Dal treno all’Olimpico, fino a “Perdere l’amore”: una trasferta tutta da raccontare
Notte in bianco, treni, supplì, stadio e cori: il racconto integrale di Elena da BG sulla trasferta del Monza a Roma.
Ci sono trasferte che iniziano molto prima del fischio d’inizio e finiscono molto dopo il triplice fischio. Quella di Roma, raccontata da Elena da BG, è una di queste: treni all’alba, una notte quasi senza dormire, una trattoria romana, il viaggio verso l’Olimpico, i cori, gli amici e quel rito che rende ogni trasferta qualcosa di diverso da una semplice partita.
Il risultato, in fondo, resta sullo sfondo. Perché il cuore del racconto è tutto ciò che succede prima, durante e dopo Lazio-Monza: la vita di chi segue i biancorossi anche lontano da casa e trasforma ogni viaggio in una storia da ricordare.
Una trasferta iniziata molto prima della partita
Il racconto parte da una scelta quasi folle: incastrare una serata, una notte praticamente in bianco e poi il treno verso Roma.
Elena ricostruisce ogni dettaglio, dalla partenza alle 7.02 fino all’arrivo nella Capitale, passando per Milano Centrale e il viaggio su Italo.
Poi il pranzo romano, tra antipasti, fritti, supplì, carbonara, gricia e torta di mele, prima di rimettersi in marcia verso lo stadio.
È qui che la trasferta prende la sua forma più autentica: non solo calcio, ma gruppo, famiglia, rituali, persone che si ritrovano e si riconoscono.
L’Olimpico, il Monza e quei cori che restano
Una volta allo stadio, il copione è quello che tanti tifosi conoscono bene.
C’è chi chiede del papà, chi manda saluti, chi si ritrova dopo chilometri di viaggio. Poi arriva la partita, con il Monza subito in difficoltà e una serata che sul campo non regala molte soddisfazioni.
Ma il vero racconto comincia forse proprio a fine gara.
La curva riparte con i cori, con il momento amarcord, con “Torneranno a sventolare le bandiere”. E poi arriva anche “Perdere l’amore”, ormai diventata una sorta di colonna sonora delle trasferte.
Il momento del megafono
Nel racconto c’è anche spazio per una scena che sintetizza bene lo spirito della giornata.
Elena nota che “Perdere l’amore” non è ancora partita, scende, chiede il megafono e dà il via al coro.
Una di quelle situazioni che, raccontate il giorno dopo, fanno sorridere più del risultato stesso.
Il racconto integrale di Elena da BG
Ho pensato un milione di volte se, come e cosa scrivere per raccontare della recente trasferta romana ma, giunti al giovedì successivo, in tutta onestà, non ho avuto l'ispirazione nè tanto meno il tempo per farlo. Ecco, sì, forse la frase giusta è... Non ho avuto voglia di farlo!
Poi, lungo la notte, dopo l'ennesimo Uber a raccattare figli in giro per la bergamasca che mi fa tornare a casa oltre la mezzanotte, me ne vado a letto e mi metto a vedere la prima puntata della nuova serie sugli 883. Intorno all'1:20 mi arriva un messaggio whatsapp. E subito un secondo. Parto dalla fine, il secondo recita: "L'ho riletto adesso e mi fa ridere, soprattutto la fine (tienitelo per te)" Ovviamente la mia pronta risposta è stata: "Non ci penso nemmeno!" Il primo messaggio ve lo riporto come ricevuto.
"Forse questa trasferta è iniziata con il viaggio in treno di domenica mattina, o forse no. Forse è iniziata quando una sera, guardando che la data coincideva con una serata a cui volevo andare da tempo, chiesi al grande capo "Maaa con la Lazio andiamo o costa troppo per colpa di lotito?" La risposta non poteva che essere "E che ne so, vedremo... Perché?"
Ovviamente col passare dei giorni quel vedremo è diventato "Magari convinco tua mamma e viene anche lei a Roma" o "Partiamo il venerdì sera, poi si torna la domenica dopo la partita" ed è finito con la trasferta organizzata molto prima del previsto. A quel punto butto lì l'idea "Maaa se scendessi domenica mattina in treno?" Perché si, a quella serata ci volevo proprio andare, ma guai a saltare una trasferta. Cercato i prezzi, chiesto il passaggio post discoteca fino alla stazione e via, tutto perfettamente organizzato.
