Ciclisti sui salti nel bosco
Ciclisti sui salti nel bosco

La notizia dello smantellamento di una pista abusiva per mountain bike nel Parco di Monza, pubblicata ieri da MonzaNews, ha acceso un confronto molto partecipato sulla nostra pagina Facebook.

Il tema, evidentemente, tocca sensibilità diverse. Da una parte ci sono le ragioni richiamate dal Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, che ha motivato l’intervento con la tutela dell’ambiente, del suolo e della sicurezza. Dall’altra, però, molti lettori hanno contestato la scelta di eliminare un tracciato utilizzato dai ragazzi per andare in bici, sostenendo che quella zona fosse conosciuta da anni.

E proprio qui si è aperto il dibattito più acceso sulla pagina Facebook di MonzaNews. 

«Scoperta adesso? Quel tracciato esiste da anni»

Uno dei temi più ricorrenti nei commenti riguarda la presunta novità della pista. Alessandro scrive: «Sono passati come minimo 40 anni per fare sta scopertona. Quel tracciato esiste da sempre».

Anche Massimo sostiene che la situazione fosse tutt’altro che sconosciuta: «Sono anni che tutti lo conoscono e anche con segnalazioni e interventi fisici di dissuasione i ragazzi continuano imperterriti».

Luigi va nella stessa direzione: «Sono decenni che ci sono sentieri per bici all'interno del Parco e se ne sono accorti adesso?».

Un filone di commenti che prova quindi a spostare il punto della discussione: non tanto sulla presenza o meno del tracciato, quanto sul fatto che, secondo diversi frequentatori del Parco, quel percorso sarebbe stato utilizzato da tempo.

Tra sarcasmo e battute

Come spesso accade sui social, non è mancata l’ironia. Matteo ha sintetizzato il suo pensiero con una frase diventata subito una delle più apprezzate: «Un duro colpo alla criminalità». Paolo ha rincarato la dose: «Peccato, speriamo trovino i colpevoli e procedano a flagellazione in pubblica piazza».

Ciro, invece, ha scelto il paradosso: «Brutti delinquenti! Dovreste drogarvi e fare scippi invece di divertirvi con le vostre MTB! Siamo rovinati...».

Roberto ha chiuso con un lapidario: «Ora tocca Rogoredo». E Gabriele ha rilanciato con un’altra battuta: «Meglio le macchine sul viale Cavriga».

I più critici: «Lasciate divertire i ragazzi»

Al di là dell’ironia, però, molti commenti esprimono una posizione precisa: la pista avrebbe rappresentato uno spazio di svago per i più giovani. Mirko scrive: «Lasciate stare i ragazzi che si divertono. Magari da questo gruppo poi salta fuori il futuro campione».

Paola si chiede invece: «Tracciato abusivo, addirittura... e perché smantellarlo? Cosa c'è di male se lo usano i ragazzi per allenarsi e divertirsi?».

Emanuele aggiunge: «Mamma mia che scoperta! Ci andranno i nostri ragazzi a divertirsi. Quindi?».

Sono commenti che mostrano chiaramente come una parte dei lettori consideri sproporzionata la decisione di rimuovere il tracciato, soprattutto se confrontata con altre criticità presenti nel Parco e in città.

La proposta: meglio una pista regolare

C’è anche chi prova a uscire dalla contrapposizione tra divieto e abusivismo proponendo una soluzione diversa: creare uno spazio ufficiale per la mountain bike.

Alessandro scrive: «Renderlo fruibile a tutti, no? Dedicare spazi ai bambini, no? Una bella pump track, no?».

Fabio insiste sulla stessa linea: «Farla fatta bene e messa in sicurezza invece di distruggerla».

È forse questo uno dei punti più interessanti emersi dal confronto: trasformare una pratica spontanea e non autorizzata in uno spazio regolamentato e sicuro, invece di limitarla semplicemente con uno smantellamento.

Le priorità del Parco al centro del confronto

Diversi lettori hanno poi allargato il discorso alle altre problematiche del Parco di Monza.

Andrea scrive: «Giusto, colpire i ragazzi che vanno in bici e non fare nulla con chi spaccia o si droga!».

Tomaso aggiunge: «Smantellate la criminalità nel Parco invece di smantellare la pista di MTB».

Massimo commenta: «Meglio un accampamento di spacciatori piuttosto di un sentiero per fare divertire i ragazzi in MTB».

Franco, invece, usa ancora l’ironia: «Poi “smantelleranno” anche i tronchi caduti nei sentieri dove le MTB possono passare regolarmente?».

Il punto, al netto dei toni spesso molto accesi, è chiaro: per una parte dei lettori il problema non è tanto la regola in sé, quanto la sensazione che altre criticità vengano percepite come più urgenti.

Un dibattito che resta aperto

La discussione sulla pagina Facebook di MonzaNews ha mostrato quanto il tema sia meno semplice di quanto possa sembrare.

Da una parte ci sono le motivazioni ambientali e di sicurezza richiamate dal Consorzio. Dall’altra emerge una richiesta molto netta: offrire ai giovani spazi dove poter praticare attività sportive senza essere considerati automaticamente un problema.

E proprio su questo punto il confronto, almeno sui social, sembra destinato a continuare.