“Il calcio è fatto di cervello, non solo di tecnica o qualità”. Sintesi della visione di Roberto Mancini, l’ultimo allenatore vincente di un’Italia (a Euro 2020) che oggi si lecca le ferite per la terza esclusione di fila dai Mondiali.

Giocare con la testa significa essere predisposti a fare quello che la tecnica, da sola, non riesce a fare. Perché non c’è qualità senza ragionamento: è il modo di esprimerla a dare valore a tutto, con carattere e cattiveria agonistica a incorniciare il quadro.

Dopo la sosta, il Monza fa 1-1 col Catanzaro al termine di una partita in cui succede di tutto, con un arbitraggio altamente fiscale che toglie tempo, ritmo e continuità.

Al Ceravolo piovono più cartellini (tre rossi) che gol, con Catanzaro e Monza che si schermano a vicenda, togliendo pulizia alle rispettive manovre e pareggiando sia gli errori sui gol – Ciurria e Antonini – sia il risultato. 
Una partita per nulla entusiasmante e tutt’altro che spettacolare: da una parte c'è la squadra di Aquilani, centrata mentalmente e ben posizionata in campo; dall'altra la formazione di Bianco, scarica e poco reattiva, frenata nella prestazione e condizionata dagli episodi. 

Tanti duelli, gioco frammentato e portieri inoperosi: il risultato finale non soddisfa Catanzaro e Monza, amplificando i rimpianti di chi poteva imporsi e chi ha fatto poco per vincere.

catanzaro monza 1-1
Il primo rosso estratto da Ayroldi ad Alesi - Foto MorAle

Le variabili in campo e il potere della risposta

Tra le variabili che possono decidere una partita, c'è solo un elemento che si può controllare: l'atteggiamento. 

Un concetto che nella filosofia di Charles R. Swindoll equivale al potere della risposta e al principio 10/90, di cui 90 è la percentuale che definisce la propria attitudine e 10 riassume il peso degli eventi.

Al Ceravolo il Monza non rispetta il paradigma e fatica ad esprimere il suo potenziale. Che c'è, ma resta coperto.

Bianco si affida al consueto 1-3-4-2-1: Thiam in porta; Ravanelli, Delli Carri e Lucchesi in difesa; Ciurria, Obiang, Pessina e Azzi a centrocampo; Cutrone e Hernani alle spalle di Petagna.

Senza gli squalificati Iemmello e Nuamah, Aquilani conferma il suo 1-3-4-2-1: Pigliacelli tra i pali; Cassandro, Antonini, Brighenti nel terzetto arretrato; Favasuli, Pontisso, Petriccione e D'Alessandro nella linea intermedia; Liberali e Alesi a supporto di Pittarello. 

Dopo i primi minuti di buone speranze, i brianzoli subiscono il vantaggio dei calabresi: a sbloccare il match è Pontisso, scaltro ad approfittare dell'indecisione di Ciurria e a “sentire la porta”, calciando di destro sul secondo palo. Thiam battuto, 1-0 per il Catanzaro.

Il Monza sembra accusare il colpo: non trova intensità, fatica a liberare gli spazi e a costruire occasioni, ad eccezione del destro in diagonale di Cutrone che sfiora il palo. Nello spazio, invece, i giallorossi lavorano più rapidamente, rispettando le due fasi e sfruttando le transizioni per verticalizzare. Il Catanzaro muove uomini e palla, è grintoso e affamato; il Monza rincorre e consolida, regola il possesso ma non punge.

D'Alessandro e Azzi si fanno male e al loro posto entrano Frosinini e Bakoune, con Ciurria che passa a sinistra.

Al 36’ arriva la prima svolta: Ayroldi punisce Alesi con il rosso diretto per entrata scomposta ai danni di Ravanelli. Si rompe la parità numerica, ma i padroni di casa non alterano l’atteggiamento e restano sul pezzo. 
La squadra di Bianco, al contrario, appare spenta e inconsistente, rallentata nel giro palla e lontana dall'essere pericolosa. 

Le mosse di Bianco dalla panchina - Caso e Carboni per Obiang e Lucchesi - non producono gli effetti desiderati, con la partita che al 47' torna in 10 contro 10: Cutrone prende la seconda ammonizione e va sotto la doccia. L'ingresso di Keita dura meno di 25', con un'espulsione rimediata per fallo di reazione su Cassandro.
Una partita strana, con i soli episodi a dare emozioni e brio alla bagarre. Seconde palle, gioco interrotto e manovre sterili: l'ultimo squillo arriva in extremis, in pieno recupero, con il rigore trasformato da Pessina a sancire il definitivo 1-1

Il Monza pareggia in 9 uomini, il Catanzaro sciupa le opportunità, con due legni colpiti nei 90'.

Questa è la Serie B, un campionato che di scontato non ha nulla. Non da ora, ma da sempre. Ogni partita ha una storia a parte e solo le qualità non bastano: senza il giusto mordente, il rischio di soccombere è dietro l'angolo.

catanzaro monza 1-1
Onore ai 100 tifosi del Monza presenti al Ceravolo - Foto MorAle

Pareggio della discordia, ancora 5 battaglie

Pasquetta non è un lunedì in Albis particolarmente felice per il Monza. Piuttosto, l'ennesima chance sprecata per determinare il proprio destino con le proprie forze. 
Ma il calcio non è una scienza esatta: è il regno della complessità, che è l'aspetto più difficile da comprendere e accettare. Lo testimoniano le dimensioni extra large della bolla comunicativa che, spesso, guarda al fumo e non all'arrosto, riportando la discussione sul piano della realtà ridotta - quella parziale e incompleta - e dribblando il contenuto a favore dell'ovvio e del banale (ovvero, le armi che mortificano il dibattito).

Nessuno ha la verità in tasca e tantomeno la presunzione di averla. Lo sport in generale va trattato con equilibrio e onestà intellettuale, senza scadere nel pressapochismo o offuscando il proprio sguardo di pregiudizi (si parla tanto di come cambiare il calcio italiano dopo il triplo fallimento della Nazionale, ma come si può risorgere se a cambiare non è il modo di pensare, dall'interno del sistema e dall'esterno dei media?).

Il Monza rallenta a Catanzaro (dove Venezia e Palermo hanno perso e il Frosinone ha fatto 2-2) e rientra in Brianza con un punto che, per come si era messa la gara, è utile solo per la classifica. 
Per il resto, come ha sottolineato Bianco a fine gara, “non c’è nulla per cui essere contenti”. Perché chi si accontenta è perduto, soprattutto nella fase calda del campionato in cui, utilizzando il gergo tennistico, “non bisogna avere il braccino”, ma giocare con coraggio.

Al di là della sconfitta evitata, il pareggio del Ceravolo non è in linea con il percorso e l’obiettivo dei biancorossi: il Monza non tiene il passo di Venezia e Frosinone, rispettivamente a -5 e -2, collezionando tre pari consecutivi nelle ultime tre partite e scivolando al terzo posto in graduatoria.

Ma ora non è il momento di fare processi contro squadra e allenatore: la riga si tira alla fine della stagione e ci sarà tempo e modo per fare i bilanci del caso.

Mancano ancora 5 gare, per riprendere il ruolino di marcia e puntare alla promozione diretta: c'è tanto da lavorare, mettendo il fare al servizio del sapere. Per tornare subito alla vittoria, fondamentale, nel prossimo match contro il Bari, in programma sabato 11 aprile all'U-Power Stadium.

Di Andrea Rurali