Quando si installa o si sostituisce una caldaia, soprattutto nei normali impianti domestici con generatori di potenza inferiore a 35 kW, si presta molta attenzione alla caldaia, alla canna fumaria e alla regolazione. C’è però un altro elemento fondamentale, spesso sottovalutato: la qualità dell’acqua che circola all’interno dell’impianto.

Il trattamento dell’acqua non rappresenta semplicemente un accessorio per proteggere la caldaia, ma rientra nelle prescrizioni tecniche previste dalla normativa vigente.

Cosa prevede la normativa

Dal 3 giugno 2026 è entrato in vigore l'aggiornamento introdotto dal D.M. 28 ottobre 2025, che ha modificato il precedente Decreto Requisiti Minimi del 26 giugno 2015. La nuova disciplina mantiene come riferimento tecnico la UNI 8065:2019, norma dedicata proprio al trattamento dell'acqua negli impianti di climatizzazione, produzione di acqua calda sanitaria e impianti solari termici.

Per il circuito di riscaldamento, quando questo è strutturalmente separato dalla rete dell'acqua sanitaria – situazione normalmente presente negli impianti domestici – il decreto stabilisce che il trattamento di condizionamento chimico dell'acqua è obbligatorio. La disposizione non introduce un'esenzione semplicemente perché la caldaia ha una potenza inferiore a 35 kW.

Lo scopo è molto concreto: limitare corrosione, formazione di fanghi, ossidi e depositi che nel tempo possono compromettere scambiatore, circolatore, valvole e rendimento complessivo della caldaia.

Filtro defangatore e trattamento dell'acqua: perché sono importanti

La UNI 8065:2019 costituisce il riferimento tecnico per la gestione dell'acqua dell'impianto e considera, tra gli strumenti di protezione, filtrazione, defangazione e trattamento chimico.

Per questo, quando viene sostituita una vecchia caldaia, è fondamentale verificare lo stato dell'impianto esistente.

In particolare, una corretta installazione può prevedere un filtro o, preferibilmente, un defangatore magnetico sul circuito di riscaldamento, normalmente posizionato sul ritorno verso la caldaia. Questo dispositivo intercetta fanghi, residui e particelle metalliche prima che possano raggiungere lo scambiatore della nuova caldaia.

Ma il filtro da solo non basta.

L'acqua contenuta nel circuito deve essere opportunamente trattata e condizionata con prodotti specifici, conformemente alle indicazioni della UNI 8065 e alle prescrizioni del produttore del generatore.

E il dosatore di polifosfati?

Qui è importante fare chiarezza.

Il classico dosatore di polifosfati installato sull'ingresso dell'acqua fredda sanitaria della caldaia ha lo scopo di contrastare la formazione di calcare nello scambiatore sanitario.

Con le nuove disposizioni entrate in vigore nel giugno 2026, però, il trattamento chimico dell'acqua calda sanitaria non è più un obbligo generalizzato da applicare indistintamente a ogni caldaia. Deve essere valutato sulla base delle caratteristiche dell'acqua, della durezza, delle temperature di esercizio, delle caratteristiche dell'impianto e delle indicazioni del costruttore.

Quando viene adottato un sistema di trattamento dell'acqua sanitaria, inoltre, i prodotti e i materiali utilizzati devono rispettare i requisiti previsti per l'acqua destinata al consumo umano dal D.Lgs. 18/2023.

In presenza di acqua particolarmente dura, quindi, dosatore di polifosfati o altri sistemi di trattamento possono diventare tecnicamente indispensabili per proteggere la caldaia, anche quando non derivano da un obbligo generalizzato valido per qualsiasi abitazione.

Sotto i 35 kW non significa “senza trattamento”

È proprio su questo punto che spesso nasce confusione.

Una normale caldaia domestica da 24, 28, 30 o 35 kW non è automaticamente esonerata dal trattamento dell'acqua dell'impianto di riscaldamento. L'attuale Decreto Requisiti Minimi mantiene infatti il principio del condizionamento chimico del circuito di climatizzazione invernale e richiama espressamente la UNI 8065.

Per questo, quando si sostituisce una caldaia, non bisognerebbe limitarsi a “staccare quella vecchia e collegare quella nuova”.

È necessario verificare anche:

lo stato dell'acqua presente nell'impianto;

la presenza di fanghi e ossidi;

la necessità di lavaggio dell'impianto;

la presenza e l'efficienza del filtro o defangatore;

il corretto condizionamento chimico del circuito;

la durezza dell'acqua sanitaria;

l'eventuale opportunità di installare un dosatore di polifosfati o altro sistema di trattamento;

le specifiche prescrizioni indicate dal costruttore della caldaia.

Proteggere l'impianto significa proteggere la nuova caldaia

Una moderna caldaia a condensazione dispone di scambiatori e componenti progettati per lavorare con elevate efficienze. Fanghi, magnetite, calcare e acqua non correttamente trattata possono però compromettere rapidamente le prestazioni dell'apparecchio.

Spendere migliaia di euro per una nuova caldaia e trascurare l'acqua dell'impianto significa rischiare di danneggiare proprio il componente più costoso.

Per questo VB Calor di Monza, Centro Assistenza Autorizzato Beretta, consiglia di verificare sempre, in occasione della sostituzione o del collaudo di una caldaia, che anche l'impianto sia adeguatamente protetto e che il trattamento dell'acqua sia realizzato secondo la normativa e le indicazioni del costruttore.

Hai sostituito la caldaia o devi installarne una nuova?

VB Calor può verificare lo stato dell'impianto, la presenza del corretto sistema di filtrazione e defangazione, il trattamento dell'acqua del circuito di riscaldamento e l'eventuale necessità di protezione dal calcare sul circuito sanitario.

VB Calor – Centro Assistenza Autorizzato Beretta
Via Lecco 53 – Monza
Tel. 039 2326868

Una caldaia efficiente parte anche da un'acqua correttamente trattata.