domenica, Maggio 29, 2022
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Mendicino: ‘Dalla Lazio alla maglia azzurra con Immobile, dalle vittorie a Salerno ai play-off col Cosenza. Astinenza dal gol? Dato oggettivo, ma non…’

Quattro presenze con la Lazio dieci anni fa, poi tre stagioni in prestito in B, qualche infortunio di troppo e infine tanta C in giro per l'Italia. Questa in sintesi la carriera di Ettore Mendicino prima di sbarcare in biancorosso. Anche se per lui il Monza non era sconosciuto, avendogli 'soffiato' la Coppa Italia Lega Pro nel 2014 con la maglia della Salernitana, di cui ai microfoni di Monza-News dice: "La Salernitana è stata l'esperienza più gratificante. Vincere a Salerno è una cosa che auguro a tutti i ragazzi che giocano a calcio, in qualsiasi categoria". Ma sono tanti i ricordi che l'attaccante tira fuori dal cilindro per noi: dalla maglia azzurra ai gol più belli ed importanti, come quello segnato in Cosenza-Matera la scorsa stagione che valse la qualificazione ai quarti di finale play-off (poi persi contro il Pordenone). Senza dimenticare uno sguardo all'attualità, che – purtroppo – non lo ha ancora visto entrare nel tabellino marcatori: "Domenica scorsa contro Iannarilli, che per me è un fratello, speravo tanto di sbloccarmi".

– Ettore, partiamo dal nodo che dovete cercare di sciogliere: l'astinenza dell'attacco. Da quando sei arrivato, quindi dalla gara vinta con la Lucchese, cinque turni fa, siete andati a segno solo due volte.

"E' un dato oggettivo, ma non penso sia preoccupante. L'ambiente conosce quello che è stato il cammino della squadra. Il Monza è una squadra che ha sempre dato certezze ed equilibrio e queste sono le due caratteristiche che hanno portato ad avere i punti che recita la classifica in questo momento. Tutto ciò non va dimenticato. E' anche vero che a Carrara, secondo me, avevamo fatto un'ottima partita ma siamo stati sfortunati. Mentre invece con Arzachena, Alessandria e Viterbese sono state gare più complicate. Sicuramente dispiace che non ci siano state occasioni nette, però bisogna prendere il positivo, cioè che nelle ultime due non abbiamo subìto gol e abbiamo fatto ottime prestazioni con squadre importanti. Secondo me si deve guardare con fiducia al futuro".

– Qualcuno domenica in sala stampa aveva fatto notare a mister Zaffaroni che sembra tu non abbia ancora ingranato, ma lui ha controbattuto dicendosi contento di te: "Si sta dando da fare ed è utile nell'economia della squadra. Si sta inserendo bene nel gruppo e sono contento di quello che sta facendo". Tu come ti senti?

"Sono chiacchiere da post-partita, d'altronde in settimana bisogna pur parlare di qualcosa. Se si fa 0-0 è brava la difesa e va male l'attacco. Diciamo che il calcio non è così. Io ringrazio il mister per la stima, comunque cerco di fare quello che mi viene richiesto in ottica squadra. Noi attaccanti siamo chiamati a fare un grande lavoro di equilibrio nei confronti del resto della squadra. E' chiaro che dobbiamo migliorare nelle ripartenze. Per me comunque un attaccante si giudica quando ha 4-5 occasioni a partita e le sbaglia tutte quante. In questo momento, da squadra, non siamo stati bravi a sfruttare qualche ripartenza e qualche scelta finale. Ma non la prendo sul personale: sono il primo ad essere dispiaciuto perché ho molta voglia di fare gol e di aiutare la squadra. Fa tutto parte di un percorso di crescita".

– Anche con Cori si era parlato di te e aveva detto che voi due vi completate perché tu vai a prendere la palla incontro, fai molto fraseggio e fai giocare bene tutti.

"Vanno scisse le cose. In tutta la mia carriera raramente ho fatto la prima punta, sono stato esterno, seconda punta, trequartista, insomma un giocatore offensivo. In questo momento sto facendo quello che serve alla squadra, soprattutto quando gioco con Sacha che è prima punta, cioè la seconda punta. Mi abbasso di più, fraseggio, faccio allargare la squadra, manovro. Queste sono le mie caratteristiche. Ci completiamo perché talvolta lo fa anche lui e può lasciare spazio a me di attaccare la profondità".

– Hai fatto le tue prime quattro stagioni ad alti livelli tra A (Lazio) e B (Crotone, Ascoli e Gubbio) per poi assestarti in terza serie. Cosa credi ti sia mancato, sempre che tu ritenga sia effettivamente mancato qualcosa, per poter proseguire in categorie superiori?

"Penso che a questa domanda risponderò a 36/37 anni. La maturità di un giocatore si raggiunge in questi anni (Mendicino è un classe 1990, ndr). Ci sono tanti giocatori che si sono levati grandi soddisfazioni a età più elevate di quella che ho io. Io direi che le mie più belle stagioni sono state in Serie C. Perché in B ero molto più giovane, andavo spesso in prestito dalla Lazio, con poca attenzione perché non ero un giocatore di proprietà. Fino a 22/23 anni ho avuto tantissimi problemi fisici e lo testimoniano anche i numeri, visto che facevo fatica a mettere insieme 5-6 presenze di fila per guai muscolari. Negli ultimi due anni e mezzo – e ancora lo dicono i numeri – sto giocando con continuità e mi sono tolto soddisfazioni importanti: la fascia da capitano a Siena, la B sfiorata a Cosenza. Io sono venuto a Monza con tanta ambizione, anche se non è mai facile arrivare a gennaio. Penso di essermi ambientato bene, è un gruppo giovane, nuovo per la categoria e penso di poter portare qualcosa di positivo anche se il tempo non è tantissimo. Ora entriamo nella parte clou della stagione e credo fermamente di poter dare tanto a questa squadra".

