Il Vinitaly di Mura Mura in pillole: numeri, incontri e (qualche calice rotto)
Sono state 108 le bottiglie stappate, accompagnate da 780 visitatori allo stand, tra curiosi, appassionati, professionisti e amici di lunga data
Ci sono mille modi per raccontare Vinitaly. Mura Mura ha scelto quello più autentico: partire dai numeri, quelli che restano addosso dopo quattro giorni intensi, e trasformarli in una storia fatta di incontri, energia e condivisione.
Vinitaly di Mura Mura in pillole: i numeri
Sono state 108 le bottiglie stappate, accompagnate da 780 visitatori allo stand, tra curiosi, appassionati, professionisti e amici di lunga data. Ogni calice ha portato con sé una reazione, spesso immediata: circa 90 “wow” spontanei al primo sorso, seguiti da oltre 110 richieste di un secondo assaggio. Segno che il dialogo tra vino e persone, quando è autentico, funziona sempre.
Tra i momenti più significativi, la visita di due ospiti istituzionali d’eccezione: il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e il Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, che hanno brindato a pranzo con il Barbaresco Faset 2019, uno dei vini simbolo di Mura Mura. Un rosso dal colore rubino vivo e brillante, che al naso esprime note di lampone e ciliegia con leggere sfumature affumicate, mentre al palato rivela una trama tannica potente ma ben intrecciata, succosa e armoniosa, con un grande potenziale evolutivo.
Vinitaly 2026 è stato anche il palcoscenico scelto per presentare 2 nuovi vini destinati a segnare il percorso della cantina: “Giulietta” e “Orlando”. La prima, una Freisa d’Asti Superiore elegante e vibrante, capace di sorprendere per energia e profondità; il secondo, un Barolo di Serralunga d’Alba, strutturato e raffinato, espressione piena e rigorosa della Langa. Due vini diversi ma complementari, che raccontano le due anime di Mura Mura: Fantasia e Rigore.
Come in ogni Vinitaly che si rispetti, non sono mancati i piccoli imprevisti (solo 4 calici rotti, nulla di grave) e i momenti più intensi: 6 volte abbiamo perso la voce, ma mai l’entusiasmo. Intorno allo stand, un flusso continuo di persone e relazioni, accompagnato da dettagli che fanno la differenza, come le oltre 1.200 nocciole, tonda gentile trilobata, condivise, diventate quasi un rito spontaneo.
E poi c’è la rete, quella vera: 24 produttori amici passati a trovarci, a conferma di un legame che va oltre il business e racconta un modo di vivere il vino fatto di rispetto, confronto e amicizia.
Infine, le parole che restano più di tutte: “Ci vediamo presto in cantina”, pronunciate almeno 58 volte. Un numero che vale più di qualsiasi statistica, perché racconta il desiderio di continuare l’esperienza, di approfondire, di tornare. Perché alla fine Vinitaly è questo: numeri, certo. Ma soprattutto emozioni condivise. Infinite.
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