Il giornalista Fiorenzo Dosso
Il giornalista Fiorenzo Dosso

Ci sono articoli che si scrivono e pagine che, invece, si custodiscono. Quelle che MonzaNews comincia a pubblicare oggi appartengono alla seconda categoria. Sono le pagine di uno degli ultimi lavori di Fiorenzo Dosso, storico collaboratore della nostra testata, giornalista e grande cantore della storia del Monza, scomparso nei mesi scorsi.

Fiorenzo stava lavorando a un nuovo libro, un progetto dedicato ad Alfredo Magni e a quella straordinaria epoca della storia biancorossa iniziata nel 1975. Il titolo scelto dice già moltissimo: “La leggenda del Borussia di Brianza”. Il materiale ritrovato dalla moglie Brunella era inoltre raccolto in una cartella chiamata “Trilogia”: un indizio che porta a pensare che Fiorenzo avesse immaginato di suddividere in tre parti il racconto dell’era del Borussia di Brianza, seguendone le diverse stagioni e i momenti più significativi.

Un progetto che purtroppo non ha avuto il tempo di completare. Per questo MonzaNews ha deciso di non aggiungere ciò che Fiorenzo non ha potuto scrivere e, soprattutto, di non sostituire la sua voce con la nostra. Dopo questa introduzione, quindi, lasceremo spazio direttamente alle sue parole, pubblicando integralmente il materiale che ci ha lasciato e suddividendolo in più puntate esclusivamente per ragioni di fruibilità.

È un viaggio nella storia di Alfredo Magni e del Monza. Ma è anche, inevitabilmente, l’ultimo viaggio biancorosso di Fiorenzo Dosso.

STAGIONE 1974-75: L’INIZIO DI TUTTO

Questa storia lunga e bellissima – che da allora ha fatto da sfondo a tutta la mia vita – è durata circa cinque anni e mezzo ed è iniziata negli ultimi giorni del gennaio 1975. Con un prologo lungo qualche mese. Faccio la prima media ed ho un anno in meno dei miei compagni di classe perché, come dicevo allora con fierezza (qualche problemino arriverà più avanti), “sono andato a scuola a 5 anni”. Vivo il passaggio da bambino a ragazzino con la massima tranquillità in un contesto famigliare sereno nonostante due devastanti lutti che in altrettanti incidenti stradali ci hanno portato via in poco tempo prima lo zio Bruno (fratello della mamma) e poi la nonna paterna Angioletta. Tragedie che segnano. In profondità e per sempre.

Papà ha un negozio di generi alimentari in Via Volta. I tre nonni rimasti danno, chi più chi meno, il loro contributo. Mamma si sdoppia: gestisce con ottimi risultati la parte gastronomica dell’attività – leggendarie le lasagne del sabato, mitici i tortelli di Sant’Antonio e di Carnevale – e segue da vicino me e Bruna, mia sorella minore.

Ho già avuto modo – come raccontato nei libri precedenti – di ‘frequentare’ il Sada. Per la verità in modo abbastanza saltuario ed episodico vista la mia ancor tenera età. Papà è grande tifoso biancorosso. Eredito da lui la passione e mi affascinano i racconti del ‘suo’ Monza: quello dei grandi portieri Giorcelli e Lovati, quello di alcune rocambolesche salvezze tra i cadetti, quello della favolosa coppia d’attacco Lojodice-Milani, quello del vittorioso spareggio di Bergamo con il Como per la promozione in Serie B nel 1967.

L’infausta retrocessione del 1973 aveva lasciato il segno nell’entusiasmo del Signor Dosso, anche perché lo sbandierato immediato riscatto dell’anno seguente si era risolto in un’altra cocente delusione (3° posto, promossa l’Alessandria), parzialmente mitigata dalla conquista della prima Coppa Italia di Serie C. Pure la stagione 1974-75, con la conferma di Mario David in panchina, era iniziata sotto i migliori auspici e con i favori del pronostico degli esperti: il Monza aveva le carte in regola per puntare al ritorno in Serie B.

Ricordo che l’esordio casalingo (seconda di campionato, primo turno 1-1 in quel di Trento) sancì definitivamente il mio innamoramento calcistico – passione, tifo, ammirazione, fiducia – per il piccolo numero 11, Gigi Sanseverino, autore della doppietta ai nerostellati dello Junior Casale il cui giovane portiere si chiamava Claudio Garella. Era domenica 22 settembre 1974 e nei mesi successivi non metterò più piede al Sada. Difficile ora stabilire le percentuali esatte tra le due cause principali della prolungata assenza: la mia tendenza ad avere spesso mal di gola con febbroni debilitanti ed il deludente andamento dei biancorossi. Che perdono troppo presto la scia del Piacenza di G.B. Fabbri.

