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Foto Dario Allevi Facebook
Foto Dario Allevi Facebook

Lo avevo già scritto in passato, ma i fatti mi costringono a ripetermi. C’è sempre di mezzo un rigore nelle gare tra Monza e Lecce. Accadde 45 anni fa, quando Massimo Silva fallì un rigore decisivo nella corsa alla serie A proprio contro i salentini. E’ accaduto nell’ultima stagione in serie B, quando un discusso fallo di Paletta consentì a Coda di realizzare il penalty che decise la gara dell’U-Power Stadium. E’ successo lo scorso anno, con il rigore fallito da Gytkjaer prima di quello trasformato da Colombo. Per terminare con quanto abbiamo visto in questa stagione, con il gol del Lecce all’andata dagli undici metri ed il perfetto sinistro di Pessina nel finale thriller della gara di ieri. Stavolta possiamo dirlo con il sorriso sulle labbra, dopo tanti episodi negativi: chi di rigore ferisce, di rigore perisce!

 Monza, a Lecce una gara di sofferenza 

Quella di ieri è stata una gara di sofferenza e fatica per il Monza, anche per via di un finale di campionato in cui le motivazioni per la squadra di Palladino sono sempre meno intense rispetto a qualche settimana fa. Meglio così, nel senso che personalmente preferisco vedere i biancorossi comprensibilmente con meno adrenalina, ma con la salvezza già acquisita, piuttosto che vederli lottare fino all’ultima giornata per evitare la retrocessione. Concetto molto lapalissiano, ma forse non per tutti, se si considerano certe valutazioni che ho visto effettuare nelle ultime ore.

lecce monza

Il Brianteo a Silvio Berlusconi? Non succederà 

Vorrei oggi tralasciare in parte ulteriori analisi sulla gara di Lecce, per dedicare alcune righe per manifestare le mie sensazioni sulla questione dell’intitolazione dello stadio a Silvio Berlusconi. Mi piacerebbe che chi deve prendere la decisione, quindi coloro che hanno la maggioranza in consiglio comunale monzese, dicessero chiaramente che non sono d’accordo perché, ad esempio, reputano che ci siano altri personaggi più meritevoli nella storia dell’AC Monza. Tipo Cappelletti o Giambelli. Ne scaturirebbe una discussione sana e obiettiva, ancorché dall’esito sempre opinabile. Invece ci si limita a buttare lì qualche mezza frase, del tipo “Berlusconi è stato un politico divisivo…”. Ma cosa c’entra? Qui stiamo parlando del presidente/patron che ha consentito di costruire la squadra che è andata in serie A per la prima volta in 110 anni di storia e che ha fatto diventare Monzello ed il Brianteo due strutture all’avanguardia. Non stiamo parlando dell’avversario politico da sconfiggere o che, in talune circostanze, è stato visto come il nemico da abbattere. Il “preferisco astenermi” che il vice-sindaco Egidio Longoni (grande tifoso biancorosso) si è lasciato scappare davanti alla domanda incalzante di Stefano Peduzzi a “Monza città da serie A” su un’eventuale votazione sulla questione la dice lunga su quale sarà il finale della vicenda. Che coincide con la mia sensazione: con la giunta Pilotto lo stadio non sarà mai intitolato a Silvio Berlusconi. Giusto o no, se ne parlerà anche domani dalle ore 21 a Monza una città da serie A con Martina Sassoli, la consigliera comunale che ha promosso la mozione nei mesi scorsi.     Paolo Corbetta                                                                                                     

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