Il sabato quindi lavoro, pranzo con fratello 2 (d'amore e d'accordo visto che ci scarrozza in giro) poi a casa a preparare zaino per la sera e per la giornata successiva. Per cena una buonissima pizza surgelata mangiata in ufficio (forse era da cuocere in forno e non a microonde... ma non stiamo a fare i pignoli) e per le 23.30 in discoteca dalla quale usciremo alle 5 e qualcosa, giusto in tempo per andare a farsi una doccia e prendere il treno. Arrivo in stazione con largo anticipo (6.30 e treno alle 7.02), tempo di trovare il binario e ricongiungermi con fratello 2 perché sì, in tutto questo è riuscito a liberarsi e ha preso i biglietti pochi giorni prima, per miracolo sullo stesso treno.
Il treno per Milano parte in orario, viaggio con tanto di controllore che trova una coppia in bagno intenta a... vabbè avete capito, giusto il tempo di farsi due risate per l'accaduto che si arriva in Centrale. Cerchiamo un bar per la colazione ma, non volendo perdere il treno, decidiamo di sorvolare e saliamo su italo verso Roma. Partiamo in ritardo, avevo già paura di perdermi il pranzo organizzato e invece recuperiamo il tempo perso e arriviamo puntualissimi.
Veniamo recuperati dai capi e si parte subito direzione trattoria da Pinuccio per un leggero pranzo tra antipasti, fritti, SUPPLÌ (da sottolineare la bontà di questi supplì), primi tra cui carbonara e gricia e per finire la torta alle mele... della nonna... della nonna che ha mangiato le mele... vabbè questa la capiranno solo i presenti. Dopo gli amari salutiamo chi non verrà allo stadio e organizziamo le macchine, più organizzati noi dei vigili che non ci danno inizialmente le indicazioni corrette, ma sorvoliamo.
Finalmente arrivati allo stadio, entro prima del capo e già i primi che incontro mi dicono "Ciao, ma il papà?", oggi, a differenza di Castellammare, la risposta è "Arriva arriva, è là dietro" Perché non ci sarà mai una partita in cui qualcuno non mi farà questa domanda, tutto ciò mi fa sempre sorridere, soprattutto quando mi dicono "Ah salutamelo", e magari non so il nome... come spiego io chi lo saluta? (i romani qua direbbero sai chi ti saluta tantissimo... ma rimaniamo family friendly). Ma poco importa, sarà per la prossima volta. La partita poi è andata com'è andata, qualche minuto per osservare la bruttezza dell'Olimpico vuoto che siamo già in svantaggio... Anche il risultato finale era prevedibile ma l'importante è sempre cantare, ecco a proposito...
A fine partita la curva inizia col solito momento amarcord, con cori tra cui "Torneranno a sventolare le bandiere" e qua solo il capo sa quanto mi piace questo coro. Finito questo tuffo nel passato noto che non abbiamo ancora cantato l'ormai cavallo di battaglia "Perdere l'amore", a quel punto scendo e chiedo gentilmente a Fausto che mi porge il megafono... Figure di merda ne ho già fatte quindi tanto vale aggiungerne una, così ho iniziato "e adesso, andate via", poi per fortuna hanno iniziato tutti a cantare.
Finito il momento Cantatù ci lasciano uscire, dopo in realtà una lunghissima attesa, si risale in macchina.
Prima tappa a recuperare la capa che, conoscendoci, aveva preso due cartoni di pizza romana per il viaggio. Poi inizia ufficialmente il ritorno in patria, che ancora non si è concluso al momento ma abbiamo già passato il mio autogrill preferito, quindi siamo a buon punto.
Mi dilungo spesso e volentieri in dettagli poco rilevanti (chissà da chi ho preso), non sono nemmeno brava a scrivere, nei temi a scuola non andavo sopra al 7 (ma d'altronde ho fatto l'agraria, o diamo la colpa alle 0 ore di sonno), però è divertente vedere nero su bianco(rosso) tutto quello che succede in trasferta."
La firma, se non si fosse capito, è Elena da BG.



