Da pochi giorni il Monza ha ufficializzato l’ingaggio di Ivan Jurić. L’allenatore croato è reduce da tre esperienze complesse a Roma, Southampton e Bergamo, piazze in cui non è riuscito a lasciare il segno, ma l'ambiente biancorosso rappresenta la tela perfetta per il suo rilancio, con l'obiettivo di replicare le ottime stagioni di Verona e Torino. Con il calciomercato già entrato nel vivo e la certezza di ritrovare il capitano Matteo Pessina, il Monza si prepara a una stagione di ricostruzione.

Ma chi è davvero Ivan Jurić e da dove attinge quel carattere di ferro tipico della sua terra d'origine? Per capirne le radici e analizzare le prospettive di questo matrimonio sportivo, abbiamo fatto il punto con Guido Villa, ex sponsor ed ex collaboratore di Monza News tra il 2000 e il 2015. Oggi Villa vive in Croazia, un osservatorio privilegiato da cui ci ha raccontato il legame viscerale tra il popolo croato e lo sport, tracciando la rotta per la ripartenza del nuovo tecnico biancorosso.

Juric
foto AC Monza

Il legame tra i croati e il calcio

"I croati sono una popolazione molto presente anche fuori dai confini nazionali: grandi comunità storiche croate si trovano in Bosnia-Erzegovina, Paese che i croati non considerano “estero”, e anche la Svizzera, la Svezia, l’Austria e la Germania sono state e sono ancora sono terra di forte presenza croata. Pensiamo a Sučić, ma anche a Kovačić e Rakitić: sono nati fuori dai confini nazionali, eppure il richiamo della propria terra è stato fortissimo, perché i croati sono un popolo profondamente fiero. In Italia usiamo spesso il termine 'oriundo', ma se nel Belpaese ci fosse lo stesso orgoglio identitario che c'è in Croazia, questa parola non esisterebbe nemmeno. Sarebbero italiani e basta"

Oltre al calcio, la Croazia eccelle in altre discipline come la pallamano, la pallanuoto, la pallacanestro – basti pensare al grande Dražen Petrović, morto troppo presto a causa di un incidente stradale – e l’atletica leggera. Tutto questo orgoglio, già presente nel carattere croato per le drammatiche vicende storiche del passato, si è rafforzatodopo la fine della guerra degli anni '90, quando il Paese è riuscito a prendere il controllo del proprio destino e vincere una guerra in condizioni quasi impossibili.

Oggi Zagabria è una città che si sta sviluppando moltissimo anche sotto il profilo turistico, ma consiglio fortemente a chi viene da fuori di non limitarsi a visitare la costa, ma a recarsi anche a Vukovar, città martire della guerra degli anni 90, che è il simbolo della sofferenza ma anche della rinascita del popolo croato – tra l’altro, Vukovat fu la città natale anche di Siniša Mihajlović, sebbene egli fosse di etnia serba, e quindi giocò per la Serbia). Un altro fattore collante dei croati è la fede cattolica: i giocatori condividono sempre il momento della preghiera. In occasione del Mondiale del 2022 in Qatar, un Paese a maggioranza musulmana, è stato portato un sacerdote dalla Croazia proprio per celebrare la Santa Messa, e anche quest’anno, ai mondiali in corso, c’è una fotografia che li mostra tutti radunati attorno all’altare della Messa.

Il percorso professionale di Guido e il legame con il Monza

"Sono nato a Monza e vi ho vissuto i primi cinque anni della mia vita. Mi sono trasferito in Croazia per potermi incontrare tutti i giorni o quasi con l'allora mia ragazza, oggi mia moglie, conosciuta a Medjugorje, poiché stare a 600 chilometri di distanza e vederci ogni due mesi non era una buona preparazione al futuro matrimonio. Oggi sono sposato e ho cinque figli, di cui purtroppo solo uno è vivente – abbiamo perso gli altri durante varie gravidanze non andate a buon fine. Gestisco un'agenzia di traduzione, e grazie a questo lavoro ho avuto l'opportunità di conoscere Massimiliano Allegri e Giorgio Chiellini in occasione della partita di Champions League tra Dinamo Zagabria e Juventus nel 2016. Continuo a seguire con passione il Monza e tengo d'occhio i professionisti croati che giocano e allenano all'estero, sempre nei limiti del mio tempo libero."

Jurić a Monza: un matrimonio che vuol dire ripartenza

"Jurić ha nel curriculum una promozione dalla B alla A con il Crotone, poi ha vissuto un'esperienza difficile al Genoa, ma subito dopo a Verona e Torino ha fatto benissimo, esprimendo un grande calcio e valorizzando molti giocatori. Se lo spogliatoio lo segue, lui può far giocare la squadra alla grande e rilanciarsi; tuttavia, la società deve essere brava a metterlo nelle condizioni ideali per lavorare.

Alla Roma ha fatto quello che ha potuto, ma si è trovato in una situazione societaria complessa ereditata dalle gestioni precedenti; al Southampton, invece, ha rilevato una situazione disastrosa e non è riuscito a invertire la rotta. Anche all'Atalanta non era facile gestire il post-Gasperini. Adesso a Monza ha la reale possibilità di ripartire ma, come dicevo, sia i calciatori sia il club dovranno sostenerlo al meglio per permettergli di esprimere il suo valore."

Il mercato biancorosso e l'asse Italia-Croazia

"So che il Monza sta sondando il terreno per Lovro Majer: è un giocatore nel giro della Nazionale, un profilo davvero forte, e penso che ci sia proprio lo zampino di Jurić dietro questo interesse. Purtroppo, in biancorosso l'esperimento con Mirko Marić non è andato a buon fine, ma storicamente in Italia i calciatori croati si sono sempre distinti in positivo: basti pensare a Modrić, o nel recente passato a Kovačić, Brozović e Perišić all'Inter, a Mandžukić alla Juventus, e a Bobanal Milan. Oggi Pašalić è un punto fermo dell'Atalanta e della Nazionale.

Sono tutti atleti che incarnano lo spirito fiero del loro Paese. Dopo la finale del Mondiale persa nel 2018, nella squadra c'era una forte delusione, ma al loro ritorno a Zagabria i giocatori sono stati accolti con un entusiasmo travolgente. Il popolo li ha celebrati perché avevano giocato il torneo mondiale in modo eccezionle e avevano dato tutto."


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