lunedì, Agosto 8, 2022
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L’analisi – Contro l’Albinoleffe va in scena un Monza di plastica

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Le attenuanti nel calcio si possono scovare nelle pieghe della cronaca, ma valutare con oggettività il trend di gioco e i risultati non è questione opinabile. Il “nuovo corso”, il ricambio della rosa, cominciato il 20 gennaio contro la VirtusVecomp Verona, è caratterizzato in maniera imparziale e lucida da alti e bassi. Si alternano partite giocate con vigore e sagacia a vere e proprie “débâcle” sportive. Nello specifico, la disfatta di Bergamo contro l’AlbinoLeffe (3-0), nel giorno del Sabato Santo, per il Monza è un campanello d’allarme da non sottovalutare.

I giocatori con la testa alla finale di Coppa Italia di Serie C, che si disputerà mercoledì 24 aprile (ore 18.00) contro la Viterbese (gara di andata al Brianteo), subiscono la severa imbarcata in riva al torrente Morla. Sarà il traguardo dei playoff raggiunto con qualche giornata di anticipo a rilassare l’ambiente, ma la squadra, vista nel catino di Bergamo, è apparsa poco incisiva e svasata.

Il pacchetto arretrato, con l’assenza forzata di Scaglia (ancora squalificato) nei primi 30 minuti, balla la rumba: gli esterni bassi sottotono e intimoriti, i centrali non sempre impeccabili. In particolare Marconi fatica a contenere l’esuberanza fisica dell’ ex Sacha Cori. Lo stopper di Brescia perde i duelli aerei e la lotta “greco-romana” con il puntero di Viterbo. Le reti segnate dai Seriani in 30 minuti di gioco sono il frutto di azioni dirompenti ed esplosive con la complicità delle (belle) “statuine” monzesi. La “passione”, in tempo pasquale, della Curva Davide Pieri è incrollabile. I “bagaj”, collocati nella circostanza nel settore sud dell’impianto orobico, sostengono “fino alla fine” i colori biancorossi.

L’ impalcatura tattica sulla carta di Cristian Brocchi è accademica, gli undici sono raccolti, le distanze corrette, i movimenti regolati. Per gli amanti del tatticismo estetico è solo un ripasso teorico.

Ma il calcio, oltre il manuale, richiede velocità di esecuzione, rapidità, ritmo e cuore. La squadra è aggrappata spesso a capitan D’Errico, uno dei pochi in grado di saltare l’uomo e creare superiorità numerica. Il nerbo e la fisicità non mancano; delude la prestazione, l’approccio e l’intensità; appare una squadra non ancora assemblata, a tratti in fase di rodaggio e senza inventiva. L’abilità nei meccanismi delle catene è la peculiarità, mentre l’incapacità d’imbastire azioni pericolose sfruttando gli argini del green è la fotografia del match allo stadio Atleti Azzurri d’Italia. Brighenti e Marchi, le due torri isolate, non sono adeguatamente assistite nei varchi e in profondità, con Chiricò impalpabile e D’Errico in fase off.

Nel mezzo si fatica a delineare la quadra: vi sono i piedi buoni e la visione, manca tutto il resto. Infine, aggiungiamo una considerazione a margine del mercato invernale. A mio modesto avviso, la rosa avrebbe probabilmente giovato della personalità di Luca Guidetti in mediana, fosforo e concretezza, l’ intraprendenza sugli esterni di Simone Iocolano (in tandem con D’Errico) e l’ impatto fisico di Sacha Cori in taluni match. A Bergamo, invece, è andata in scena una squadra di plastica.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it              www.perego1963.it

 Binario Sport torna mercoledì sera: subito dopo la partita Monza-Viterbese il nostro direttore Stefano Peduzzi commenterà, sulla pagina Facebook di Radio Binario 7, il post partita della finale di Coppa Italia

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