domenica, Luglio 3, 2022
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MI LA VEDI INSCI’: “IL MIO AMICO SIMONE BOLDINI”

Lo confesso: avevo pensato di non scrivere nulla, di dire al Direttore Stefano Peduzzi che mi prendevo un turno di riposo. Perché – onestamente lo sapevo – non sarei stato obbiettivo. Nella mia vita, nella mia scala di valori l’amicizia viene subito dopo gli affetti familiari. Amicizia vera, intendo. E io di Simone Boldini sono amico. Amico vero. Attenzione, i due favolosi campionati del Boldo sulla panca del Monza povero che lui trasformò in bellissimo dal 1994 al 1996 sono stati (ovviamente) fondamentali per la conoscenza e la stima reciproca. Io stravedevo per quel giovane tecnico che lavorava instancabile fino a che il buio calava sul Monzello, che proponeva un calcio attivo e mai speculativo, che andava in trasferta a costruire un sacco di palle-gol, che aveva fatto diventare giocatori veri ragazzotti semi sconosciuti prima e … dopo (un nome su tutti: Salvatore Giorgio), che non ho mai sentito lamentarsi di un arbitro (e avrebbe potuto, oh se avrebbe potuto …), che aveva portato al Brianteo Tonino Asta dal Saronno. Del quale – soprattutto – Fulvio Saini (altra amicizia di cui andare orgoglioso) mi disse in tempi non sospetti, cioè nel settembre 1994 dopo un sofferto avvio di stagione e dopo un incredibile Monza-Bologna 0-1 (loro un tiro un gol, noi sette occasioni clamorose non sfruttate, Ulivieri in sala stampa confessò con spietata onestà “mi vergogno: questa non è una vittoria, questo è furto con scasso”): “E’ il miglior allenatore che abbia mai avuto. Per i giovani è l’ideale perché ha tanto da insegnare. Il presidente deve avere pazienza perché sta nascendo una grande squadra.” Il capitano toccò le corde giuste, Giambelli lo ascoltò e sbocciò il Monza più bello (e purtroppo sfigato) dei miei ricordi … Sto divagando … Dicevo: in quelle due stagioni ci conoscemmo, l’amicizia vera nacque dopo: frequenti e lunghe telefonate, deliziose cene preparate dalla Signora Mara nella casa in riva al lago ad Eupilio, a far le ore piccole con il grande Mario Bonati a parlare di vita e – soprattutto – di calcio tra il bacio della buonanotte a una delle ‘bimbe’ (che restano sempre tali anche quando crescono) e le raccomandazioni per il giorno dopo alle altre due. Poi il ritorno in un Monza da incubi e con un direttore (Bonato) che non ebbe la forza, il coraggio e l’autorevolezza del Saio nel difendere il lavoro del Boldo assecondando l’incompetenza di chi decise un esonero vergognoso. Altre telefonate, altre cene a base di calcio … un paio di capatine in Svizzera, suoi ospiti, al seguito di un Lugano che fece incredibile bottino di punti e di gol perdendo agli spareggi la promozione in A. Il resto è storia recente: dal Renate preso al penultimo posto e condotto ai play-off nella stagione scorsa, alla spumeggiante Tritium attuale. Ed il sottoscritto che da un anno a questa parte ogni domenica martella il povero Iphone almeno dieci volte in un’ora e mezza per vedere come va il Boldo. Ora capite perché non volevo scrivere ? Fortunatamente ci ha pensato la partita a togliermi ogni dubbio. Perché anche il più incallito tifoso biancorosso non può non riconoscere che sul piano del gioco la Tritium ha dominato sciorinando organizzazione, disinvoltura, palleggio, verticalizzazioni e costruendo tre nitide palle-gol nei primi 28 minuti. E perché l’amicizia vera è troppo bella per essere tenuta nascosta.

Fiorenzo Dosso

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