martedì, Giugno 28, 2022
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Tritium, Simone Boldini: “Ai dirigenti ho detto che l’obiettivo è la salvezza, ma…”

Abbiamo seguito un allenamento della Tritium, splendida realtà calcistica di Trezzo sull’Adda paese di 15.000 abitanti distante quindici chilometri da Monza, affacciatasi al calcio professionistico la stagione appena conclusa e capace di vincere al primo colpo il girone A di seconda divisione. Quest’anno la squadra biancoazzura militerà nello stesso girone del Monza e guardacaso sarà guidata da mister Boldini, allenatore apprezzato dalle nostre parti per la sua capacità di far emergere ragazzi giovani e alle prime armi ma soprattuto per l’imprinting di calcio organizzato e piacevole che seppe dare all’ultimo Monza di serie C1 dell’era Giambelli, quel Monza che sfiorò per due anni consecutivi la finale playoff perdendo le semifinali contro Fiorenzuola (grazie ad un rigore dubbio concesso nel finale di gara agli emiliani nella gara di ritorno) e contro un Empoli effettivamente superiore ai brianzoli. Simone Boldini è rimasto quell’insegnante di vita (applica una multa di due euro a chiunque dei suoi ragazzi si esprima in modo, diciamo così, poco ortodosso…e non gliene scappa una) e di calcio che abbiamo avuto il piacere di ammirare a Monza.

– Il destino mister vuole che Lei quest’anno siederà sulla panchina della Tritium e giocherete le gare casalinghe al Brianteo, stadio che conosce molto bene.

"Sì, sono stato allenatore del Monza in due periodi diversi; la prima fu una bellissima esperienza, della seconda è meglio non dire niente viste le enormi difficoltà societarie in essere in quella occasione".

– Ci parli della prima allora…

"Eravamo una squadra giovane e anche io lo ero, è stata la mia prima esperienza da allenatore nel calcio professionistico, la squadra come dicevo era molto giovane e la mia soddisfazione più grande è stata quella di far diventare calciatori veri dei ragazzi appena ventenni, Sanfratello, Macchi, Giorgio, Guerzoni, Finetti, Bega, Rossi tanto per citarne qualcuno…".

– A Monza arrivò in una società appena retrocessa e delusa, a Trezzo invece accade il contrario. Che differenza di motivazioni e di difficoltà trova un allenatore?

"Mah, non è tanto grossa la differenza perchè comunque in ritiro si ha il tempo di conoscere l’ambiente e muoversi di conseguenza, poi molto dipende da quanti giocatori della stagione precedente sono rimasti. A Monza trovai un gruppo di ragazzi quasi tutti nuovi o promossi dalle giovanili e sfiorai due volte la finale playoff mentre a Trezzo trovo un gruppo che è quasi lo stesso da due anni…direi che qui c’è impressa una mentalità vincente che dovrò essere bravo a non far perdere se arriveranno momenti difficili durante il campionato".

– Il Monza sta vivendo una delicata situazione societaria e la prima divisione è arrivata solo grazie alle sentenze della corte federale; cosa porta un calciatore e nel suo caso un allenatore a firmare per club in difficoltà e in dissesto economico?

"Certo anche noi sappiamo quando la situazione può essere rischiosa, io personalmente quando venni la seconda volta a Monza lo feci per amore del lavoro e la voglia di misurarsi nelle difficoltà, sperando che tutto poi vada comunque bene, anche se purtroppo alcune volte non è così".

– Ha più avuto la possibilità di tornare sulla panchina del Monza?

"No, diciamo che la seconda volta è stata sufficiente, poi nella vita non si sa mai cambiano tante cose molto velocemente di questi tempi…".

– Tra le sue esperienze una delle più significative è stata all’estero nella serie B svizzera; che differenza c’è allenare in Italia e allenare nel campionato elevetico.

"Abbastanza, da noi c’è più tattica mentre in Svizzera c’è più entusiasmo con moltissimi giocatori extracomunitari, soprattutto brasiliani, desiderosi di mettersi in mostra. Le partite finiscono spesso con molti gol…vedere una partita è senza dubbio una gioia per gli amanti del calcio".

– A Lugano ha sfiorato per due volte la promozione nella massima divisione.

"Guardi, io ho fatto circa 130 punti in due anni, se non ricordo male; nel girone di ritorno del primo anno abbiam perso solamente cinque punti eppure non ce l’abbiamo fatta comunque, abbiamo trovato due squadre che ne hanno racimolati di più, cosa unica quanto rara".

– Ora questa splendida avventura alla Tritium, avversaria del Monza nello stesso girone; che calcio proporrà?

"Negli anni qualcosa ho cambiato, diciamo che sono diventato un po’ meno integralista, ma la mia idea di base è sempre quella, il possesso del campo, la corsa, rendere il gioco bello quanto efficace. Amo far giocare la squadra nelle migliori condizioni possibili, darle un gioco arioso e vivace; qui ci sono le basi per attuare il calcio che prediligo e un gruppo di ragazzi che hanno impressa l’attitudine al lavoro, quindi i presupposti per fare bene ci sono tutti".

– Per finire, qual è l’obiettivo per questa stagione?

"Beh, ai dirigenti ho detto che l’obiettivo deve essere la salvezza, a loro ho detto così ma ai ragazzi no, loro lo sanno. Possiamo fare bene e non temiamo nessuno".

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