Al Policlinico dal gesso alla necrosi della mano: il caso che arriva a processo a Monza
Una 56enne monzese perse l'uso della mano dopo una frattura. Quattro medici del Policlinico di Monza sono imputati per lesioni colpose aggravate.
Una caduta in bicicletta, una frattura al polso e il ricorso al pronto soccorso. Quello che sembrava un incidente senza conseguenze irreparabili si è trasformato, secondo la ricostruzione della Procura di Monza, in una vicenda dalle conseguenze gravissime per una 56enne monzese. La donna, oggi ex operatrice socio sanitaria e badante, sostiene di aver perso l'uso del braccio sinistro dopo il trattamento ricevuto nel marzo 2023 al Policlinico di Monza.
La vicenda è arrivata davanti ai giudici: quattro medici del Policlinico sono imputati per lesioni colpose aggravate e, secondo quanto riportato da Il Giorno e dal Corriere della Sera, il processo penale dovrebbe iniziare a novembre. Parallelamente, la donna ha avviato una causa civile per il risarcimento dei danni, assistita dall'avvocata Francesca Cascione.
Al centro dell'accusa c'è il trattamento della frattura. Secondo la Procura, alla paziente sarebbe stato applicato un apparecchio in resina non idoneo a mantenere la riduzione di una frattura scomposta, mentre sarebbe stato necessario ricorrere a un intervento chirurgico di osteosintesi con placca e viti.
Il primo accesso al pronto soccorso risale al 17 marzo 2023. Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, la donna sarebbe stata visitata dall'ortopedica. Il giorno successivo sarebbe tornata in ospedale per un edema accompagnato da paresi delle dita della mano. In quell'occasione sarebbe stata visitata da un altro specialista, che avrebbe rimodellato il gesso già applicato e prescritto una terapia farmacologica.

Quattro medici imputati: cosa contesta la Procura
La vicenda è stata affrontata nell'udienza predibattimentale davanti al giudice monzese Carlo Ottone De Marchi. La difesa aveva chiesto il non luogo a procedere, ma la richiesta non è stata accolta e i quattro medici imputati sono stati chiamati a rispondere delle contestazioni in sede penale.
La sequenza ricostruita dall'accusa prosegue nei giorni successivi. Due giorni dopo il primo accesso, un altro ortopedico avrebbe applicato un ulteriore apparecchio gessato al braccio. Dopo altri cinque giorni la donna sarebbe tornata ancora al pronto soccorso, dove avrebbe trovato un ulteriore professionista, che l'avrebbe dimessa con una medicazione da effettuare a domicilio.
Per la Procura, la successione di questi interventi avrebbe portato alla necrosi della muscolatura dell'avambraccio, con conseguenze permanenti sul movimento del polso e della mano. La ricostruzione dell'accusa dovrà naturalmente essere valutata nel corso del processo e non equivale a un accertamento definitivo di responsabilità.
La mano è diventata blu: le conseguenze per la donna
Secondo quanto riferito dalla donna e riportato dalle testate che hanno ricostruito la vicenda, nei giorni successivi alla prima visita il dolore sarebbe diventato sempre più intenso. La mano sarebbe poi diventata blu, fino alla comparsa della necrosi.
Le conseguenze descritte sono pesanti anche sul piano della vita quotidiana. La donna, che vive da sola e non ha familiari, sostiene di non riuscire più a svolgere attività elementari come allacciarsi le scarpe o utilizzare una tastiera. Ha inoltre dichiarato di avere oggi un'invalidità dell'80%.
«Non riesco più nemmeno ad allacciarmi le scarpe, ho dovuto reimparare daccapo a fare tutto», è il racconto riportato da Il Giorno.
La 56enne ha inoltre riferito di aver affrontato, dopo l'accaduto, un lungo percorso di visite da psicologi e psichiatri. «Da allora mi è caduto il mondo addosso», ha dichiarato, spiegando di non poter più tornare alla vita precedente.
Sul caso resta ora da stabilire, in sede giudiziaria, se vi sia effettivamente un rapporto di responsabilità tra le condotte contestate ai quattro medici e le gravi conseguenze riportate dalla paziente. Il processo penale dovrebbe entrare nel vivo a novembre, mentre davanti al Tribunale di Monza prosegue anche il procedimento civile avviato dalla donna per ottenere il risarcimento dei danni.
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