Il nostro Andrea Rurali ha realizzato un approfondimento sul Monza per il sito La Complessità del Calcio, filippogalli.com. Una sorta di recap, un punto generale e dettagliato sulla situazione del team monzese dopo lo svolgimento delle prime cinque gare di campionato e le due di Coppa Italia. 

Ecco il ricco ed intrigante contenuto, sui principi,gli obiettivi, il percorso e un'analisi degli Expected Goals, divulgato, da Andrea, per il portale dell'ex centrale difensivo del leggendario Milan anni ‘80-’90, il brianzolo Filippo Galli.

Monza, il punto di Andrea Rurali sul team di Jurić

Una volta Arrigo Sacchi disse: “Non cerchiamo di trasformare il calcio in una scienza esatta, perché non è un gioco di schemi”. Aveva ragione il Profeta di Fusignano, sempre al passo coi tempi e attento all’evoluzione del pallone. Un pensiero che intercetta l’essenza dello sport muovendo una critica all’iper-tecnicismo e al movimento moderno sempre più influenzato da calcoli e algoritmi.

Ma la tecnologia, nello sport e in generale, deve aiutare e non sostituire la componente umana, evitando di diventarne il surrogato. Anche il calcio ha spalancato le porte al digitale, con software e strumenti a supporto per migliorare le performance, affiancando le idee.

È questa la strada intrapresa dal nuovo Monza targato Beckett Layne Ventures: un percorso iniziato con l’acquisizione del club da Fininvest e coltivato nel corso dei mesi, con lo sviluppo di un progetto strategico (Monza Drive) supportato proprio dalla tecnologia. Un cambio completo nel metodo, integrando competenze e innovazione dalla Prima Squadra al Settore Giovanile, fino ad arrivare alle società affiliate.

Lo scopo è valorizzare il talento e rendere futuribile la rosa, ingaggiando giovani che in prospettiva possono crescere – nel club e insieme al club – incrementando il proprio bagaglio tecnico, economico e professionale. E per attuare un ecosistema sostenibile le scelte assumono un ruolo cruciale: ragionare sul domani e non sull’oggi, sul medio termine e non sull’immediato, cercando di intercettare la visione di alcuni club come Atalanta, Sassuolo e Como per consolidare il proprio status o addirittura ritoccarlo.

Dopo la promozione in Serie A e la conseguente separazione con Paolo Bianco, la società ha puntato su Ivan Juric attuando una mini rivoluzione: tante uscite, altrettante entrate e un gruppo da assemblare rapidamente. Come? Attraverso i principi di un allenatore che vede il gioco come mezzo per ottenere il risultato. 3-4-2-1 di sostanza e sacrificio, un mix di soldati e alleati e un modus operandi tarato sul lavoro: il tecnico croato ha gradualmente allontanato il fantasma del pregiudizio con umiltà e rispetto.
L’impatto nell’ambiente biancorosso è stato istantaneo, rintracciabile soprattutto nel gioco organizzato e dinamico della squadra. La sua filosofia ha i “geni” di Gasperini, la cui scuola ha influenzato tanti allenatori tra cui Raffaele Palladino, che proprio a Monza fu protagonista di un biennio straordinario alla sua prima panchina in Serie A.

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Ivan Juric in conferenza stampa – Foto: AC Monza

PRINCIPI CHIARI, COMUNICAZIONE DIRETTA: IL MODUS OPERANDI DI JURIC

Se c’è una cosa che spicca più di altre in Ivan Juric è la comunicazione assertiva, asciutto davanti ai microfoni e schietto con la stampa. Il paradigma dell’allenatore di Spalato è anche la sintesi escatologica del calcio: “portiere para, attaccante segna. Dobbiamo giocare a pallone, non mi piace perdere tempo. Affronteremo le partite con umiltà, ma con il coraggio delle nostre idee”.

