’apparenza non si trattava di una partita facile, ma l’abbiamo fatta diventare tale noi partendo forte".

– E’ balzata poi subito all’occhio la scritta sotto la maglietta che hai mostrato per festeggiare: "Il meglio deve ancora venire". Ci spieghi la genesi di questa frase?

"Era da sabato scorso che pensavo di scrivere qualcosa sulla maglietta. Me la sono portata a casa e sabato sera ho chiamato in camera Vita e Miello per darmi una mano: ero indeciso tra due o tre frasi e alla fine abbiamo scelto quella. Loro erano gli unici che sapevano di questa piccola sorpresa".

– Vorrei collegare con te due fatti che vertono sul concetto di rispetto: prima della partita col Bellaria – essendo tu un ex – avevi dichiarato che se ti fosse capitato di segnare avresti esultato, "ma con un’esultanza rispettosa". Ora ti chiedo: dopo aver fatto ben sette reti al Fano non trovi che invece questo senso di rispetto si sia un po’ perso?

"Sì, prima di Bellaria volevo intendere che sarebbe stata un’esultanza normale, non troppo sopra le righe, ad esempio senza andare sotto la loro tribuna. Solo un po’ di festeggiamenti con i compagni visto che ora la mia maglia è biancorossa. Per quanto riguarda la partita col Fano, il nostro obiettivo era puntare al possesso palla nella ripresa. Ma poi se succedono fatti come quello sul mio "terzo" gol, in cui io metto la palla in mezzo e poi il portiere la butta dentro, che colpa ne abbiamo?".

– Prima di raggiungere matematicamente i play-off Paolo Castelli, portiere biancorosso, aveva dichiarato che sarebbe stata una grossa delusione per lo spogliatoio non riuscire a conquistare quell’obiettivo. Ora sarebbe una delusione non riuscire a vincerli?

"Sicuramente non andare ai play-off sarebbe stata una grande delusione, perché noi ci credevamo fin dall’inizio conoscendo le nostre potenzialità. Dopo quel piccolo passo falso col Milazzo, eravamo consapevoli che avremmo dovuto fare l’impresa contro la Pro Patria e siamo andati lì concentrati. Eravamo contenti per aver raggiunto il nostro primo piccolo obiettivo. Adesso il prossimo obiettivo sarebbe vincerli: sappiamo che siamo quattro squadre capaci ed importanti. Speriamo veramente possa vincere la migliore in campo, senza aiutini e cose di questo genere".

– C’è da dire che tu però all’inizio della tua avventura in biancorosso volavi molto basso: dopo la partita pareggiata a Bassano lo scorso gennaio, infatti, avevi dichiarato che prima bisognava pensare alla salvezza.

"Ero appena arrivato e sapevo che era meglio attenuare la portata dei miei discorsi. Allora eravamo a metà classifica e la parola play-off – un po’ per scaramanzia e un po’ per altri motivazioni – non la volevo certo pronunciare. Ho cercato di volare basso di modo da far passare il messaggio che non ero così presuntuoso da dire che il mio obiettivo era arrivare e portare la squadra ai play-off".

– La nuova società sta cercando di non lasciare nulla di intentato per quanto riguarda i quattro punti di penalizzazione dovuti al calcio scommesse e ha fatto un nuovo ricorso al TNAS contro il giudizio di inammissibilità del precedente reclamo alla Corte di Giustizia Federale. Non avete paura che possa passare nella mente dei vostri avversari un messaggio negativo da questa ricerca comunque di giustizia da parte vostra?

"Sinceramente noi giocatori sappiamo poco o nulla di tutto questo. Lasciamo tutto nelle mani della società: non tocca a noi. Di sicuro continueremo a dormir la notte tranquilli: quello che verrà, verrà".

– Voi attaccanti vi sentite un pochino penalizzati dalla grande mole di gioco richiesta da mister Asta, che vi vuole sempre con una mentalità propositiva?

"No, siamo molto fortunati visto che siamo sempre chiamati in causa. Il suo è un gioco molto offensivo e la punta non può chiedere di meglio. In una squadra dove ci si difende in dieci sarebbe molto diverso. Ogni domenica creiamo sempre più occasioni degli avversari e per una punta è una cosa molto buona".

