martedì, Luglio 5, 2022
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Puccio: “Siamo fortissimi, Asta trasforma i nostri difetti in pregi. E quando giocavo con Balotelli…”

"Dottor Jekyll e Mister Hyde": così si definiva Gabriele Puccio a neppure 18 anni, quando stava crescendo calcisticamente nel settore giovanile dell’Inter. Riportandoglielo alla memoria oggi, che di anni ne ha quasi 24, gli strappiamo un sorriso e anche qualche ricordo di quei tempi andati, in cui divideva il rettangolo di gioco con Mario Balotelli ("Lo martellano tutti quanti, ma lui è sempre stato un buono. L’ho visto con i miei occhi" dice il biancorosso), Davide Santon e Leonardo Bonucci ("Tutti top player che ora giocano al top"). Centrocampista centrale adattato a punta, Puccio svela ai nostri microfoni che il reinventarsi in un nuovo ruolo non è dovuto solo a necessità di squadra: "Di spostarmi in attacco l’ho chiesto io al mister. Ero appena rientrato dai miei problemi al ginocchio e non mi sentivo pronto a giocare a centrocampo – spiega. – Avevo paura mentalmente a fare contrasti ed anticipi".

– Gabriele, credi che gli episodi negativi accaduti a Forlì con l’arbitro potranno in qualche modo influenzarvi negativamente nell’approccio col prossimo direttore di gara domenica col Castiglione?

"L’atteggiamento nei confronti dell’arbitro sarà sempre lo stesso: sappiamo che come possiamo sbagliare noi, così anche lui può farlo. Solo che i suoi errori possono distruggere tutta la nostra domenica. Invece ai nostri sbagli possiamo subito rimediare. Domenica scorsa ci sono stati episodi assurdi, ma non mi sento di condannare nessuno. L’unica cosa che sottolineo è un certo tipo di comportamento da parte di alcuni arbitri, come ad esempio mandarti a quel paese quando gli fai notare qualcosa e la tendenza a non voler sentire ragioni. Comunque resto del parere che se vinciamo è merito nostro e se perdiamo è colpa nostra".

– Anche perché nonostante il pareggio, la striscia si è comunque allungata, portando a tredici i risultati utili consecutivi.

"Esatto. E così abbiamo dimostrato che siamo fortissimi e che possiamo ambire a qualcosa di importantissimo. E che gli arbitri fanno la differenza fino a un certo punto".

– Come ti sei rapportato al fatto che quest’anno sei stato spesso impiegato in ruoli diversi dal tuo?

"Di spostarmi in attacco l’ho chiesto io. Avevamo difficoltà, anche se non nel far gol, ma nella mancanza di peso in zona d’attacco. Io ero appena rientrato dai miei problemi al ginocchio e non mi sentivo pronto a giocare a centrocampo. Avevo paura mentalmente a fare contrasti ed anticipi. Poi col tempo il mister mi ha utilizzato sia come trequartista sia come attaccante, permettendomi di andare anche qualche volta in gol. Però il mio ruolo naturale è centrocampista centrale. Mi sono comunque trovato molto bene in avanti e spero che mi rimetta di nuovo lì".

– Un infortunio che ti ha praticamente impedito di scendere in campo al momento del tuo trasferimento al Savona nella scorsa stagione.

"Dopo dieci giorni mi sono rotto. Neanche il tempo di ricordarmi la strada per tornare a casa e sono dovuto rientrare a Milano. Nove allenamenti e mi sono rotto il crociato con interessamento del collaterale e del menisco".

– Una brutta esperienza.

"Soprattutto quando ho sentito crac".

– La scelta di venire qui a Monza? E’ stata dettata anche dalla presenza del direttore Andrissi, che già avevi conosciuto ai tempi del Pavia?

"Non ti nego che a causa di questo mio infortunio è stato molto ma molto difficile trovare squadra. A Pavia non ero più ben visto e non c’era più quel rapporto che mi avrebbe permesso di convivere ancora per qualche tempo. Avevano bisogno di cambiare e anche io. Andrissi è sempre pronto ad aiutare i suoi ragazzi e così sono qui. E sono contentissimo".

– Dopo il match con l’Alessandria, mister Asta aveva dichiarato: "Sono veramente contento per Puccio: voglio proprio citarlo. E’ stata una bella soddisfazione. Ne ha bisogno perché ogni tanto va in panchina e ha un potenziale ancora inespresso".

