mercoledì, Giugno 29, 2022
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Esclusiva Monza-News – Il commiato di Asta: “La società  voleva fossi l’allenatore del futuro, ma io ho deciso di cambiare. Cerco emozioni come quelle vissute qui. E ai tifosi chiedo…”

E’ arrivata al capolinea l’avventura di Tonino Asta sulla panchina biancorossa: dopo due anni intensi e vissuti al massimo il tecnico si separa consensualmente dal Monza. Monza-News ha raccolto le sue sensazioni dopo l’annuncio ufficiale ed Asta non manca di fare un appello accorato ai suoi tifosi: "Voglio salutarli ad uno ad uno al Monzello giovedì prossimo nel tardo pomeriggio dopo l’allenamento: voglio che vengano in tanti di modo che io possa ringraziarli e abbracciarli".

– Mister, è arrivata la conferma della notizia che nessuno avrebbe voluto leggere: la sua separazione dal Monza.

"Io credo che gli addii siano sempre difficili da affrontare, ma dipende dal tipo di addio: questa è stata una sofferenza e lo è ancora. Mai addio potrà essere più triste di questo. A Monza ho avuto a che fare con un ambiente fatto di tifosi, giornalisti e di tutti coloro con cui sono entrato in contatto che mi hanno voluto bene da subito. Sono riuscito a lavorare con un appoggio costante. Non dico che si sia chiuso un ciclo, ma che fosse necessario trovare nuovi programmi. Non posso dire che non mi sentivo partecipe della nuova programmazione, ma di sicuro non ne ero convinto. Così ho preso questa decisione. Dispiace perché sono stati due anni fantastici: il mio primo giorno qua me lo ricordo ancora. Mi chiamò Andrissi e fu un salto nel buio. Non si sapeva se ci saremmo iscritti eppure ho accettato la sfida contro tutto e tutti. Gli amici mi chiamavano chiedendomi "Ma chi te lo fa fare?". Ma io sono fatto così: le sfide difficili mi prendono, dandomi forza maggiore. Purtroppo è finita male a Portogruaro, dopo un’annata straordinaria. Invece quest’anno abbiamo ottenuto l’obiettivo, disputando anche la finale di Coppa Italia. Due anni di successi e momenti difficili, ma veramente bellissimi".

– Non può nascondere che qualcosa si è rotto quando a metà aprile il presidente Armstrong ha annunciato in conferenza stampa l’allontanamento di Gianluca Andrissi e l’avvento delle nuove figure dirigenziali.

"L’ho già detto in conferenza stampa: io devo molto ad Andrissi perché mi ha voluto. Ho avuto modo di conoscerlo in questi due anni, ma credetemi: la figura del direttore – così come quella dell’allenatore o dei giocatori – ha una valenza, ma fuori c’è la tua strada, la tua vita, indipendentemente da quanto è successo a lui, anche se non nego abbia dato fastidio. Non nascondo che ha segnato sia me sia i giocatori per le modalità con cui è avvenuto, però il lato umano e il lato professionale sono scissi. Probabilmente dentro di me già pensavo a nuove esperienze, anche se fosse rimasto Andrissi. Nel mio cuore c’era già da tanto tempo, anche se era una volontà difficile da esprimere perché ero combattuto: lascio una famiglia dove mi hanno voluto bene. Ritrovare un posto dove possa sentirmi ancora così sarà difficile. Qui mi sono sentito sempre importante".

– La modalità con cui è avvenuta la comunicazione del cambiamento e anche ciò che è accaduto dopo, cioè i numerosi nomi di categoria superiore con cui pare la dirigenza si sia incontrata e che quindi sono stati accostati alla panchina del Monza non possono averla lasciata indifferente.

"Capisco quello che volete intendere: Asta è la ruota di scorta. No, non mi sentivo tale. Sta di fatto che nell’ultimo periodo loro sono venuti molto prepotentemente a chiedermi di rimanere e di essere l’allenatore del futuro. Ma in me c’era questa volontà di cambiamento anche se difficile da esternare. Poi come ogni società è giusto che facesse i propri movimenti, sondando e ponderando. D’altronde vedevano che io ero un po’ spento, perché per me era oramai finito quel percorso e quel progetto".

– Monza sarà un trampolino di lancio per Asta? La vedremo a breve in categorie superiori?