Echi di Manlio Scopigno (“Datemi un portiere che pari e un attaccante che segni”) e Vujadin Boškov riaffiorano nel modo di interloquire di Juric, mai banale nel dire ciò che va detto al momento giusto. Ma emergono anche scorci di quel calcio che dalla fonte olandese di Cruijff e Michels è diventata foce di un corso rinnovato su scala europea. Compresa l’Italia, il cui progresso ha illuminato il Milan degli “Immortali” di Berlusconi e Sacchi e successivamente l’Atalanta europea di Gasperini.

Non esistono solo schemi, non c’è solo la tecnica. E non basta giocare bene per vincere. O al contrario speculare. Servono qualità che vanno oltre la classica presenza in campo: coraggio, sacrificio, abnegazione e lucidità. Poi c’è la velocità, un concetto molto caro al “Mago” Helenio Herrera: “Gioca veloce, corri velocemente, pensa velocemente”.

Ivan Juric ha chiesto alla sua squadra di sfoderare il bornebost, termine croato (più di Zagabria e meno di Spalato, come precisa il Mister) che invoca lo spirito combattivo, l’agonismo e la voglia di raggiungere il risultato. Detto, fatto: dalla prima gara ufficiale in Coppa Italia il Monza mette in pratica le volontà del suo tecnico, aggiungendo quella cattiveria che non può e non deve mai mancare.

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L’esultanza di Varela contro il Sassuolo – Foto: AC Monza

IL PERCORSO IN CAMPIONATO

L’esordio in campionato a San Siro contro l’Inter è parzialmente positivo, con un ottimo primo tempo (giocata pregevole di Varela per il momentaneo 1-1) e una ripresa farraginosa, compromessa da errori che consentono ai nerazzurri di realizzare altri tre gol e chiudere sul 4-1.

Nella seconda giornata il Monza cade in casa per mano dell’Udinese, disputando un’altra buona gara, viziata però da uno sbaglio macroscopico di Thiam sul tiro dalla distanza di Kamara e da tre minuti di blackout sul finale di primo tempo, dove gli ospiti salgono sull’1-3. A differenza del Meazza, però, i biancorossi fanno un passo avanti sul piano della continuità, trovando la forza di reagire con la rete del 2-3 di Varela e restando in partita fino all’ultimo. Gli abbagli e le disattenzioni determinano i risultati, ma una squadra giovane ha bisogno di tempo, croce culturale che in Italia non lascia scampo.

E allora torna il lavoro e quell’esperienza che si acquisisce partita dopo partita, correggendo gli errori e alzando l’asticella. Al Tardini con il Parma arriva il primo punto in campionato, con un Monza che produce tanto ma spreca troppo, finendo per incassare l’1-1 di Lontani dopo la splendida prodezza alla Del Piero di Robinson.

Poi il calendario impone un’altra trasferta, quella al Via del Mare contro il Lecce: un match paradossale in cui vince chi gioca peggio e perde chi gioca meglio. Il Monza commette un harakiri clamoroso, regalando tre gol ai salentini (due in fotocopia su calcio d’angolo), segnando due reti e sprecando un quantitativo impressionante di occasioni, anche grazie agli interventi provvidenziali di Falcone.

Compattezza, solidità, cinismo: cinque giorno dopo contro il Sassuolo il Monza ottiene la prima vittoria, riscuotendo il credito accumulato nelle partite precedenti (con l’errore di Muric che fa il paio con quello di Thiam contro l’Udinese). Decisivi il portiere Noel Tornqvist, alla prima da titolare in biancorosso, con parate salva-risultato, e Gustavo Varela, il cui approdo in Serie A è stato sorprendente. Tre punti balsamici che danno morale e alimentano la fiducia di un gruppo dal grande potenziale.

