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Galliani dal taglio degli stipendi al futuro della Lega Pro: ‘Paghiamo 10 mensilità su 12, si tuteli il compito sociale della C. Se non si riprenderà, i verdetti…’

Adriano Galliani, ad biancorosso, è intervenuto ai microfoni de La Politica nel Pallone in onda su Radio Rai: “I complimenti dei colleghi per il taglio degli stipendi del 50% sulla mensilità di marzo? Il 10% di 12 mensilità è un mese, quindi tolto mezzo stipendio a marzo ed eventualmente mezzo stipendio ad aprile se non si dovesse giocare arriviamo a tale 10%. Ecco quello che abbiamo fatto. Abbiamo solo anticipato i tempi“.

La Reggina non li ha tagliati? Io credo che sia difficile fare una trattativa collettiva perché all’interno della stessa categoria ci sono differenze abissali e questo succede in tutte le serie. Si parla di Cassa Integrazione per coloro che guadagnano meno di 50 mila euro lordi e noi a Monza non ne abbiamo. Non è quindi tutto automatico. Faccio fatica a trovare una mediazione che possa andare bene sia per la prima sia per l’ultima classificata“.

Quale è la situazione complessiva della C e dell’universo dilettantistico? Ci sono due mondi, la Serie A e la Serie B sono una cosa mentre la Serie C e D un’altra. In Serie D non ci sono ricavi, in C pochi dagli sponsor e pochissimi dagli stadi nonché nulla dai diritti televisivi. La C perde 120 milioni l’anno che sono messi da 60 imprenditori e dai loro soci con la media di 2 milioni di perdite l’anno. La crisi economica che ci colpirà dopo il Coronavirus impedirà a questi signori di mettere soldi anche l’anno prossimo. Ricordo che la C e la D svolgono un compito sociale: tolgono i ragazzi dalle strade. Bisogna trovare un sistema che questo compito sociale venga riconosciuto. Cosa sarà il calcio? Bisognerà capire il comportamento del pubblico, se ci sarà; il comportamento degli sponsor, che risorse avranno; infine le televisioni, con le Pay TV che dovranno confrontarsi con minori introiti dei propri abbonati“.

Si è passati dal ‘non si può giocare’ al ‘la stagione deve concludersi ad ogni costo’, tanto che ieri Gravina ha parlato dell’ipotesi ottobre. Sarebbe un caos apocalittico. C’è la sensazione che la stagione debba finire per forza? I tempi li dà il virus: nessuno di noi sa se il 14 aprile si potrà cominciare la Fase 2. Il ragionamento da fare non è capire quando finiremo, ma quale di queste soluzioni darà meno danni al calcio. Ci sarà una grande riduzione di ricavi e secondo me la soluzione deve essere trovata facendosi affiancare da un grande Advisor, cioè una grande società di revisione che valuti caso per caso. Ciascuna delle soluzioni comporta ricavi diversi tra di loro. Per me deve essere presa la strada che porta alla minore riduzione di ricavi, sto parlando soprattutto per la Serie A“.

Si potrebbe giocare solo in alcune zone dove il Coronavirus è arrivato meno? Io vedo tutto bene, ma deve rispondere la comunità scientifica. Non è che poi arrivano giocatori e tifosi a portare il contagio laddove non era arrivato o in misura minore. Bisogna avere certezze. Fino alla Fase 2 non si può giocare con il pubblico. Ci vogliono 200 persone per disputare una partita: un discorso è controllare 200 persone, un discorso è controllarne 20-40 mila. Quindi si dovrà giocare senza pubblico e poi bisognerà capire se la comunità scientifica troverà soluzioni per non mettere a rischio nessuno. Io sono per concludere la stagione, ma a condizione che non si faccia del male a nessuno e non si aumentano i contagi. Se fossimo stati rinchiusi un po’ prima di quando ci siamo fermati, forse sarebbero morte meno persone. Finché non c’è una cura, l’unica soluzione è che ciascuno di noi non contagi gli altri. Prima la sicurezza e poi la valutazione su come concludere con il minor danno possibile. I mancati ricavi potrebbero portare molte aziende sull’orlo del collasso, come succederà per tante aziende del nostro paese. L’unico sistema per evitare contenziosi con gli abbonati e le Pay TV è finire la stagione in sicurezza“.

Nella malaugurata ipotesi che la comunità scientifica non dia il via libera, si discute molto su ciò che andrà fatto per i verdetti: bisognerà congelare le classifiche attuali e assegnare i titoli a tavolino? E per la partecipazione alle Coppe europee? Io in questa risposta sono di parte perché mi occupo del Monza, ma ho fatto per tanti anni il presidente della Lega, ho fatto una carriera dirigenziale lunga anche a causa della mia età. Io non avrei dubbi, ma la competenza è del Consiglio Federale. Io manderei in Champions League le prime 4 del campionato, la classifica deve essere quella del momento in cui ci siamo fermati. Ma sarebbero impossibile le retrocessioni di un campionato non terminato. Bisogna trovare una soluzione che limiti i contenziosi legali quest’estate. Io sono stato presidente di Lega nel 2004, con il Catania di Gaucci: finimmo per giocare una B a 24. Io vedo una A a 22, una B a 21-22 o quelle che saranno mentre il problema della C sarà completamente diverso. Credo che chi è davanti non può non vedere riconosciuti i propri meriti, anche se non sarà un verdetto su 38 partite“.

Che calciomercato sarà? Io penso che sarà un mercato di scambi, io amo lo sport americano, soprattutto il basket, e lì non ci sono movimenti di denaro ma scambi. Così sarà questa estate“.

Progetti Monza? Io non chiamerei comunque tagli di stipendio, ma 10 mensilità su 12. I giocatori sanno come vengono trattati. Cerchiamo di fare le cose che sentiamo, senza voler insegnare a nessuno. Io ho iniziato a frequentare la Lega Calcio nel 1975, quando da ragazzino ero già proprietario del Calcio Monza. Sono 45 anni che frequento questo mondo“.

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