Articolo Le Monde contro Monza, Pilotto risponde: 'Non è così'
Il sindaco Paolo Pilotto replica al reportage di Le Monde su Monza: «Non è una città razzista». La risposta integrale su sicurezza, telecamere e prevenzione.

«Monza non è una città razzista». Paolo Pilotto rompe il silenzio e risponde al reportage pubblicato dal quotidiano francese Le Monde sulla città brianzola.
A due giorni dall’articolo, il sindaco di Monza ha affidato ai social una lunga presa di posizione nella quale contesta la rappresentazione di un contesto generalizzato di razzismo, affronta il tema della sicurezza e rivendica gli interventi messi in campo dall’Amministrazione comunale.
Il reportage di Le Monde, pubblicato il 24 settembre, descrive Monza partendo anche dal caso del danneggiamento della statua del Ponte dei Leoni e affronta sicurezza, immigrazione, tensioni politiche ed estrema destra. Il titolo parla di una «atmosphère raciste décomplexée», un’“atmosfera di razzismo senza complessi”.
Pilotto contro la lettura di Le Monde: «Una semplificazione giornalistica»
Nella sua risposta Pilotto parte da una frase netta: «Monza non è una città razzista».
Il sindaco non nega l'esistenza di un problema legato alla sicurezza e parla anzi di un «bisogno palpabile», ma contesta il collegamento tra il vandalismo avvenuto al Ponte dei Leoni e un presunto contesto generalizzato di razzismo nei confronti delle persone extracomunitarie.
Nel reportage Le Monde aveva utilizzato proprio l'episodio del Ponte dei Leoni come uno dei punti di partenza per raccontare il dibattito cittadino sulla sicurezza e sulle tensioni identitarie. Lo stesso articolo riportava anche dichiarazioni dello stesso Pilotto e di diversi esponenti politici, cittadini e rappresentanti di realtà associative monzesi.
Sicurezza a Monza, Pilotto rivendica prevenzione e videosorveglianza
La replica del sindaco entra poi nel merito delle politiche adottate dall'Amministrazione.
Pilotto richiama gli investimenti nelle scuole, nello sport, nella cultura e nelle attività educative, sostenendo che il contrasto alla marginalità passi anche dalla costruzione di reti sociali e associative.
Un'altra parte della risposta riguarda il rapporto con Prefettura, Questura, Carabinieri, Guardia di Finanza ed Esercito.
Infine il sindaco mette al centro la videosorveglianza. Secondo quanto afferma Pilotto nel suo post, all'inizio del mandato erano presenti 180 telecamere, circa la metà delle quali non funzionanti, mentre oggi Monza conterebbe circa 500 «occhi» attivi, coordinati da una sala controllo rinnovata e supportata anche da strumenti di Intelligenza Artificiale.
Si tratta di dati rivendicati dal sindaco, che precisa come siano rintracciabili negli atti pubblici del Comune.
La risposta integrale del sindaco Paolo Pilotto
Di seguito pubblichiamo integralmente il post del sindaco di Monza, senza tagli.
“Monza non è una città razzista.
Contrariamente a quanto affermato dall’autorevole testata transalpina Le Monde, che ha recentemente dedicato un lungo articolo alla terza città della Lombardia, conosco a fondo – come molti altri concittadini – Monza e sono convinto che non sia una città razzista.
Certamente è una città che negli ultimi anni ha a che fare - come molti altri Comuni capoluogo - con il bisogno di sicurezza. Un bisogno palpabile che chi vive dentro le Istituzioni può toccare con mano ogni giorno.
Per questo ricondurre l’episodio dei vandalismi avvenuti al Ponte dei Leoni - per i quali le Forze dell’Ordine hanno rintracciato i responsabili in poche settimane, anche grazie agli impianti di videosorveglianza - a un contesto generalizzato di razzismo contro le persone extracomunitarie è una semplificazione giornalistica che, forse per il poco spazio a disposizione, non lascia il necessario posto a riflessioni che meritano di essere esplicitate.
La prima è che la sicurezza è frutto del presidio del territorio e del modo di vivere di una popolazione.
Questa Amministrazione ha impegnato e sta impegnando molte risorse per sostenere le scuole, per garantire le opere necessarie allo sport e alla cultura, per sostenere le attività educative. La convinzione è che dove ci sono scuole, associazioni sportive e culturali, centri di educazione, l’Ente pubblico deve mettersi a fianco (né davanti, né dietro) e aiutare dove può: sistemare una scuola, rifare campi sportivi, mettere in sicurezza e rinnovare palestre e biblioteche, partecipare a bandi insieme a soggetti che dedicano il loro tempo all’educazione e alla formazione dei giovani è un modo fondamentale per favorire reti di relazioni in città che abbassano, non alzano, i rischi della marginalità e della devianza, e quindi anche dei comportamenti pericolosi.
La seconda è che in questi quattro anni la collaborazione con Prefetto, Questore, Comandanti provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, Responsabile della operazione “Strade sicure” dell’Esercito è stata ed è continua. Compatibilmente con le risorse che lo Stato riesce a mettere a disposizione sono moltissime le scelte comuni effettuate e anche le attività coordinate da Prefetto e Questore con il supporto delle Forze dell’Ordine e l’ausilio della Polizia Locale, che ha nel tempo ha anche sviluppato nuovi servizi e forme di intervento.
Confermo, infine, che quando ho iniziato il mandato erano presenti in città 180 telecamere di video sorveglianza, di cui la metà non funzionante. Tramite bandi di diverso tipo, accordi con la Prefettura, risorse proprie, contratti in essere, è stata avviata una campagna di acquisizione di nuovi apparati e di coordinamento della videosorveglianza su quattro fronti diversi: il controllo del territorio, il controllo del traffico e la regolazione dei suoi flussi, il controllo dei comportamenti in materia ambientale, il controllo dei varchi di ingresso e uscita in città. Oggi, senza avere trasformato la città in una visione orwelliana, Monza ha circa 500 “occhi” attivi, coordinati attraverso una Sala controllo rinnovata e supportata anche con strumenti di Intelligenza Artificiale. 500 ottiche contro le 90 operative lasciate in eredità dalla Amministrazione precedente.
Questa la cronaca, che chi vuole approfondire può rintracciare negli atti pubblici del Comune.
Mi interessa di più, però, ribadire che la città di Monza ha un’anima profonda e ben riconoscibile, fatta di un sistema di istruzione di grande qualità, di associazioni di volontariato e del terzo settore talmente capaci che gli altri territori le prendono come modello, e una storia di generosità e di dedizione che non saranno certo scalfite dalle polemiche montate ad arte, a seguito della pubblicazione di un articolo di giornale”
Il caso Le Monde continua a far discutere a Monza
Il reportage francese ha aperto un dibattito politico in città. Già nelle ore successive alla pubblicazione erano arrivate contestazioni alla rappresentazione proposta da Le Monde, tra cui quella del capogruppo della Lega in Consiglio regionale Alessandro Corbetta.
Ora arriva la presa di posizione del sindaco, che sceglie di separare nettamente due questioni: da una parte riconosce l'esistenza di una domanda di maggiore sicurezza, dall'altra respinge l'idea che questa possa essere utilizzata per descrivere Monza nel suo complesso come una città razzista.
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