sabato, Maggio 15, 2021
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Storia biancorossa: Luigi Bonizzoni

INTRODUZIONE

Sono felicissima di aver potuto intervistare Luigi Bonizzoni, questo ragazzo novantenne, che tanto ha dato al calcio italiano e tanto continua ancora a dare attraverso i suoi libri. L’ultimo è stato presentato il 15 maggio 2009. Vi consiglio vivamente di leggere i suoi interessanti libri.

Il percorso calcistico eccezionale di Luigi Bonizzoni è iniziato proprio al Monza Calcio, durante il campionato 1947/48, in qualità di allenatore. Dopo essere stato un bravo calciatore, Luigi iniziava ad allenare.

Sicuramente molti di Voi lo ricordano, dopo il Monza calcio ha allento varie squadre, in tutta Italia, molte di serie A. Il dirigente che ricorda con più affetto è quello che fu il presidente del Brescia: l’industriale delle armi Beretta. Luigi ricorda sempre con gratitudine la meravigliosa esperienza che gli fece fare questo presidente. Lo mandò ad apprendere tecniche e strategie calcistiche in Inghilterra, presso l’Arsenal. Luigi fu favorevolmente colpito dal fatto che ogni calciatore della prima squadra avesse, quasi ‘in adozione’, un ragazzo promettente a cui insegnava non solo a essere migliore in campo, ma anche nella vita, trasmettendogli molte informazioni utili su come avrebbe dovuto conciliare il calcio con gli altri impegni della sua esistenza. Molti ricordano Luigi Bonizzoni allenatore del Milan, questa grande squadra conquistò lo scudetto, con Bonizzoni come allenatore, alla fine del campionato 1958/59. Fecero parte della squadra calciatori come Cesare Maldini, Schnellinger, e molti altri talenti. Tanti sono gli aneddoti che Bonizzoni collega ai vari giocatori. Ve ne racconto uno particolarmente spiritoso. Quando Schnellinger si presentò a Bonizzoni, non conoscendo la lingua italiana, ma sapendo un po’ di latino che, secondo lui, era molto simile all’italiano, gli disse:”Ego sum Schnellinger.” Quello che sarebbe stato il suo allenatore gli rispose:”Ego sum Bonizzoni, sprache du deutsch?” Forse non molti sanno che Luigi Bonizzoni fu anche un validissimo insegnante al corso allenatori della FIGC. Uno dei suoi tanti alunni? Un certo Arrigo Sacchi. Bonizzoni allenatore scoprì grandi talenti calcistici: Zoff, Rivera, il Trap e tanti altri.

CONTESTO CALCISTICO DEL SECONDO DOPOGUERRA

A questo punto, prima di introdurre l’intervista, Vi racconterò del contesto calcistico relativo all’anno in cui Bonizzoni allenava il Monza, era il periodo del secondo dopoguerra.

Nel 1947/48 il campionato di serie C giunse alla nona edizione. 286 società, suddivise in leghe indipendenti del Nord, del Centro e del Sud, componevano

Il più ampio campionato di serie C di tutti i tempi. I dirigenti della FIGC si resero conto che era venuto il momento per una radicale riforma, che riportasse ordine, non solo in serie C, ma in tutto il settore calcio. Con il seguente campionato, 1948/49 le tantissime escluse della serie C, non retrocesse nei campionati regionali di Prima Divisione, avrebbero fatto parte del nuovissimo livello del Campionato di Promozione interregionale, questo campionato fu disputato fino al 1952 e sarà il nucleo di quello che diverrà in futuro il campionato di IV serie (1952-1959), successivamente serie D(1959-1978). Il IV livello del calcio italiano diventerà il V livello con la riforma dei campionati e l’istituzione della serie C2.

INTERVISTA A LUIGI BONIZZONI

La prima domanda che rivolgo a Luigi Bonizzoni riguarda proprio il rapporto presidenti calciatori.

Signor Bonizzoni, Lei ha allenato il Monza calcio durante il campionato 1947/48, com’era il suo rapporto con il presidente di allora?

Il Presidente era gentile, mi voleva bene, si chiamava Lino Carmignani.

Cosa pensa dei rapporti tra i presidenti e gli allenatori attuali?

Posso dirle che non mi piacciono per niente i cambi di allenatori del giorno d’oggi.

Come considera, a distanza di tempo, quel campionato in cui allenò il Monza calcio?

Il Monza calcio è sempre nel mio cuore. Quell’anno in cui ho allenato la squadra monzese mi ha dato tanto, ho iniziato a diventare più conosciuto come allenatore, e dall’esperienza fatta a Monza sono nate molte buone prospettive.

Per correttezza d’informazione dobbiamo dire che quando Lei ha allenato il Monza calcio, era il secondo anno che allenava, ha iniziato l’anno prima con il Magenta. Come mai è passato dal ruolo di calciatore a quello di allenatore?

Il Primo anno con il Magenta è stato un anno un po’ sperimentale. Quando ho smesso di giocare a calcio, mi sentivo svuotato, accusavo tanti malesseri, il medico che mi visitò disse che c’era un’unica medicina per guarire: ritornare al calcio. La prima squadra che allenai fu il Magenta, quando giunsi a Monza ero più sicuro di me stesso, lasciato il Monza, dopo il campionato 1947/48, ritornai al Magenta.