– Sei un ex della Reggiana: che sensazione provi nel vedere i tuoi ex compagni invischiati nella lotta play-out?

"Li seguo sempre e auguro loro di uscire da questa situazione e di riuscire a salvarsi. Ho ancora alcuni amici lì, quindi spero il meglio per loro".

– Se ti chiedo il nome di un compagno su cui punteresti nei play-off ma anche per il futuro?

"Siamo un gruppo veramente forte. Anzi ribalto il concetto: la nostra vera forza è il gruppo. Fare un nome in questa squadra è impossibile. I più esperti stanno facendo un campionato importantissimo. Mentre tra i giovani potrei dirti sempre i soliti Vita e Valagussa, ma so che sono scontato".

– In un’intervista rilasciata al sito della Reggiana hai confessato che ti piacerebbe essere allenato da José Mourinho. Come voglia di vincere lo spirito di mister Tonino Asta non è molto lontano dal portoghese, non trovi?

"Per me Mourinho è un grande allenatore. Asta non lo conoscevo, ma mi ha impressionato tantissimo, soprattutto il suo modo di lavorare. Mi sta piacendo veramente tanto".

– Come già sottolineato da tutti i tuoi compagni a più riprese, anche dalle tue parole si evince come il mister sia l’arma in più di questo Monza.

"Sicuramente. Il mister non ti lascia mai mollare di un centimetro. Anche quando le cose sembrano scontate, lui ti dimostra che non lo sono per niente. Di modo da stare sempre sul pezzo e lavorare sempre a mille".

– So che nell’intervista di cui abbiamo precedentemente parlato, hai sottolineato come dopo ogni partita dimentichi tutto, ma se ti chiedo quale è la difesa che ti ha fatto particolarmente soffrire riesci a rispondermi?

"(ride, ndr) E’ vero: faccio fatica a rispondere. Ad esempio se mi dovessi chiedere di descriverti le azioni di domenica scorsa, già non riuscirei più a farlo. Però posso dirti che la difesa della Pro Patria è veramente buona. Ma in generale di tutte quelle squadre che sono ancora in gara, posso dire che non sono di certo scarse. Sei tu attaccante che devi riuscire a fare qualcosa di più di loro".

Hai un messaggio da mandare ai tifosi in vista dei play-off?

"Abbiamo raggiunto questo primo obiettivo e abbiamo bisogno di loro per sostenerci. Il loro attaccamento alla squadra ogni domenica ci aiuta tantissimo. E nei play-off conta anche quello. Ma finora loro non hanno lasciato nulla di intentato. Ci sono sempre stati vicini: l’unica cosa che posso dir loro è di cercare di portare qualche persona in più".

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Valeria Debbia
Valeria Debbia
Valeria Debbia nasce a Vimercate il 29 luglio 1983 in una famiglia a prevalenza interista. Per sua fortuna viene instradata alla saggezza calcistica dal cugino Daniele e così cresce romanista e biancorossa. A 8 anni decide che il suo futuro sarà nel giornalismo, tanto che crea il giornalino di classe e fa di tutto per realizzare il suo sogno. A 16 anni, intanto, fa il suo primo ingresso al Brianteo. Durante la laurea triennale in Linguaggi dei Media scrive una tesina su Monza-News, conosce Stefano Peduzzi e dal febbraio 2008 comincia a collaborare con lui, aprendosi la strada ad altre esperienze nel mondo del giornalismo. Dopo la laurea magistrale in Teoria e Tecniche della Comunicazione Mediale, infatti, fa uno stage presso la redazione Web di SportMediaset. Da luglio 2009, cioè dalla sua fondazione, fa parte inoltre della redazione di TuttoLegaPro.com (dal novembre 2017 divenuto TuttoC.com). Dal settembre 2010 al 2014 si occupa dell'ufficio stampa della Fiammamonza. Dal 2013 è anche giornalista pubblicista. Nel tempo libero ha cercato di convertire il fidanzato Roberto al mondo del calcio, riuscendo nell'impresa di farlo entrare per la prima volta nella sua vita in uno stadio (il Brianteo e il Sada, of course).

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