CHE BRIVIDI A SAN SIRO…

Domenica 17 novembre 1974 vivo comunque una emozione indimenticabile: entro per la prima volta a San Siro. Perché – sfruttando abilmente la sosta della Serie A e l’inadeguatezza del minuscolo stadio locale (Carlo Chiesa) – la dirigenza del Sant’Angelo Lodigiano chiede ed ottiene dalla Lega di organizzare il derby con il Monza nella Scala del calcio.

Curiosa e significativa, nelle minuziose note del tabellino su Il Cittadino di giovedì 21 novembre 1974, la ‘spartizione’ del ricco incasso tra le due società. Ricordo ancora nitidamente i brividi e lo stupore che mi pervasero quando vidi prima il terreno di gioco e poi l’ingresso in campo delle squadre. Non conservo, invece, praticamente nulla della partita: uno sciatto e deludente 0-0. Altro che uno ‘spot’ per il calcio di Serie C come nelle migliori intenzioni di chi aveva avuto una intuizione comunque degna di nota per quei tempi. Intuizione che riuscì peraltro a portare sugli spalti di San Siro circa 20.000 spettatori.

Domenica 17 novembre 1974. Milano, Stadio San Siro

SANT’ANGELO LODIGIANO – MONZA 0-0

SANT’ANGELO LODIGIANO: Reali, Cappelletti, Maffioletti, Gorno, Acerbi, Giu. Mascheroni, Speggiorin, Skoglund, Mazzola, Quintavalle, Servidei (28’ st Gio. Mascheroni). A disp.: Bidese, Lolla. All.: G. Rossi.

MONZA: Anzolin, G. Vincenzi, Gamba, Maiani, Michelazzi, Fontana, P. Sala, F. Sala, Antonelli, Trinchero, F. Vincenzi (31’ st Corti). A disp.: Colombo, Buriani. All.: David.

ARBITRO: Bergamo di Livorno.

NOTE: Spettatori 20.000 circa di cui 15.587 paganti per un incasso di L. 32.491.000. A seguito dell’accordo tra le due società al Monza – in qualità di squadra ospite – è spettato un introito di L. 7.871.850 pari al 35% sull’importo di L. 22.000.000 dato che il Sant’Angelo Lodigiano incassa mediamente Lire 10.000.000 nelle partite casalinghe.

Foto storica: il Monza a San Siro. In piedi sinistra: Anzolin, Fabio Sala, Michelazzi, Giuliano Vincenzi, Trinchero, Gamba. Accosciati: Francesco Vincenzi, Maiani, Fontana, Antonelli, Patrizio Sala.

Archiviata la nobile parentesi milanese, il campionato del Monza rientra nei binari della mediocrità. Non mancano le note positive: Patrizio Sala e Ruben Buriani sono inesauribili cursori, Gigi Sanseverino segna a raffica (a fine stagione saranno 20, solo il piacentino Zanolla con 23 farà meglio) e forma con Francesco Vincenzi un tandem offensivo di spessore. Ma la squadra non decolla.

Significativo soprattutto un deprimente ‘zero’ alla voce ‘vittorie in trasferta’ in tutto il girone d’andata. Che si chiude al Sada domenica 26 gennaio 1975, ospite il modesto Vigevano – eliminato nei sedicesimi di Coppa Italia un paio di mesi prima – di quel Lamberto Giorgis che conosceremo bene (nostro malgrado) qualche anno dopo.

LE DIMISSIONI DI UN GALANTUOMO

Grazie al sole e ad una temperatura non particolarmente rigida papà mi porta con lui in gradinata centrale. Incomprensibilmente David – privo di Francesco Vincenzi – rinuncia alla spinta di Pat Sala. Una traversa di Antonelli nei primissimi minuti illude ma poi è depressione totale: Giuliano Vincenzi salva due volte sulla linea, Anzolin sfodera un miracolo e mezzo.

Intorno a me la gente disapprova e fischia sonoramente. Come sempre le trovate migliori sono quelle ironiche: un signore prende spunto dalle maglie del Vigevano ed esagera “non sapevo che la nazionale argentina fosse in tournée in Brianza …”

Giovanni Fossati su Il Cittadino di giovedì 30 gennaio 1975 definisce letteralmente ‘pietoso’ il primo tempo dei biancorossi. David è (anche) sfortunato: ad inizio ripresa – con colpevolissimo ritardo – ricorre alla freschezza di Pat Sala (fuori un esasperante Trinchero) ma subito dopo si fa male Gamba. Allora il regolamento consentiva un solo cambio: Monza praticamente in dieci e buonanotte ai suonatori.

