martedì, Giugno 28, 2022
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Re Omar: “Avevo bisogno di tornare a casa. Qui ottimo staff tecnico e grandi potenzialità . E sulla fascia da capitano…”

Spesso si abusa della formula "gradito ritorno", quando un giocatore veste nuovamente la maglia già indossata qualche anno prima. Ma impiegarla con Omar Torri non appare affatto retorico: generoso in campo e sempre disponibile con tifosi ed addetti ai lavori, è stato veramente il gradito ritorno di questa difficile sessione di mercato invernale. Dopo la parentesi infelice al Pro Piacenza ("A livello tecnico non sono riuscito ad esprimere le mie caratteristiche così come la squadra non riusciva ad evidenziarle" ha raccontato ai nostri microfoni), Re Omar ha quindi voluto riavvicinarsi alla famiglia: moglie, bimbi e nonna che tanto lo hanno aiutato – insieme al calcio – nei momenti duri che la vita gli ha messo davanti e che gli daranno quel calore necessario per tornare ad esprimersi ai suoi livelli (anche realizzativi). Senza dimenticare che per lui "Monza è sempre Monza".

– Omar, partiamo dalla rete che hai sbagliato col Pavia e che avrebbe potuto cambiare l’andamento della gara.

"Mi dispiace tanto perché eravamo riusciti a tenere il risultato in bilico. Mi sarebbe piaciuto fare gol ma sono arrivato un po’ stanco, visto che era verso la fine della partita e sono pure scivolato. Se avessimo pareggiato, non sono così sicuro che loro avrebbero avuto la forza di trovare la rete del 2-1".

– Pareri contrastanti sulla gara col Pavia: c’è chi parla di vittoria giusta per gli azzurri e chi dice che il pari sarebbe stato equo.

"Sicuramente loro sono una squadra forte e sono anche primi in classifica. Noi abbiamo fatto una buona prestazione, ricordando che avevamo dentro tanti giovani. Loro hanno attaccato molto nel primo tempo e hanno meritato di finire in vantaggio. Nella ripresa – a gara non chiusa – abbiamo avuto due occasioni che potevano farci arrivare al pareggio. Insomma il Pavia ha meritato, ma con un pizzico di fortuna si sarebbe potuto tentare di ottenere il pareggio".

– Tanti giovani biancorossi in distinta: si è detto che avete giocato praticamente con gli Allievi…

"Ci sono dei problemi e così abbiamo giocato con tanti giovani. Ma tutti abbiamo dato il massimo. Anche se sono bravi, giocare con tanti giovani alle prime armi è sempre difficile. Ma hanno fatto bene. Di certo speriamo che arrivino forze nuove a darci una mano".

– Sei tornato a Monza dopo sei anni dalla tua prima esperienza.

"Le strutture del centro sportivo Monzello sono sempre le stesse: Monza è all’avanguardia da questo punto di vista. Allora ero sei anni più giovane (ride, ndr) e la squadra era completamente diversa. Ero arrivato ad inizio anno avendo un certo tipo di ambizioni, anche se poi si era finito con una salvezza in extremis. Quest’anno arrivo in un momento difficile, ma spero che tutto si possa risolvere il più presto possibile al meglio".

– Arrivi dopo sei mesi al Pro Piacenza: cosa non ha funzionato con la squadra emiliana?

"A livello tecnico non sono riuscito ad esprimere le mie caratteristiche così come la squadra non riusciva ad evidenziarle. Insieme al mister abbiamo deciso di cambiare. Dopo questi quattro mesi non andati benissimo, avevo bisogno di tornare a casa, vicino alla mia famiglia. Questo è un punto in più per me, ma non dimentichiamo che Monza è sempre Monza per me. Poi c’è un ottimo staff tecnico e c’è un grande potenziale".

– Nella tua prima esperienza in biancorosso sei andato in doppia cifra, siglando 11 reti così come ti è successo in Serie B con l’AlbinoLeffe, due stagioni dopo.

