Tumore al pancreas, il disperato appello a Mattarella: “Faccia qualcosa"
Una figlia scrive al presidente della Repubblica per chiedere tempi rapidi sull’accesso in Italia al farmaco già approvato negli Stati Uniti.

Una lettera aperta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella riaccende il confronto sull’accesso in Italia alle nuove terapie contro il tumore al pancreas metastatico. A scriverla è Rachele Cavani, residente a Terni, che chiede alle istituzioni di accelerare, nel rispetto delle procedure scientifiche, la valutazione del daraxonrasib.
La donna racconta la situazione della madre, Fausta Rotundo, affetta da adenocarcinoma pancreatico in fase metastatica. Le terapie di prima linea, spiega, non hanno portato alla remissione della malattia. L’appello è stato pubblicato da Quotidiano Nazionale.
Tumore al pancreas, la lettera a Mattarella
Cavani chiede al Capo dello Stato di farsi interprete dell’urgenza vissuta da numerosi pazienti e dalle loro famiglie presso le autorità competenti. La richiesta non è quella di sostituirsi alle valutazioni dell’Agenzia Italiana del Farmaco, ma di richiamare l’attenzione sui tempi necessari per rendere accessibili terapie già impiegate in altri Paesi.
La figlia sottolinea come il caso della madre non sia isolato e richiama il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione. Nella lettera vengono citati anche gli strumenti previsti dall’ordinamento italiano per l’eventuale uso compassionevole di medicinali non ancora autorizzati.
Che cos’è il daraxonrasib e cosa dice lo studio
Il daraxonrasib è un farmaco orale che inibisce il segnale delle proteine RAS, coinvolte nella crescita di molti tumori del pancreas. Negli Stati Uniti la Food and Drug Administration lo ha approvato il 26 agosto 2026 per adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico già sottoposti ad almeno una terapia sistemica, oppure non candidabili a una terapia sistemica con più farmaci.
L’approvazione si basa soprattutto sullo studio di fase 3 RASolute 302, condotto su 500 pazienti e pubblicato sul New England Journal of Medicine. Secondo i dati riportati dal Dana-Farber Cancer Institute, la sopravvivenza mediana è stata di 13,2 mesi con daraxonrasib contro 6,7 mesi con la chemioterapia. La sopravvivenza libera da progressione è risultata di 7,2 mesi contro 3,6.
Il tasso di risposta obiettiva è stato del 31,6% nel gruppo trattato con il nuovo farmaco e dell’11,2% nel gruppo sottoposto a chemioterapia. Tra gli effetti indesiderati più comuni sono stati segnalati eruzioni cutanee, infiammazioni della bocca, nausea e diarrea.
Perché il farmaco non è ancora disponibile in Italia
Al momento della pubblicazione della lettera, il medicinale non risulta ancora autorizzato in Italia e deve completare l’iter di valutazione di AIFA. L’autorizzazione statunitense, infatti, non comporta automaticamente la disponibilità nel nostro Paese.
Cavani chiede che vengano esaminate con la massima rapidità tutte le possibilità previste, compreso l’eventuale accesso per uso compassionevole. Ogni richiesta deve però essere valutata dagli oncologi curanti e dalle autorità sanitarie in base alle condizioni cliniche del singolo paziente, ai criteri di eleggibilità e alle norme vigenti.
L’appello alle istituzioni
La lettera si conclude con la speranza che l’attenzione del presidente Mattarella possa contribuire a portare il tema all’esame delle istituzioni competenti. Il daraxonrasib rappresenta un progresso importante per una specifica categoria di pazienti, ma non è una cura definitiva e i risultati dello studio non possono essere estesi automaticamente a tutte le persone con tumore del pancreas.
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