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“Nonostante l’identità generale della squadra sia importantissima, forse il discorso è più chiaro se la intendiamo come strategia, insomma se parliamo di tattica: come giocare in determinate partite o in determinati periodi della stagione, come cambiare modulo o formazione contro determinati avversari… anche questi sono fattori cruciali per il successo. Quando la gente parla di calcio tende a vedere il gioco “offensivo” sempre in maniera positiva, e a bollare quello “difensivo” in maniera negativa. Be’, non è così. Se una squadra gioca bene in difesa e meno bene in attacco, o il contrario, significa che ha un cattivo allenatore. Bisogna essere forti in entrambi i reparti…”

Identità, gioco offensivo e difensivo, tattica. 
Secondo Carlo Ancelotti, allenatore del Real Madrid e tra i più vincenti di tutti i tempi, il calcio è una questione di equilibrio, visione e qualità. 
Perché, sempre a detta di Re Carlo, in panchina al Milan dal 2001 al 2009: “il possesso palla non basta per vincere una partita. C’è un solo dato che è sempre correlato alla vittoria, e sono i gol. Se ne segni più degli avversari, vinci”.

Queste ultime parole potremmo fungere da titolo e sottotitolo per descrivere la caduta libera dei brianzoli contro i rossoneri, prima sfida tra i due club in Serie A senza Silvio Berlusconi.

Il portiere del Monza Michele Di Gregorio

Milan indiavolato, Monza più pacato

A San Siro il Monza gioca, muove le sue pedine con ordine, fraseggia nello stretto, trova geometrie in ampiezza e sovrapposizioni. Ma non punge, fatica a costruire occasioni e non segna. O meglio, non riesce a sfruttare il possesso della sfera per rendersi pericoloso. Un calcio didascalico e dilazionato contro un Milan che, al contrario, governa la gara con lucidità nelle due fasi e imbriglia tatticamente la compagine rivale.
In piena emergenza difensiva, Pioli rimodula l'assetto della sua squadra proponendo un 4-3-3 atipico, molto dinamico e propulsivo. Ad incidere non sono i numeri o gli schemi, ma i principi di gioco: mobilità continua, occupazione latitudinale del rettangolo verde; copertura 4+1 e impostazione 3+2, con Pobega braccetto di sinistra, Tomori largo a destra e Florenzi più interno a supportare Reijnders in mediana; Theo Hernandez e Leao in perfetta rotazione sulla catena mancina, verticalità e transizioni dentro al campo per spezzare le linee avversarie. 

In casa Monza Palladino opta per un 3-4-2-1 piazzato con la conferma di Pedro Pereira a destra e Mota titolare in avanti.

La costruzione a 3 del Milan con Florenzi a giocare dentro la mediana- Foto: DAZN  

Pressione e aggressione

L'approccio del Diavolo è deciso, con un pressing coordinato e movimenti mirati a togliere riferimenti ai biancorossi. L'obiettivo è creare e affondare, recuperare palla e innescare il contropiede, accettando la parità numerica in entrambe le situazioni di gioco, di possesso e non possesso. 

Al minuto 1 il Milan si avvicina subito dalle parti di Di Gregorio con un colpo di testa di Giroud che finisce di poco alto. Ma l'appuntamento col vantaggio è posticipato di pochi secondi, quando Reijnders salta in slalom la gabbia del Monza (Gagliardini, Carboni, Pessina, Caldirola) e buca centralmente il portiere biancorosso con un tocco di punta ad anticiparne l'intervento. Una percussione letale del 14 olandese che disarma i brianzoli, troppo morbidi nell'opposizione, e li costringe a interpretare la gara in modo diverso, non più d'attesa ma di rincorsa.

L'azione che genera il vantaggio rossonero di Reijnders - Foto: DAZN

Doccia gelata, avvio in salita

Il Monza cerca di reagire e si riorganizza, manda gli esterni a sostegno dei due rifinitori Colpani e Mota e al 4 minuto ha una chance clamorosa per pareggiare i conti. 
Kyriakopoulos libera il sinistro dal limite dell'area e sul rimpallo successivo il tiro di Colombo, ex di giornata, viene deviato provvidenzialmente da Kjær. Un'occasione davvero ghiotta per il centravanti brianzolo.

L'occasione non capitalizzata da Colombo - Foto: Dazn

Monza razionale, Milan verticale

I biancorossi provano a restare nel match, ma è il Milan a spingere chiamando in causa ripetutamente Di Gregorio, reattivo a neutralizzare le due conclusioni dalla distanza di Florenzi.
La partita si aggroviglia a centrocampo e i duelli diventano cruciali per avviare l'offensiva. Il Milan sfrutta gli spazi in verticale, il Monza cerca di aprire il campo con triangolazioni fra le linee e portando gli esterni al cross, in particolare Pedro Pereira.

La mobilità degli esterni rossoneri, abili nel variare il fronte d'azione con imbucate interne, favorisce una buona produzione di gioco e potenziali occasioni. 
I tagli in diagonale di Leao e gli inserimenti di Florenzi spaccano le fibre posizionali del Monza obbligando tutti gli effettivi a serrare le marcature a uomo. Al 40' il giro palla del Milan passa da sinistra a destra, con Reijnders che accende Leao sulla corsia opposta. Il 10 portoghese brucia sul passo Pessina e mette un filtrante forte e teso sul secondo palo per i compagni. Nella parità numerica in area, a chiudere l'azione è il giovane Simic, (subentrato al 24' per l'infortunato Pobega) che vince la contesa con Colombo e scaraventa in rete la sfera.

