sabato, Maggio 15, 2021
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Lamanna: ‘Il Monza sogna la serie A, vi racconto come ci alleniamo al pc. Brocchi vuole unione e anche concretezza. Ibrahimovic sarebbe un privilegio’

Il portiere del Monza Eugenio Lamanna, uno dei protagonisti della cavalcata trionfale dei biancorossi, ha parlato a SeriebNews. Queste le dichiarazioni del portiere dei biancorossi.

Si aspetta solo la decisione finale del Consiglio Federale per ratificare la promozione in Serie B del Monza: avete temuto che la splendida cavalcata in campionato fosse vanificata?

“La parola finale spetterà come detto al Consiglio Federale, vista la situazione rimane l’incertezza fino alla decisione su quello che può succedere. Sin dall’inizio dello stop, ci siamo concentrati come gruppo solo su quello che potevamo controllare e fare, ovvero farci trovare pronti per un’eventuale ripresa, senza farci condizionare troppo da decisioni che non sono sotto il nostro controllo diretto”.

La Lega di C ha deciso di chiudere qui la stagione per le note circostanze in merito al coronavirus: quanto vi dispiacerebbe non poter festeggiare la promozione sul campo e insieme ai vostri tifosi?

“Dispiacerebbe sicuramente non poterlo fare perché è quello per cui lavoriamo sin dall’inizio. Tutti i giocatori avrebbero voluto finire la stagione sul campo, ma siamo di fronte ad un’emergenza sanitaria e non solo. Parliamo comunque sempre di una decisione ancora non presa”.

In questi di mesi di stop come ti sei preparato a casa e quali compiti vi ha assegnato Brocchi?

“Durante la settimana ci ritroviamo tre volte in videoconferenza per allenamenti di gruppo, i restanti giorni ognuno ha un programma personalizzato, in modo da poter mantenere il più possibile la forma. Le chiamate hanno riguardato anche gli aspetti tattici, con mister Brocchi e lo staff che hanno riprodotto in video quello che poi guardiamo e facciamo durante l’anno. Per noi portieri, con mister Righi, ci siamo focalizzati inoltre anche su aspetti che riguardano il nostro ruolo più da vicino”.

Un pregio di Brocchi e cosa ti ha stupito tatticamente del mister e del suo modo di interagire con lo spogliatoio.

“Una cosa a cui il mister tiene molto è l’unione del gruppo, lo dimostra il comportamento che ha nei confronti di tutti e anche il fatto che difenda sempre i propri giocatori. Questo aspetto lo conoscevo già perché alcuni suoi ex giocatori me l’avevano anticipato: venendo qui ho trovato la conferma. Tatticamente apprezzo molto il fatto che qualsiasi cosa, partendo dal gioco da dietro fino alle palle inattive, sia tutto votato alla concretezza e utilità, non solo quindi alla bellezza fine a sé stessa”.

Qual è stato il momento chiave della stagione?

“Non credo ce ne sia uno in particolare. Una delle qualità di questo gruppo è quella di aver affrontato al massimo ogni singola partita: penso che ci abbia portato a fare un campionato di alto livello fino all’ultima gara giocata”.

Dai un voto al tuo campionato…

“La cosa che conta maggiormente per me è poter aiutare la squadra. Per cui, più che darmi un voto, spero di aver contribuito al massimo delle mie possibilità con i compagni per raggiungere l’obiettivo”.

C’è un portiere che ammiri particolarmente o al quale ti sei ispirato per migliorare?

“Ho sempre cercato di ‘rubare’ qualcosa a tutti i portieri, sopratutto dai miei compagni di ruolo in squadra: mi piace osservare la tecnica e le qualità di ognuno. Per cui non solo uno ma una lista infinita tra i quali Toldo, Buffon, Dida, Julio Cesar e Handanovic per citarne alcuni dei più grandi e conosciuti. Ma anche alcuni come Diego Lopez e Caballero che in Italia sono meno famosi”.

Hai sposato con grande entusiasmo il progetto Monza e altre squadre ti avevano cercato la scorsa estate: cosa ti fatto propendere per questa scelta?

“Non è stato difficile sin dal primo incontro con il dottor Galliani e il direttore Antonelli, capire la bontà e serietà di quello che si sarebbe voluto costruire qui a Monza. La parola progetto è usata spesso, ma qui ci sono i fatti che fanno diventare tutto reale. I miglioramenti alle strutture, allo stadio, la costruzione della squadra, fino ai progetti per il territorio monzese”.

Hai un contratto fino al 2022: ti piacerebbe diventare una bandiera del Monza e chiudere la carriera con questa maglia?

“La mia aspirazione è quella di rimanere in questa società il più a lungo possibile. Poter diventare una bandiera credo sia un processo naturale che non si può e non si deve forzare: dal lato del giocatore bisogna provare sempre ad essere all’altezza di questa parola, in campo e non solo. Detto questo certo, mi farebbe molto piacere”.

Berlusconi e Galliani hanno obiettivi prestigiosi per il club: la Serie A non è più solo un sogno…

“Come detto prima qui c’è tutto per potersi esprimere al massimo e di conseguenza quello che è un sogno può diventare un obiettivo raggiungibile con queste premesse. Anche se il primo passo per tutti è stato da luglio costruire qualcosa d’importante quest’anno”.

A proposito di sogni. Galliani non ha nascosto di averci provato per portare Ibrahimovic al Monza: quanto ti sarebbe piaciuto giocare al fianco di un campione di tale livello?

Il livello del campione è mondiale e la sua esperienza uguale. Penso che incontrare e giocare con un fuoriclasse così sia per tutti un privilegio”.

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