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Viaggio al centro sportivo di Monzello: visioni e analisi della Berretti del Monza di Riccardo Monguzzi

Una domanda che può essere posta in qualsiasi momento e a cui vi sono diverse risposte plausibili. Ci sono squadre che fondano interamente la propria politica sul settore giovanile, come l’Atalanta o l’Ajax, che hanno dei centri sportivi funzionali, costruiti ad hoc per la formazione di giovani, che sfornano e rivendono a peso d’oro nel corso degli anni (Kulusevski, Gagliardini, Kessiè alcuni esempi per i primi, i golden boys De Ligt e De Jong per i secondi). Altre squadre decidono, invece, di costruire una prima squadra competitiva ma di non concentrarsi troppo sulla formazione di giovani, altre ancora abbozzano progetti ma non hanno dei centri sportivi troppo funzionali.

Ma in queste classificazioni il Monza come si posiziona? La Berretti, fiore all’occhiello del Settore Giovanile, come gioca? Che aria si respira a Monzello? L’analisi della Berretti di Monguzzi, squadra composta secondo un’ideologia ben precisa e con giocatori con un bel passato alle spalle, ma anche un grande futuro davanti a sé.

IMPATTO FORTE ED ALTALENA DI EMOZIONI

L’ingresso del Centro Sportivo Monzello

Innanzitutto, con la ristrutturazione completa e la modernizzazione del Centro Sportivo si può affermare che il Monza abbia fatto un enorme salto in termini di qualità. Basta avvicinarsi al cancello di ingresso e visionare i nuovi parcheggi esterni per comprendere il grande lavoro che è stato svolto ed immaginare ciò che sta dentro. Il nuovo campo in sintetico con cartelloni pubblicitari di ogni genere e la nuova tribuna (ristrutturata) fanno sì che lo spettatore abbia una diversa percezione di calcio rispetto al passato, quando il campo era sì in ottime condizioni, ma certamente non aveva un forte impatto come lo ha oggi. Il primo impatto con la Berretti, dunque, sabato scorso è stato per me forte: l’idea che ho avuto sin dal riscaldamento è stata quella di una squadra molto seguita da preparatori, tecnici e dirigenti.

Il Monza in fase di riscaldamento, fase fondamentale della gara

Sin dal riscaldamento si percepiva una forte tensione, data dal fatto che la gara contro il Lecco era considerata, se vogliamo, l’ultima chiamata per i ragazzi di Monguzzi per accedere alla fase finale. Il folto pubblico sugli spalti (ingresso gratuito), colmo di osservatori a caccia di talenti, tecnici dilettantistici pronti a “studiare” da vicino, ex-calciatori e appassionati, ha sicuramente aumentato lo spessore dell’incontro. La partita, in una cornice del genere, è stata un’altalena di emozioni per i biancorossi, che hanno mostrato un grandissimo carisma nel saper rimontare uno svantaggio iniziale, non abbattersi dopo fasi di gioco piuttosto ombrose e nell’ammazzare definitivamente il match. Altalena come la stagione vissuta sino ad ora dai ragazzi, che si trovano ora quinti in classifica a +4 dai rivali del Como, a due giornate dal termine della stagione regolare, da coronare con la partecipazione alla fase finale.

STILE DI GIOCO OFFENSIVO E ROSA AMPIA

La squadra di Riccardo Monguzzi si posiziona con un 4-3-1-2 marcatamente offensivo, proprio sulla falsariga della squadra di Cristian Brocchi. La squadra, sabato pomeriggio, ha mantenuto un’attenzione costante nelle marcature preventive ed ha sollecitato moltissime volte l’inserimento delle mezzali, nonché le sovrapposizioni dei terzini. Tutti e cinque i gol rifilati al Lecco sono nati da situazioni in cui la partecipazione all’azione è stata totale e collettiva, con l’aiuto dell’intera squadra, dal difensore centrale alla punta. Fondamentali, in questo senso, le conoscenze di un tecnico dalla grande esperienza nei settori giovanili come Riccardo Monguzzi (ha allenato Monza, Milan e Parma), il carisma del suo vice Francesco Farina (è stato già vice al Monza, Bassano Virtus e Lecce) e la preparazione fisica di Simon Barjie (vecchia conoscenza della Prima Squadra ed ex-calciatore di Pro Sesto e Pro Patria).

Il Monza festeggia la rete di Calabrò del controsorpasso al Lecco

La rosa a disposizione dei tecnici è molto ampia e contava ben 23 convocati. Una rosa ampia e che ha subito molte modifiche nell’ultima sessione, con la cessione di capitan Manuel Tumino (all’Arconatese in Serie D) e con l’arrivo di Davide Savino (Lecce Primavera), Pasquale Carlino (Inter) e del figlio d’arte Alessandro Baggio (figlio di Dino, presente tra l’altro in tribuna). A questi si è aggiunto Luca Lombardi, acquistato dalla Recanatese, che ha partecipato alla preparazione invernale di Palma di Maiorca ed è ora aggregato a tutti gli effetti alla Berretti. La rosa si completa con una forte componente ex-milanista (Pio Loco, Robbiati, Bozzato, Falzoni, Brusa) ma anche con una componente monzese, formata da Perego, Sacchini, Barra, Colferai, Landi e Caronni, da molto tempo in maglia biancorossa. Insomma, una rosa molto ampia che garantisce la ricercatezza voluta da Monguzzi, che non a caso ha pescato il gol del definitivo 5-2 dalla panchina, con Cerrina e ha visto i suoi correre dal primo all’ultimo minuto con una lucidità impressionante, propria di chi può e vuole puntare veramente in alto.

LA PRIMA SQUADRA E UN SOGNO

Alcuni di questi giovani talenti, infine, sono stati convocati e hanno già assaporato la Prima Squadra. Sono già dei nomi conosciuti per Cristian Brocchi i terzini Alessandro Perego (2002)– che ha avuto la possibilità, tra l’altro, di giocare trenta minuti nella prestigiosa amichevole di Zingonia contro l’Atalanta– e Tommaso Sacchini (2002), il trequartista Riccardo Goffi (2002) e il difensore centrale Davide Bernacchi (2002). Nomi da annotare sul taccuino per il tecnico del Monza, che chissà, potrebbe farli esordire in campionato nel rush finale di questa stagione, facendo muovere i primi passi a dei ragazzi con un grande sogno, magari al Brianteo di fronte alla Curva Davide Pieri.

Simone Schillacihttps://simoneschillaci.altervista.org/
Sono un calciofilo a 360 gradi, d'altronde uno cresciuto a pane e telecronache di FIFA non può che non esserlo. Raccontare a modo mio il calcio è quello che più desidero. Frequento il corso in Scienze della Comunicazione all'Università e scrivo di calcio da diversi anni, dipingo la Brianza del pallone seguendo l'istinto e rincorrendo un grande sogno nel cassetto, che coltivo sin da bambino.

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