La confessione a cuore aperto di Andrea Petagna: 'Stavo male, ecco come sono tornato a segnare'
Dalla malattia del figlio alla Serie B: il racconto senza filtri del centravanti biancorosso.
Nel calcio moderno si parla spesso di numeri, prestazioni e classifiche. Più raramente si scava dietro le statistiche, nelle fragilità e nei momenti bui che possono segnare la carriera di un professionista. Eppure, dietro ogni centravanti, c’è un uomo con le sue paure, le sue cadute e le sue rinascite.
A volte basta poco per cambiare prospettiva: un infortunio, un problema personale, una stagione storta. Altre volte serve qualcosa di più profondo, un lavoro interiore che riporti equilibrio e motivazioni. È da qui che riparte una storia che intreccia difficoltà private e ambizioni sportive.

Andrea Petagna, Monza e lo sfogo a cuore aperto
In un’intervista firmata da Nicola Binda sull'edizione odierna de La Gazzetta dello Sport, Andrea Petagna si racconta senza filtri, parlando di un periodo complesso che ha inciso anche sul suo rendimento con il Monza.
Un anno e mezzo durissimi. La malattia di mio figlio, la separazione dalla mia compagna. Ho fatto fatica a restare concentrato sul mio lavoro. Nessuno mi è stato vicino. A Milano ho un solo amico, gli altri sono spariti, anche quelli che per anni mi giravano attorno.
Il centravanti ammette di aver vissuto un momento molto delicato anche dal punto di vista psicologico:
Io stavo male. Tutto è cominciato da una polmonite, sono stato due mesi senza allenarmi, a casa da solo. E senza poter vedere mio figlio. Sono andato da uno psicologo, mi è servito.
La scorsa stagione, chiusa senza gol, è stata la più complicata della carriera:
L’anno più nero. Ero triste e negativo, arrabbiato perché non mi facevano giocare. Non stavo bene, ok, ma in Serie A ho fatto 49 gol e volevo arrivare a 50. Ho rosicato, ma lo prenoto per l’anno prossimo.
Un passaggio chiave riguarda il rapporto con i tifosi del Monza:
La svolta? I primi sono stati i tifosi. L’anno scorso dopo le partite restavo in campo ad allenarmi, prendendo gli insulti: in estate, alla presentazione, mi hanno invece applaudito. Una bella cosa dai.
Fondamentale anche il lavoro estivo e la fiducia della nuova proprietà del Monza e dello staff:
In estate sono stato dal prof in Toscana e in Sardegna a fare un lavoro specifico che mi ha rigenerato. Dal primo giorno di ritiro lo staff ha cominciato a dire che ero quello che serviva: volevo riscattarmi e mi sono allenato più di tutti.
E ancora, un ringraziamento diretto alla società:
Questa squadra vuole vincere e ho avuto ragione a voler restare: dico grazie alla società che mi ha tenuto. E quando mi sono fermato dieci giorni, il ds Burdisso mi ha mandato un messaggio bellissimo: sono tornato ancora più carico.
Monza, Serie B e obiettivo promozione: le problematiche e la ricetta
Dopo dieci anni, Andrea Petagna è tornato in Serie B e analizza anche le difficoltà incontrate dal Monza nel percorso verso la Serie A.
Il Monza è fatto di giocatori di Serie A e a volte la presunzione può fregarti. Serve umiltà, il mister lavora da sempre su questo: se gli attaccanti non corrono, non vinciamo. Spesso siamo andati sotto per approcci superficiali, però quasi sempre abbiamo avuto la forza per ribaltare le partite.
Un’ammissione che fotografa le problematiche della stagione: qualità tecnica evidente, ma anche cali di concentrazione e punti lasciati per strada.
Umiltà, carattere e qualità dei singoli. In B la linea è sottile tra vincere e perdere: abbiamo in casa gli scontri diretti con Palermo e Venezia, ma se poi lasciamo per strada punti come a Chiavari... La B è strana, ma anche divertente per questo.
La svolta personale coincide anche con un momento intimo:
Il primo (gol, ndr) con la Juve Stabia mi ha sbloccato. È stato un segno del destino: per la prima volta avevo potuto dormire con mio figlio e due giorni dopo ho segnato.
E proprio sul figlio aggiunge:
Dopo la separazione Leo stava con la mamma, il giudice aveva stabilito che per due anni non potevo vederlo, ma abbiamo trovato un accordo ed è stata la svolta. Non lo dimenticherò mai.
Oggi il bilancio è diverso:
Oggi sono un uomo maturo e sono veramente felice. Sono stato forte. Dico grazie a me stesso, sono cresciuto tanto.