 

SBAGLIARE IN CAMPO, CRESCERE IN FRETTA

4 punti in classifica e margini di crescita evidenti: il Monza ha tutto ciò che serve per fare bene, con un veterano in panchina e tanti giovani interessanti. Tra questi Eddy Kouadio (premiato da Mancini con la prima chiamata in azzurro), Lorenzo Lucchesi (inserito in pianta stabile come centrale difensivo rispetto allo scorso anno), Mathis Mout (centrocampista dal mancino fatato con una classe che ricorda Dybala), Foe Ondoa (il filtro della mediana, abile in fase di interdizione e costruzione), “Il Laureato” Jay Robinson (la cui vocazione principale è quella di puntare l’uomo e ingaggiare l’uno contro uno) e il bomber Varela (attaccante totale, di manovra e d’area, autore di 4 gol in 4 presenze in A).

Senza dimenticare giocatori più navigati come Ricardo Mangas, riferimento imprescindibile nello scacchiere biancorosso e manifesto ideologico del calcio di Juric, e Michael Folorunsho, perno in mediana e uomo più duttile della squadra.

Ma c’è una statistica che più di ogni altra racconta lo stato del Monza, la cui prerogativa è generare occasioni attraverso il gioco, palleggiato o in verticale, senza mai snaturarsi: nelle prime 5 giornate di campionato i biancorossi sono al quarto posto nella classifica degli Expected Goals, con 8 reti segnate a fronte di un coefficiente di 8,70, dietro soltanto a Inter, Roma e Como.

Numeri che testimoniano le intenzioni di una squadra che, con il pallone tra i piedi, pensa subito a giocare in avanti e non indietro, costruendo più occasioni possibili per andare in rete. Variare il fronte per creare spazi e rompere le linee nemiche è la chiave del Monza, molto attivo nella manovra e nella ricerca dell’ampiezza per confluire al centro, sia mandando al tiro le ali, sia riempiendo l’area di rigore con l’inserimento dei centrocampisti su cross degli esterni. Le catene laterali funzionano egregiamente, con braccetto, quinto e trequartista che operano in sinergia nelle rotazioni e scalate.

Non ci sono paletti fissi: a comandare sono i principi. L’identità è la virtù del calcio di Juric, un fattore non negoziabile a cui si aggiungono pressione, riaggressione, equilibrio, ritmo, intensità, reparti compatti e movimenti senza palla. Ma anche la spiccata vocazione offensiva, con fluidità nella manovra e riferimenti uomo su uomo a soffocare le iniziative avversarie. La difesa sta trovando il suo bilanciamento, mostrando più di quanto dicano i 12 gol incassati, alcuni viziati da sbavature del portiere e disattenzioni in marcatura su palle inattive.

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La classifica degli Expected Goals di Serie A nelle prime 5 giornate – Fonte: Sofascore

MISSIONE SALVEZZA

La sosta per gli impegni delle Nazionali servirà a recuperare gli infortunati (Pessina, Ziolkowski) e a portare in condizione gli ultimi acquisti (Ngonge, Zeballos), cercando di affinare gli automatismi con tre settimane in più di lavoro. Poi alla ripresa, l’11 ottobre, il Monza sfiderà la Lazio all’Olimpico: Juric spera di avere più pedine a disposizione per mettere in difficoltà una formazione sulla carta superiore.

Ma nel calcio, la carta è uno specchietto per le allodole: l’unico verdetto è quello emesso dal campo. Nell’oasi di Monzello ci sono tutti i presupposti per disputare una stagione “giusta” e conquistare la salvezza, con i tifosi che stanno apprezzando la bontà del gioco e il desiderio della squadra di divertirsi e far divertire.

Il solco è tracciato, l’obiettivo pure: con entusiasmo questo Monza può lottare fino alla fine, sposando una visione che in Italia sembra pura utopia. E tenendo ben a mente il detto lombardo che invita alla prudenza: “Vula bas e schiva i sas“. Vola basso e schiva i sassi, ma sempre con un pizzico di leggerezza.

Qui per consultare il sito La Complessità del Calcio: https://www.filippogalli.com/

Monza
foto MorAle

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