Bonfrisco: 'Ecco i punti di forza di Palladino, per sognare il colpaccio il Monza deve..'
Intervista in esclusiva allo storico tifoso biancorosso e figlio dell'indimenticato custode di Monzello
La partita contro il Napoli, nonostante abbia fatto vedere una buona fase offensiva del Monza e abbia portato Varela in vetta alla classifica marcatori, ha evidenziato tutti i limiti difensivi dei biancorossi. Sabato la squadra di Juric sarà di scena a Bologna, attesa da un avversario in ascesa e allenato dall'ex Raffaele Palladino, reduce dal clamoroso colpaccio di San Siro contro il Milan.
Per presentare questa delicata sfida abbiamo intervistato in esclusiva su Monza-News Emanuele Bonfrisco, storico tifoso biancorosso e figlio dell'indimenticato custode di Monzello. Oggi Emanuele vive a Bologna da vent'anni, ma custodisce nel cuore un legame indissolubile con la sua città e con i colori della sua gente.
Analisi tattica: il momento del Monza, la difesa e la sfida di Bologna
'La gara contro il Napoli ha evidenziato le grosse difficoltà difensive che ha la squadra di Juric. Spesso in difesa il Monza tende ad essere troppo lezioso palla al piede e fa molta fatica nel reparto arretrato nell'uno contro uno. Un altro dato preoccupante sono i gol presi su palla inattiva, e ne è una dimostrazione la gara persa a Lecce, quindi credo che Juric debba lavorare molto con il reparto arretrato. Non mi preoccupa invece la fase offensiva, dato che spesso nelle ripartenze il Monza è pericoloso e riesce a creare davvero tante occasioni da rete.
Per la sfida di Bologna mi aspetto un avversario arrembante e carico dopo le ultime prestazioni, ma anche un Monza che lotterà a viso aperto e che non giocherà per difendersi. Può essere una partita divertente: se il Monza riesce a lavorare sui punti deboli della difesa avversaria, può tranquillamente sognare il colpaccio.
Se poi si nota che spesso una squadra ferma una big e poi perde col Monza, credo sia solo una casualità. Non siamo una squadra sottovalutata o che si fa sottovalutare, perché noi addetti ai lavori studiamo gli avversari nel dettaglio. Anche se il Monza è basso in classifica non vuol dire che sia scarso: coi suoi limiti sta facendo bene, ha una sua identità e con le sue ripartenze ha dimostrato di saper far male a chiunque'
Il Bologna, Raffaele Palladino e l'eredità di Italiano
'Palladino l'ho visto lavorare a Monzello: persona squisita, professionista e stakanovista. Entrava alle 7 del mattino al centro sportivo e usciva alle 11:30 di sera. Mi aspettavo questa carriera per quanto fatto vedere, ma anche per la capacità di creare l'ambiente e la relazione giusta tra tecnico e giocatore, elemento fondamentale nel gioco di squadra. L'avevo vista a Firenze questa caratteristica, dove ha dato lui le dimissioni per incompatibilità con Pradè; è molto coerente con le sue idee, deve essere in linea con la società e a Bologna sta facendo vedere cose importanti. Conoscendolo non avevo dubbi sul fatto che in poco tempo avrebbe fatto rinascere l'ambiente.
Dopo la partenza di Italiano il clima si era raffreddato un po', ma il Bologna ha strutturato una società solida con una dirigenza di livello. La piazza voleva la permanenza di Italiano, ma giustamente ognuno segue la propria carriera in base agli obiettivi da professionista. Credo però che Palladino possa iniziare un ciclo importante: sicuramente avrà chiesto garanzie, altrimenti non avrebbe accettato. Con lui si è riaccesa la scintilla che si era persa dopo l'addio di Italiano'
Radici, memoria e identità: il legame con Monza e i ricordi a Monzello
'Io sono nato a Monza, per cui ho un legame fondamentale; ho vissuto lì la mia adolescenza e l'età più matura. È la mia città. Ho fatto tutta la trafila nel settore giovanile a Monza e ho assaggiato la prima squadra quando gli allenatori erano Paolo Frosio e Varrella, per cui per me non è un discorso di tifo qualunque, ma una radice profonda. Pensa che ho un attaccamento così forte alla mia terra che la gente qua a Bologna mi chiede se sono lombardo, nonostante io viva qui da 20 anni.
Tra i ricordi più cari ci sono gli aneddoti con mio papà a Monzello. Quando il campo era seminato – visto che allora non c'erano i sintetici – non mi faceva andare in campo neanche per fare due palleggi! E quando la Primavera giocava in casa, mi chiedeva come volessi che tagliasse l'erba: se a righe o a scacchi. Gli dicevo sempre "a scacchi", nonostante fosse difficilissimo e ci mettesse tantissimo tempo'

A cura di Antonio Scirtò
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