"Me lo dice spesso. Ed è solo l’ultimo di una lunga serie di allenatori che me lo hanno detto. Purtroppo adesso non sono più così giovane per potermi nascondere dietro all’età. E’ una cosa mentale, per cui o ci si sblocca o si cambia lavoro. Io ambisco ad arrivare "là". Ogni anno le speranze sono un po’ meno, ma allo stesso tempo c’è la consapevolezza che ci potrei arrivare".

– Tu nasci nel settore giovanile dell’Inter. Puoi raccontarci qualche aneddoto particolare di quei tempi? Anche considerato il fatto che hai debuttato con la maglia nerazzurra e hai vissuto con compagni di un certo spessore…

"Del debutto mi fa piacere che se lo ricordino gli altri. Di aneddoti ne ho tanti e magnifici: dallo scudetto al Viareggio. Eravamo una Primavera clamorosa: c’era Balotelli, c’era Santon, c’era Bonucci… Tutti top player che ora giocano al top. E’ stato qualcosa di bello, soprattutto vincere il Viareggio".

– Hai citato nomi importanti…

"Ricorderei in particolare Mario (Balotelli, ndr). Lo martellano tutti quanti, ma lui è sempre stato un buono, un po’ bambinone. Anche se ora è un adulto, ma con miliardi di pressioni messe addosso dalla gente in maniera gratuita. Qualsiasi cosa faccia è sempre martellato. Non c’è un giorno in cui qualcuno scriva una sua azione positiva: ad esempio di quando va alle favelas o di quando lascia soldi ai barboni. Eppure io l’ho visto coi miei occhi. E’ triste: scrivono solo cose brutte di lui".

– In una tua vecchia intervista ti descrivevi così: "In campo mi trasformo da dottor Jekyll a mister Hyde".

"Era ai tempi della Primavera. Da centrocampista devi essere così. Quando avevo 18 anni ero istintivo in tutto quello che facevo. Vedevo l’avversario e diventavo pazzo. Poi però uscivo dal campo e mi trasformavo con educazione e rispetto, i due cardini fondamentali di Interello".

– Tornando al Monza: domenica ci sarà l’ennesima sfida play-off. Questa volta contro il Castiglione. E tu sarai titolare a centrocampo.

"Non è decisiva. E’ solo ricominciato il nostro mini-torneo. Abbiamo avuto un piccolo zoppicamento. E ora abbiamo anche Grauso squalificato e Calliari infortunato al ginocchio. Ma sono tutti stimoli in più per fare ancora meglio. Non ho mai visto una squadra vincere un campionato con 11 giocatori. Si vince con 18-20 giocatori. Così quando manca uno, è pronto l’altro. E questo è un gruppo in cui appena entri, senti di respirare un’aria genuina. Non è solo un gruppo di calcio, ma un gruppo di ragazzi veri".

– E il mister è l’arma in più.

"Esatto. Anche se è scontato dirlo. Ma è lui che sa tirare fuori da ognuno di noi il particolare. Lui da giocatore era così e da allenatore è riuscito a tirar fuori tutto da tutti, soprattutto i giovani. Sa spronarli mentalmente a tirar fuori il meglio, anche quando tecnicamente non ce l’hanno, riescono ad arrivarci con la testa. Lui ha questa grande dote, quella di trasformare i difetti in pregi".

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Valeria Debbia
Valeria Debbia
Valeria Debbia nasce a Vimercate il 29 luglio 1983 in una famiglia a prevalenza interista. Per sua fortuna viene instradata alla saggezza calcistica dal cugino Daniele e così cresce romanista e biancorossa. A 8 anni decide che il suo futuro sarà nel giornalismo, tanto che crea il giornalino di classe e fa di tutto per realizzare il suo sogno. A 16 anni, intanto, fa il suo primo ingresso al Brianteo. Durante la laurea triennale in Linguaggi dei Media scrive una tesina su Monza-News, conosce Stefano Peduzzi e dal febbraio 2008 comincia a collaborare con lui, aprendosi la strada ad altre esperienze nel mondo del giornalismo. Dopo la laurea magistrale in Teoria e Tecniche della Comunicazione Mediale, infatti, fa uno stage presso la redazione Web di SportMediaset. Da luglio 2009, cioè dalla sua fondazione, fa parte inoltre della redazione di TuttoLegaPro.com (dal novembre 2017 divenuto TuttoC.com). Dal settembre 2010 al 2014 si occupa dell'ufficio stampa della Fiammamonza. Dal 2013 è anche giornalista pubblicista. Nel tempo libero ha cercato di convertire il fidanzato Roberto al mondo del calcio, riuscendo nell'impresa di farlo entrare per la prima volta nella sua vita in uno stadio (il Brianteo e il Sada, of course).

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