Ho sentito dire che in quegli anni gloriosi per il calcio, un presidente poteva anche chiedere all’allenatore, se in giovane età e disponibile, di sostituire qualche calciatore assente, a Lei è mai successo?

Sì, è successo.

E non c’è stato nessun malumore da parte degli altri calciatori del Monza?

Allora prevaleva lo spirito di collaborazione.Spesso tanti calciatori e allenatori si lamentano, dicendo che a causa del calcio non possono più vivere normalmente. Io credo che sia un finto problema, se rifiutassero davvero il divismo, imposto non di rado dalle società stesse, purtroppo, potrebbero tranquillamente camminare per la strada, la gente si sorprenderebbe per un po’ di tempo, ma poi si abituerebbe a vedere il tale calciatore o allenatore … forse a molti non conviene che ‘i cancelli’ si aprano.. Quando allenavo il Monza, io abitavo in provincia di Milano e ogni giorno prendevo il treno per raggiungere Monza e, poi, per ritornare a casa. Nessuno mi ha mai importunato, anzi, era molto interessante parlare con la gente, sentire i loro pareri sulla squadra.

E’ vero che uno dei suoi più grandi amici è stato Gianni Brera?

Certamente, da ragazzi eravamo compagni di scuola, pochi sanno che Gianni era un calciatore di grande talento, poi preferì lo studio al calcio, ma non si allontanò mai da questo sport.

Com’erano i tifosi a quei tempi? In particolare i tifosi monzesi?

Erano interessati alla partita, per cui non c’era nessun problema di ordine pubblico.

Lei, poi, ha allenato tantissime squadre e portò il Milan, nel 1959, a vincere lo scudetto, ma credo che valga la pena soffermarsi sulla sua esperienza di allenatore del Foggia..

Luigi BonizzoniE’ stata un’esperienza che ha rafforzato la mia fede. Ogni lunedì, dopo la partita, mi recavo da Padre Pio, non parlavamo quasi mai di calcio. Ricordo che un lunedì pomeriggio gli dissi:”Padre, devo ritornare presto a Foggia, perché sta arrivando mia moglie.” Il Padre mi guardò con quegli occhi che tutto vedevano e tutto sapevano, e mi rispose:”Tua moglie non può venire, ma non preoccuparti, non è nulla di grave.” Quando ritornai a Foggia, mi dissero che mia moglie era rimasta a Milano, a causa di un’influenza. Un giorno portai a San Giovanni Rotondo un mio amico. Appena lo vide, Padre Pio gli consigliò di recarsi prima possibile da un medico, sarebbe stato operato, ma sorridendo gli disse:” Tra qualche mese verrai qui a raccontarmi come è andata.” Il mio amico si sottopose a delle analisi. Aveva un tumore. Fu urgentemente operato e, proprio come aveva previsto il Padre, dopo alcuni mesi ritornammo da Lui. Il mio amico era perfettamente guarito grazie all’avviso provvidenziale di Padre Pio. Sarebbe troppo facile e superficiale ricordare Padre Pio perché è il Santo dei miracoli. Padre Pio è un esempio meraviglioso, un punto di riferimento sicuro per tutti noi: diffamato, non diffamò, sofferente, non inveì mai. San Pio è sempre vicino a me. Quando mi addormento alla sera penso a Lui, e quando mi sveglio alla mattina lo ringrazio per il nuovo giorno.

La sua è davvero una bella testimonianza. Ora è difficile riprendere con l’intervista. Vorrei farLe un’ultima domanda. Lei ha allenato tantissime squadre di serie A ed ha una vasta esperienza calcistica, per quale motivo, secondo Lei, il Monza, che sempre ha avuto grandi talenti in quanto a calciatori e allenatori, finora non si è mai espresso al meglio come squadra?

Forse questa squadra è sempre stata soggiogata dalle grandi compagini troppo vicine: Milan e Inter, e quindi si è accontentata di essere il vivaio delle grandi squadre. Spero che d’ora in poi il Monza acquisisca più autostima e riveli la sua identità.

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Cristiano Mandelli
Cristiano Mandelli nasce nel 1973 e già all’età di 5 anni comincia a frequentare l’ambiente dei motori, con il suo primo Gran Premio Lotteria nel 1978. La passione per i motori lo ha portato a metà degli anni novanta a collaborare con alcune testate locali prima, successivamente nazionali, come corrispondente dall’Autodromo di Monza. Ha collaborato anche con numerosi piloti e squadre come ufficio stampa. Tra i più conosciuti Stefano d’Aste nel Campionato Mondiale Turismo; Marco Mapelli in Formula Renault, Formula 3, Ferrari Challenge e GT; MV Agusta – GiMotorsport nel Campionato Mondiale Superstock e Campionato Italiano Superbike; Matteo Ghidini nel CEV – Moto 3 Junior World Cup; è stato Addetto Stampa e Comunicazione in Lotus Cup Italia

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