– Il Monza lo avevi affrontato nelle file della Salernitana, in quella famosa finale di Coppa Italia Lega Pro del 2014. Eri subentrato nella ripresa della gara di ritorno a Gustavo.

"All'andata per turnover, dato che la Salernitana era in lizza per i play-off – che poi perdemmo con quel Frosinone capace di fare la scalata fino alla A, – non giocai. Mentre subentrai al ritorno, quando pareggiammo 1-1 dopo aver vinto qui al 'Brianteo' 1-0. Purtroppo per il Monza non andò bene, ma andò bene per me".

– Hai vestito la maglia azzurra mettendo a referto 15 presenze tra Under 16, Under 20 e Under 21: è stato più emozionante l'esordio con Casiraghi in Under 21 o la medaglia ai Giochi del Mediterraneo in Under 20?

"Questa cosa me la chiedono spesso e non so perché non è menzionato l'Europeo Under 19 che ho fatto con Piscedda in Moldavia. Purtroppo è andato male, ma fu un'esperienza bellissima. La maglia azzurra è sempre una grande emozione: mi ricordo il primo gol a 16 anni in Ucraina, ma anche l'esperienza in Under 21 con giocatori come Ranocchia, Poli, Paloschi e Immobile. La porto con me, anche se dispiace sapere di essere stato lì e vedere ora loro dove sono finiti rispetto a me. Ma lo prendo come uno stimolo per fare il massimo nella mia carriera".

– Hai avuto esperienze lungo tutto lo Stivale (persino nel Como che, come tu ben sai, è storico rivale da queste parti): puoi confermare sia così netta la differenza tra il calcio che si gioca al Nord e quello che si gioca al Sud?

"Ho girato tanto e dico purtroppo perché anche questa è una cosa che non mi ha aiutato nella mia carriera, perché la continuità del lavoro penso sia importante. Ho avuto tante esperienze, anche a Como ho passato sei mesi ottimi, nonostante la rivalità, e ne ho un buon ricordo. E sì, posso dire che il calcio è diverso. Ho girato tutti e tre i gironi di Lega Pro e al Sud c'è un calcio ancora più aggressivo, più fisico rispetto al Nord. Il Girone A si avvicina più all'idea di calcio che piace a me: più tattico, più studiato e meno istintivo".

– Domanda secca: gol più bello e gol più importante.

"Ne ho fatti parecchi di bei gol. Non sono mai stato uno da 15-20 gol, la mia media viaggia intorno agli 8-9. Mi ricordo un gol che feci col Crotone contro il Cittadella al 96' (clicca qui) e un altro con la Salernitana contro il Frosinone in rovesciata (clicca qui). Questi sono i due cui tengo di più. Il più importante è quello dell'anno scorso ai play-off in Cosenza-Matera per vari significati, anche perché a Matera avevo avuto un brutto infortunio. Quella fu una notte splendida".

– Quale delle esperienze avute in Serie C è stata la più gratificante sotto il profilo del campo?

"Sicuramente la Salernitana. Vincere a Salerno è una cosa che auguro a tutti i ragazzi che giocano a calcio, in qualsiasi categoria. Penso che il calcio sia emozioni e la gratificazione uno ce l'ha attraverso le emozioni che riesce a vivere. In questo caso vincere il campionato, ma anche la Coppa Italia. Sono stati due anni vincenti, dove io – nonostante la poca continuità dovuta agli infortuni – sono riuscito ad andare in gol e a fare ottime prestazioni".

– Domenica scorsa hai affrontato un tuo ex compagno ai tempi della Lazio e della Salernitana: il portiere Anthony Iannarilli, ora alla Viterbese. Pensi meriterebbe una chance in B?

"Io con lui ci sono cresciuto nelle giovanili della Lazio. Per me è come un fratello, infatti speravo di fargli gol (ride, ndr). Da anni è affermato come uno dei portieri più forti e più continui. Mi auguro che questa estate la B riesca ad accaparrarselo".

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Valeria Debbia
Valeria Debbia nasce a Vimercate il 29 luglio 1983 in una famiglia a prevalenza interista. Per sua fortuna viene instradata alla saggezza calcistica dal cugino Daniele e così cresce romanista e biancorossa. A 8 anni decide che il suo futuro sarà nel giornalismo, tanto che crea il giornalino di classe e fa di tutto per realizzare il suo sogno. A 16 anni, intanto, fa il suo primo ingresso al Brianteo. Durante la laurea triennale in Linguaggi dei Media scrive una tesina su Monza-News, conosce Stefano Peduzzi e dal febbraio 2008 comincia a collaborare con lui, aprendosi la strada ad altre esperienze nel mondo del giornalismo. Dopo la laurea magistrale in Teoria e Tecniche della Comunicazione Mediale, infatti, fa uno stage presso la redazione Web di SportMediaset. Da luglio 2009, cioè dalla sua fondazione, fa parte inoltre della redazione di TuttoLegaPro.com (dal novembre 2017 divenuto TuttoC.com). Dal settembre 2010 al 2014 si occupa dell'ufficio stampa della Fiammamonza. Dal 2013 è anche giornalista pubblicista. Nel tempo libero ha cercato di convertire il fidanzato Roberto al mondo del calcio, riuscendo nell'impresa di farlo entrare per la prima volta nella sua vita in uno stadio (il Brianteo e il Sada, of course).

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