"In questo momento non posso nascondere che ci sono tante voci su di me, ma per come sono fatto dico che non è facile cercare un progetto. D’altronde la parola progetto nel calcio attuale è vuota di significati: andrò alla ricerca di qualcosa che mi possa dare le emozioni che ho vissuto qui a Monza, con un ambiente dove la volontà è quella di farmi fare solo l’allenatore, senza occuparmi di altre cose. La categoria non è importante: in questo momento sono in attesa degli eventi".

– Lei ha parlato spesso di "progetto". Sa che prima del suo avvento era un termine che faceva paura ai tifosi biancorossi visto quanto successo nell’era Seedorf. Lei ha saputo ridargli un significato costruttivo.

"Mi fa piacere. Abbiamo fatto due anni con un progetto chiaro: portare il Monza in una categoria più consona, quindi in 1^ Divisione ed ora in Lega Pro unica. Il primo anno avevamo già raggiunto l’obiettivo sul campo. Abbiamo poi lanciato molti giovani, abbiamo dato visibilità ad una città, una società e dei tifosi che erano un po’ dimenticati. E’ durato solo due anni, ma abbiamo raggiunto tanti obiettivi: il primo per quanto mi riguardava era riportare entusiasmo e ci sono riuscito. Poi cercare di far giocare bene la squadra, offrendo buone prestazioni che sono state spesso riconosciute dagli stessi avversari. Spero per i tifosi e la gente fantastica di Monza che si possano rivivere questi momenti e che l’attuale presidente mantenga la parola: portare il Monza in poco tempo in Serie B. I tifosi e la gente di Monza hanno finalmente visto un po’ di luce dopo tanto buio e tanti sacrifici: è giusto che continuino a vedere il sole brillare".

– Un ultimo messaggio per i tifosi, soprattutto quelli della Curva Pieri che spingevano per la sua riconferma?

"A loro sarò grato per sempre, ma non solo a parole. Spero riusciate a fare in modo che io possa salutarli ad uno ad uno al Monzello giovedì prossimo nel tardo pomeriggio dopo l’allenamento: è l’appello che faccio. Che vengano in tanti di modo che io possa ringraziarli. Li porterò sempre nel cuore perché mi hanno fatto vivere dei momenti straordinari. Mi auguro capiscano che questo è il nostro lavoro: ci sono momenti in cui si devono prendere decisioni sofferte ma poi bisogna andare avanti. Il mio cuore è biancorosso: da giocatore ho vissuto anni fantastici e quel gol mi ha legato a questi colori. Le lacrime col Santarcangelo erano vere: vedere quanto questa gente ha fatto nei miei confronti non poteva lasciarmi indifferente. Non sapendo come fare per ringraziarli al pari loro, li invito a venire di modo che li possa abbracciare e dir loro grazie più che mai".

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Valeria Debbia
Valeria Debbia
Valeria Debbia nasce a Vimercate il 29 luglio 1983 in una famiglia a prevalenza interista. Per sua fortuna viene instradata alla saggezza calcistica dal cugino Daniele e così cresce romanista e biancorossa. A 8 anni decide che il suo futuro sarà nel giornalismo, tanto che crea il giornalino di classe e fa di tutto per realizzare il suo sogno. A 16 anni, intanto, fa il suo primo ingresso al Brianteo. Durante la laurea triennale in Linguaggi dei Media scrive una tesina su Monza-News, conosce Stefano Peduzzi e dal febbraio 2008 comincia a collaborare con lui, aprendosi la strada ad altre esperienze nel mondo del giornalismo. Dopo la laurea magistrale in Teoria e Tecniche della Comunicazione Mediale, infatti, fa uno stage presso la redazione Web di SportMediaset. Da luglio 2009, cioè dalla sua fondazione, fa parte inoltre della redazione di TuttoLegaPro.com (dal novembre 2017 divenuto TuttoC.com). Dal settembre 2010 al 2014 si occupa dell'ufficio stampa della Fiammamonza. Dal 2013 è anche giornalista pubblicista. Nel tempo libero ha cercato di convertire il fidanzato Roberto al mondo del calcio, riuscendo nell'impresa di farlo entrare per la prima volta nella sua vita in uno stadio (il Brianteo e il Sada, of course).

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