La Brianza perde un altro pezzo di industria: l'azienda che spegne la produzione. Allarme FIOM
Accordo all'OMR Italia di Concorezzo sui 27 esuberi: l’azienda dei circuiti stampati diventa solo commerciale. I sindacati parlano di impoverimento industriale.
Per decenni ha rappresentato un simbolo della manifattura brianzola, capace di crescere e innovarsi in un settore ad alto contenuto tecnologico. Un’azienda familiare diventata punto di riferimento europeo, con una storia iniziata negli anni Settanta e un radicamento profondo nel territorio di Concorezzo.
Una realtà che solo due anni fa festeggiava mezzo secolo di attività, celebrando il passaggio generazionale e il legame con dipendenti e istituzioni locali. Un percorso industriale che aveva dato lustro alla Brianza imprenditoriale, tra innovazione e continuità.
Oggi, però, lo scenario è cambiato. Il comparto manifatturiero locale continua a fare i conti con trasformazioni profonde, in un contesto di competizione globale sempre più aggressiva. E un altro pezzo di produzione si prepara a spegnersi.

OMR Italia a Concorezzo, accordo licenziamenti e stop produzione
È stato sottoscritto il 25 febbraio 2026, presso Assolombarda, l’accordo relativo alla procedura di licenziamento collettivo avviata da OMR Italia SpA, storica azienda dei circuiti stampati con sede a Concorezzo, in via Brodolini.
La decisione aziendale è quella di cessare definitivamente l’attività produttiva, trasformando la società in una realtà esclusivamente commerciale. L’intesa riguarda 27 lavoratrici e lavoratori dichiarati in esubero.
L’accordo prevede la risoluzione dei rapporti di lavoro su base volontaria, secondo il criterio della non opposizione, l’accesso alla NASpI e il riconoscimento di un incentivo economico aggiuntivo.
Come si legge nel comunicato della Fiom Cgil Monza Brianza:
Come FIOM CGIL Monza Brianza abbiamo affrontato il confronto con senso di responsabilità, in un contesto segnato da una crisi profonda e da un drastico calo dei volumi produttivi. L’obiettivo è stato quello di limitare l’impatto sociale della decisione aziendale, evitando criteri discrezionali e garantendo un sostegno economico aggiuntivo alle lavoratrici e ai lavoratori coinvolti.
Tuttavia, non possiamo nascondere la forte preoccupazione per l’ennesima chiusura di un sito produttivo nel nostro territorio.
La scelta di abbandonare la produzione rappresenta un ulteriore impoverimento industriale per la Brianza e si inserisce in un quadro più ampio di progressivo ridimensionamento manifatturiero, in particolare nei settori ad alto contenuto tecnologico come quello dell’elettronica.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a una competizione globale sempre più aggressiva, ma riteniamo che la risposta non possa essere esclusivamente la dismissione delle attività produttive locali. Ogni chiusura significa perdita di competenze, professionalità e valore industriale costruito nel tempo.
Chiediamo che si apra una riflessione seria a livello territoriale e regionale sulle politiche industriali e sugli strumenti di sostegno al settore manifatturiero, per evitare che la trasformazione del tessuto produttivo si traduca semplicemente in una desertificazione industriale.
La FIOM CGIL ha inoltre annunciato che continuerà a seguire l’evoluzione della situazione, vigilando sul rispetto degli impegni sottoscritti e garantendo assistenza ai lavoratori coinvolti.
OMR Italia, dalla crescita nei circuiti stampati alla chiusura
Fondata nel 1974 da Gino Meroni, OMR Italia era diventata uno dei principali produttori europei di circuiti stampati professionali a doppia faccia e multistrato. Negli anni Novanta l’azienda aveva avviato un percorso di internazionalizzazione che l’aveva resa protagonista nel mercato europeo dell’elettronica.
Nel 2024 la società aveva celebrato i 50 anni di attività, con la partecipazione della proprietà, delle nuove generazioni e delle istituzioni locali. A guidarla erano Gabriella e Andrea Meroni, con l’ingresso in azienda anche della nuova generazione familiare.
Oggi la scelta di abbandonare la produzione e mantenere solo l’attività commerciale segna una svolta profonda per una realtà che contava circa 60 dipendenti e un fatturato di 14 milioni di euro.
Per il territorio brianzolo si tratta di un ulteriore segnale di ridimensionamento del tessuto manifatturiero, in un settore strategico come quello dell’elettronica, tradizionalmente ad alto valore aggiunto.