"Non solo, anche la scorsa stagione tra Cuneo e Real Vicenza ho segnato 11 reti. Senza dimenticare in Serie D e a Pavia 9 reti in 12 partite. Dipende tanto dalle annate: tra l’altro io non ho mai tirato rigori, quindi sono netti. Se ne avessi tirati, magari sarei riuscito ad incrementare la cifra".

– Si sta già creando una buona sintonia coi tuoi nuovi compagni?

"Siamo tutti nuovi ed è dura arrivarci subito, ma ci stiamo impegnando con grande forza di volontà per mettere in campo le idee di mister Pea".

– Mister Pea proprio poche ore fa ha ricordato: "Si può continuare a fare bene anche cambiando l’intera squadra a stagione in corso". E’ quello che sta cercando di trasmettervi nello spogliatoio?

"Tutti noi abbiamo questo obiettivo importantissimo. Salvarsi cambiando l’intera squadra a gennaio è difficilissimo: le altre squadre sono già costruite e mettono solo un paio di innesti, ma penso che con uno staff come il nostro e prendendo altri giocatori importanti potremo centrarla".

– Te la sentiresti di indossare la fascia da capitano se ti fosse richiesto?

"Sicuramente sì. Ma penso che l’ha indossata giustamente Chimini, essendo qui da prima di me. Lui ha vissuto tutti questi mesi duri: da quello che mi hanno raccontato i ragazzi rimasti, hanno avuto vicissitudini complicate ed è giusto che venga affidata a lui perché la merita. Sarei comunque onorato di indossarla".

– In biancorosso sei stato allenato da ben tre mister: Dario Marcolin, Giuliano Sonzogni e ora Fulvio Pea. Differenze e similitudini?

"Marcolin e Pea sono abbastanza simili, allenando con metodologie giovani e fresche. Insomma sono più innovativi rispetto a mister Sonzogni che è più alla vecchia maniera. Sono due scuole di pensiero diverse. Quello attuale è un grande mister con un grande staff".

– Fuori dal campo, la tua vita personale è stata costellata da eventi tragici (la scomparsa in due diversi incidenti stradali dei genitori e a distanza di qualche anno del fratello Juri, ndr) che avrebbero potuto abbattere chiunque, eppure sei riuscito a continuare sulla tua strada di calciatore professionista affermandoti a buoni livelli.

"Il calcio nei momenti difficili mi ha aiutato. Avere qualcosa da raggiungere, a cui aspirare e a cui aggrapparsi in quei momenti mi ha dato la forza di pormi un obiettivo e di continuare. Per me sono importantissimi mia moglie, i miei bimbi e la mia nonna: sono sempre stato legato a loro e loro mi hanno dato la forza insieme al mio sogno di bambino. Giocare a calcio è lo sport più bello del mondo e per me è stato importante: mi ha fatto passare quei momenti, riuscendo a superarli".

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Valeria Debbia
Valeria Debbia
Valeria Debbia nasce a Vimercate il 29 luglio 1983 in una famiglia a prevalenza interista. Per sua fortuna viene instradata alla saggezza calcistica dal cugino Daniele e così cresce romanista e biancorossa. A 8 anni decide che il suo futuro sarà nel giornalismo, tanto che crea il giornalino di classe e fa di tutto per realizzare il suo sogno. A 16 anni, intanto, fa il suo primo ingresso al Brianteo. Durante la laurea triennale in Linguaggi dei Media scrive una tesina su Monza-News, conosce Stefano Peduzzi e dal febbraio 2008 comincia a collaborare con lui, aprendosi la strada ad altre esperienze nel mondo del giornalismo. Dopo la laurea magistrale in Teoria e Tecniche della Comunicazione Mediale, infatti, fa uno stage presso la redazione Web di SportMediaset. Da luglio 2009, cioè dalla sua fondazione, fa parte inoltre della redazione di TuttoLegaPro.com (dal novembre 2017 divenuto TuttoC.com). Dal settembre 2010 al 2014 si occupa dell'ufficio stampa della Fiammamonza. Dal 2013 è anche giornalista pubblicista. Nel tempo libero ha cercato di convertire il fidanzato Roberto al mondo del calcio, riuscendo nell'impresa di farlo entrare per la prima volta nella sua vita in uno stadio (il Brianteo e il Sada, of course).

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