Pedemontana, il j’accuse nazionale sulla grande opera autostradale della Brianza
Dal disastro economico ai boschi abbattuti: cosa scrive il quotidiano 'Il Manifesto'
Le grandi opere dividono da sempre opinione pubblica e territori. Infrastrutture pensate per connettere aree produttive e alleggerire il traffico finiscono spesso al centro di dibattiti che intrecciano economia, ambiente e scelte politiche.
In Lombardia il tema torna ciclicamente, soprattutto quando i cantieri incidono su zone densamente urbanizzate e su aree verdi residue. Il confronto coinvolge istituzioni, magistratura contabile, associazioni e comitati locali.
A riaccendere l’attenzione è un intervento pubblicato su un quotidiano nazionale, che utilizza toni molto netti per descrivere lo stato dell’opera e le sue ricadute.

Pedemontana Lombarda, tra disastro economico e cantieri incompiuti
Il quotidiano Il Manifesto, in un articolo firmato da Luca Martinelli, ha definito la Pedemontana Lombarda «uno scandalo a cielo aperto» e rincarando la dose con un ulteriore «disastro economico e ambientale».
A quarant’anni dalla costituzione della società Autostrada Pedemontana Lombarda spa (14 novembre 1986), il collegamento autostradale tra Malpensa e Orio al Serio risulta ancora incompleto: realizzati 30,2 chilometri su 77,2 tra Cassano Magnago e Lentate sul Seveso (tratte A e B1).
«È un letto di lacrime» sintetizza Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia. L’opera, secondo quanto riportato dal quotidiano, non intercetterebbe la domanda di traffico e, nel frattempo, continuerebbe a incidere sulle aree verdi della fascia pedemontana a Nord di Milano, con interventi che oggi riguardano anche Monza e Brianza.
Sono attualmente aperti i cantieri lungo le tratte B2 e C, per un costo stimato in oltre 4 miliardi di euro. A sostegno dei lavori è intervenuto un prestito della Banca europea degli investimenti (BEI), erogato a partire dal 2024 per quasi 1,8 miliardi di euro. I bilanci della società, secondo una relazione della Corte dei Conti sulle partecipate di Regione Lombardia, risultano in rosso: tra il 2020 e il 2024 sarebbero state cumulate perdite per 99,6 milioni di euro.
Nella relazione citata dal giornale, il presidente Antonio Buccarelli scrive: «In presenza di ripetute e rilevanti perdite della società, di un’elevata esposizione debitoria, di crescenti costi degli interventi programmati e del rinvio della restituzione del prestito concesso – scrive nella sua relazione il presidente Antonio Buccarelli – la Sezione ribadisce quanto già raccomandato in tema di equità intergenerazionale, il cui rispetto comporta la necessità di non gravare in modo sproporzionato sulle opportunità di crescita delle generazioni future».
Impatto ambientale e consumo di suolo in Monza e Brianza
L’articolo de Il Manifesto dedica ampio spazio alle ricadute ambientali. «La devastazione che abbiamo vissuto in questi mesi riguarda i boschi, da Lesmo a Usmate, con migliaia di alberi secolari abbattuti» afferma Massimo Stucchi del circolo Gaia di Legambiente di Usmate Velate, impegnato nel monitoraggio della tratta C (da Cesano Maderno a Usmate Velate).
La presidente Isabella Sangalli sottolinea il timore «che quest’area diventi un’altra A4, con tutta la logistica intorno alla strada» e parla della richiesta di una «Barriere Verde» con il coinvolgimento degli enti locali e del Parco Valle Lambro.
Il territorio interessato è quello della provincia di Monza e Brianza, che secondo i dati Ispra citati nel pezzo guida la classifica nazionale del consumo di suolo con oltre il 40% impermeabilizzato; a Lissone il dato supererebbe il 70%. «Chi ha tirato le righe ha visto aree verdi ed è passato lì, ma se partiamo da Lentate e arriviamo a Vimercate, si va ad interferire con 9 parchi», osserva ancora Stucchi.
Anche sul piano trasportistico emergono criticità. Paolo Beria, professore associato al Politecnico di Milano, spiega: «La Pedemontana è stata progettata come un’autostrada ad alta velocità, con pochi svincoli enormi, e questo ne ha aumentato il costo e la rende anche meno efficace dal punto di vista trasportistico: dovrebbe servire capillarmente il territorio, non lo fa». E aggiunge: «tariffe alte, per cui se il pendolare ha delle vie alternative, la evita».
Un ulteriore nodo riguarda la tratta B2 e la trasformazione della Milano-Meda in un tratto a pedaggio della Pedemontana Lombarda. «Il rischio è che decine di migliaia di mezzi al giorno si riversino su strade intercomunali, con il rischio di un collasso che avevamo denunciato da subito», afferma Alberto Colombo del gruppo Sinistra e Ambiente di Meda.
Sulla stessa tratta è in corso la bonifica dell’area ex Icmesa a Seveso. Secondo quanto riportato, «la bonifica non sarebbe completata: la diossina sarebbe oltre lo strato più superficiale di suolo». A Seveso è stato chiesto un ampliamento del Bosco delle Querce, ma «due ettari del Bosco, contiguo alla superstrada, verranno sbancati per trasformare la Milano-Meda in Pedemontana Lombarda. Sono 3.200 alberi», conclude Colombo.