Sul 2-0 per il Milan termina il primo tempo.

Il filtrante di Leao sul secondo palo per il tapin di Simic - Foto: DAZN

Percorsi orizzontali, gioco inamidato

Il Monza non demorde e si fa sotto. Al 54' Palladino inserisce Ciurria e Maric per Kyriakopoulos e Colombo. 
Pedro Pereira trasloca a sinistra e affida la corsia destra al Fante, il cui compito è quello di puntare l'uomo e tentare il tiro dalla distanza. Passano due minuti e l'84 biancorosso ci prova subito, ma la sua conclusione è fuori misura.

Al 60' si materializza un'occasione d'oro per i brianzoli, ancora una volta su una seconda palla. Pessina calcia in area e sulla ribattuta la sfera arriva  a Colpani, che apre il piattone e chiama Maignan a una super parata.

Dopo 120 secondi il Flaco e Pessina lasciano il posto a Valentin Carboni e Akpa Akpro. I due impattano bene la gara, aggiungendo iniziativa e vivacità. Ma gli sforzi complessivi non sortiscono gli effetti sperati, col Milan che si compatta e sbarra le traiettorie di passaggio, annullando di fatto gli attaccanti biancorossi.
Percorsi orizzontali, sviluppo prevedibile, gioco inamidato, debole presenza in area di rigore: pur consolidando il possesso il Monza non sfonda e non fa male agli avversari.

L'occasione di Colpani - Foto: DAZN

Sentenza Okafor

Tenere il pallone non equivale a vincere ma solo ad alimentare la statistica. Il Milan si difende ma quando riparte lo fa con cattiveria Al 76' Reijnders regge il duello con Akpa e inventa un lob chirurgico per Giroud, disarmando completamente i difensori brianzoli. Il 9 rossonero, su cui Caldirola allenta la marcatura per uscire sul pallone, sforna un assist di prima per Okafor, che si coordina e timbra il definitivo 3-0.

L'azione che porta al 3-0 di Okafor - Foto: DAZN

Lost in The Weekend

Dopo la debacle all'Olimpico contro la Roma, per la seconda volta in stagione il Monza digerisce amaro il lunch match e scivola a San Siro incassando un passivo netto, lapidario, pesante. Un KO maturato più per meriti della squadra di Pioli, spinta dalla qualità dei singoli e dal giusto bilanciamento, che per demeriti dei brianzoli.

Una scalata complicatissima nella Scala del calcio, resa ancor più impervia dal gol incassato in apertura e dalle evidenti difficoltà a insidiare l'avversario. Nell'economia della gara, per i valori mostrati in campo, il 3-0 finale è un risultato più che giusto, severo per il Monza ma altrettanto stretto per il Milan, considerando le parate decisive inanellate da Di Gregorio. 

A guardare bene, Milan-Monza sembra ricalcare per punteggio e dinamiche la partita di Bergamo contro l'Atalanta, dove il Monza aveva annaspato a livello di approccio, organizzazione e gioco d'insieme. 

Poca attenzione nella lettura dei momenti, manovra sterile e ritmo lineare, mancanza di cinismo sotto porta: il rammarico più grande da parte del Monza è di non aver colto le opportunità concesse dal Milan, situazioni che, se sfruttate diversamente, avrebbero potuto vivacizzare il copione della gara. 

Perché, come sottolineava l'ultimo poeta del fútbol Jorge Valdano: "il gioco è l'argomento, ma il gol è il problema, il dettaglio cruciale, la chiave che apre una porta.”

Se nello scorso campionato la cattedrale realizzativa era sorretta dai gol dei quinti, Carlos Augusto e Ciurria, in questa stagione Colpani - il cui rendimento è apparso un po' in calo nelle ultime uscite - non può essere la sola alternativa. Colombo, Mota, Maric, Vignato e Valentin Carboni hanno complessivamente siglato 7 reti, una in più del Flaco, attualmente fermo a quota 6. Cifre che possono essere migliorate, così come la percentuale finalizzativa del parco attaccanti in rapporto alle big chance create. Raffaele Palladino ne è consapevole e sa che il problem solving passa attraverso il lavoro e la ricerca di alternative per correggere le criticità.

I tifosi del Monza a San Siro

Tenere duro e non cedere

“Essere pugile non significa soltanto colpire, ma, prima di tutto, imparare a ricevere i colpi. A incassare. […] Tenere duro, non cedere. E colpire al posto giusto, nel momento giusto”.
Abbracciando le parole dello scrittore francese Jean-Claude Izzo, il Monza dovrà essere bravo a lasciarsi alle spalle la sconfitta col Milan e risollevarsi velocemente da squadra. 

Niente drammi. Grinta, testa alta e cuore in campo. A partire dalla sfida casalinga di venerdì 22 dicembre alle 20.45 contro la Fiorentina di Italiano. Un faccia a faccia che potrà definitivamente orientare lo sguardo (e gli obiettivi) del Monza sulla classifica. 
In avanti o indietro? Europa o salvezza? Agli Dei del calcio l'ardua sentenza.

Di Andrea Rurali