Il futuro dell’industria dei semiconduttori passa anche dalla Brianza. In un settore attraversato da profonde trasformazioni tecnologiche e da tensioni sui mercati internazionali, i grandi poli produttivi sono chiamati a ripensare strategie, investimenti e organizzazione del lavoro.

Ad Agrate Brianza, uno dei siti simbolo del comparto europeo, il confronto tra azienda, istituzioni e sindacati si gioca su un equilibrio delicato: innovazione e tutela occupazionale. La partita non riguarda soltanto numeri e bilanci, ma il ruolo industriale di un territorio considerato strategico a livello nazionale.

Negli ultimi mesi il dialogo è stato complesso, tra timori di esuberi e richieste di maggiori garanzie. L’incontro in Regione Lombardia ha però segnato un passaggio importante.

STMicroelectronics

STMicroelectronics Agrate, piano industriale e chiusura AG8

Nel corso del tavolo in Regione Lombardia, alla presenza anche del Mimit, STMicroelectronics ha presentato un nuovo piano industriale per il sito di Agrate Brianza con orizzonte fino al 2034.

Tra le novità principali c’è lo slittamento della chiusura di AG8 (200 mm) al terzo trimestre del 2027, un anno più tardi rispetto alle ipotesi iniziali. Contestualmente è stato illustrato un percorso di sviluppo legato alla crescita del 300 mm, con l’obiettivo di arrivare a 8.000 fette alla settimana nel 2028 e fino a 14.000 nel 2034.

Sul fronte degli investimenti, l’azienda ha dichiarato 1,5 miliardi di dollari nel periodo 2025-2027 e 2,8 miliardi nel periodo 2028-2034, oltre all’impegno a realizzarli anche in assenza dei finanziamenti del Chips Act 2.0. Previsto anche il rafforzamento della ricerca con il nuovo Centro Digital Twin a Castelletto e l’inserimento di nuove professionalità Stem.

Occupazione ST Agrate, sindacati e tavolo nazionale

Il nodo resta quello dell’occupazione. I sindacati parlano di “saldo occupazionale pari a zero”, con la garanzia che “i 5.300 dipendenti di oggi ad Agrate rimarranno tali”.

Enrico Vacca, segretario generale Fim Cisl Monza Brianza Lecco, ha spiegato: 

L’azienda ci ha confermato che rinuncia a qualsiasi operazione occupazionale unilaterale. Ovviamente rimane primario il tema della gestione occupazionale della fase di chiusura del sito di AG8: è necessario che si apra un confronto concreto sul tema al fine di tutelare al meglio lavoratrici e lavoratori coinvolti e i livelli occupazionali. Premessa di qualunque ragionamento dovranno però essere gli impegni sugli investimenti necessari nel sito per garantire il piano di sviluppo, tali impegni dovranno essere assunti dall’azienda con la certificazione istituzionale garantita in primis dai Ministeri coinvolti e dagli enti territoriali interessati. La situazione complessiva rimane quindi difficile e si rende necessario un approfondimento del confronto tra tutti i soggetti coinvolti per il futuro dell’azienda e del sito brianzolo.

La Fiom Cgil Brianza parla di “cambio di passo evidente”, ma sottolinea che gli elementi positivi “non sono ancora sufficienti”. E ribadisce: “Questa transizione non può produrre effetti occupazionali indiretti né scaricare sui lavoratori il peso della riorganizzazione”.

Da qui la richiesta di “valutare un ulteriore slittamento della dismissione di AG8 almeno al 2028, per mettere realmente in sicurezza l’occupazione nella fase più delicata della transizione, formalizzare in sede ministeriale impegni chiari e vincolanti su investimenti, volumi produttivi e livelli occupazionali” e di “garantire che la riqualificazione professionale sia reale, strutturata e accompagnata da percorsi concreti di crescita”.

La Fiom chiede inoltre che il Governo “convochi rapidamente il tavolo nazionale su STMicroelectronics subito dopo l’incontro che si terrà in Regione Sicilia per discutere del progetto industriale del sito di Catania, affinché il piano complessivo venga tradotto in un accordo quadro che metta nero su bianco tempi, risorse e tutele occupazionali”.

Anche l’Usb insiste sulle garanzie occupazionali: “Come Usb abbiamo ribadito con forza che la priorità deve essere la salvaguardia occupazionale di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori coinvolti dalla chiusura di Ag8 ed EWS. Tutti devono essere ricollocati in tempi certi e brevi, con la piena tutela dell’azionista pubblico. Non sono accettabili le solite formule tradizionali di ammortizzatori sociali che scaricano sui lavoratori il costo della ristrutturazione. Servono un reddito di transizione garantito, che non penalizzi economicamente gli impattati, la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, un piano vincolante di ricollocazione certa per tutti i lavoratori coinvolti. Esprimiamo inoltre forte perplessità sul piano post-2027”.

La fase 2026-2028 viene indicata come decisiva: è lì che si misurerà la coerenza tra annunci e atti concreti. Per Agrate, sito definito strategico a livello nazionale ed europeo, la sfida è tenere insieme innovazione tecnologica e tutela del lavoro.