Partiti con i favori del pronostico, i brianzoli chiudono la prima parte del campionato in quarta posizione a sei punti dal lanciatissimo Piacenza ed a due dalla quadrata Udinese e dal sorprendente Seregno.

Mario David è un galantuomo: i fischi impietosi del Sada ed il bilancio negativo impongono alla sua coscienza di friulano tutto d’un pezzo quella pratica chiamata ‘dimissioni’ che da troppi anni a questa parte gli allenatori – con rare eccezioni – non usano più per garantirsi le ricche prebende concordate. Oggi il ritornello è – più o meno – questo: “Io non mi arrendo e continuo a lavorare sul campo. Abbiamo a disposizione ancora tutto il girone di ritorno. Faremo i conti alla fine”.

Siamo nel 1975: altri tempi. Soprattutto altri uomini.

E così sulle pagine sportive de Il Giorno di mercoledì 29 gennaio 1975 leggo il seguente comunicato: “Il Signor Mario David, con lettera in data 28.01.1975, ha rassegnato le dimissioni dall’incarico di responsabile tecnico e di allenatore della prima squadra del Calcio Monza S.p.A. Nel prenderne atto, il Consiglio di Amministrazione porge al Signor David il più vivo ringraziamento per l’opera prestata. Il Consiglio ha quindi deciso di affidare l’incarico di responsabile tecnico e di allenatore della prima squadra al Signor Alfredo Magni, che fa già parte dei quadri tecnici della Società con le mansioni di allenatore della squadra Primavera. Al Signor Alfredo Magni il Consiglio di Amministrazione rivolge il più caloroso augurio di buon lavoro.”

E LA STORIA COMINCIA… MALE

Il biondino di Missaglia dirige i suoi primi allenamenti lavorando soprattutto sulla testa dei bagaj. Papà mi introduce con pazienza a certe dinamiche calcistiche per me del tutto sconosciute: dare del tempo al nuovo tecnico per preparare nel migliore dei modi la stagione successiva onorando comunque quella in corso.

Magni debutta domenica 2 febbraio 1975: al Sada un coriaceo Trento strappa senza eccessivi patemi lo 0-0. Mi porto a casa solo una sberla da fuori di Pat Sala e lo stupore per l’espulsione di Giuliano Vincenzi a pochi minuti dal termine. Sulla strada del ritorno i signori che parlano con papà concordano sul fatto che è troppo presto per vedere la mano del nuovo allenatore.

Al giovane tecnico anche la stampa locale non mette la benché minima pressione. Su Il Cittadino di giovedì 6 febbraio 1975 Giovanni Fossati è perentorio: “La squadra è tutta da ricostruire sul piano tecnico, tattico e psicologico. Inesistente il centrocampo, va da sé che l’attacco resta improduttivo. Mancano precisi schemi di gioco. A Magni il compito del rilancio.”

Se è vero che per risalire bisogna prima toccare il fondo, il Monza lo fa nei tre giorni che vanno da domenica 9 a mercoledì 12 febbraio 1975. In campionato a Casale un errore in tuffo di Anzolin regala subito il vantaggio ai nerostellati. Ci sarebbe tutto il tempo per rimediare ma ai biancorossi (che – sinonimo di grande nervosismo – finiscono ancora in dieci per l’espulsione stavolta di Maiani), mancano però la voglia e l’anima.

Alla fine del primo tempo il presidente Cappelletti – amareggiato e scuro in volto – lascia il proprio posto in tribuna e qualcuno dei cronisti presenti al vetusto Palli pensa ad altre dimissioni. Nell’andata degli ottavi di finale di Coppa Italia a Busto Arsizio si intravede qualche (timido) segnale incoraggiante in termini di manovra e di atteggiamento. La Pro Patria, giusto sottolinearlo, è comunque compagine di serie inferiore (capolista in Serie D).

Il gol resta ancora oggetto sconosciuto nonostante un attacco composto da Francesco Vincenzi e Sanseverino con Antonelli alle loro spalle. E ad una decina di minuti dal termine un calcio di rigore premia i padroni di casa ben oltre i loro meriti.

Tre partite, un pareggio casalingo e due sconfitte in trasferta, nessuna rete realizzata, due subite: la gestione Magni non ha prodotto nessun cambio di passo. Anzi.

Ed al Sada è in arrivo la capolista Piacenza, reduce da un clamoroso rovescio interno con il sorprendente Vigevano (da 2-0 a 2-5 nell’ultima mezz’ora).

Evidentemente il tour della nazionale argentina era proseguito anche nella bassa padana …

FINE PRIMA PUNTATA