Fiorenzo Dosso, l’ultima puntata: la Coppa Italia, il Monza dei record e le ultime pagine dedicate ad Alfredo Magni
Quarta e ultima parte dedicata al libro che il giornalista stava scrivendo sull'ex Monza
Nelle prime tre puntate abbiamo ripercorso, attraverso le parole di Fiorenzo Dosso, la nascita del Monza di Alfredo Magni: l’arrivo in panchina nel gennaio 1975, il difficile avvio, la svolta contro il Piacenza e la straordinaria rincorsa che riportò i biancorossi a sognare la Serie B.
La terza puntata si era chiusa con il secondo posto in campionato e con la qualificazione alla finale di Coppa Italia contro il Sorrento. È da qui che riparte l’ultima parte del manoscritto.
Questa quarta puntata ha però un significato particolare. Dopo il racconto della finale di Sorrento, Fiorenzo aveva iniziato a scrivere la stagione 1975-76, quella che avrebbe dovuto rappresentare un nuovo capitolo della sua “Trilogia” dedicata all’era del Borussia di Brianza. Il testo, però, si interrompe.
Come nelle precedenti puntate, lasciamo integralmente la parola a Fiorenzo Dosso, intervenendo soltanto sull’impaginazione. Alla fine pubblichiamo anche il messaggio con cui la moglie Brunella ha scelto di consegnare ai lettori queste ultime pagine.
IL TESTO DI FIORENZO DOSSO
BIS IN COPPA NELLA BATTAGLIA DI SORRENTO
Uno strano regolamento prevede il sorteggio tra le due contendenti per la sede della finale. Vincono i campani: la sfida avrà luogo in un contesto ambientale da sogno (con la costiera sorrentina a fare da magnifico sfondo) ma su un campo da incubo.
Nel frattempo tiene banco il calcio mercato. Il Monza sacrificherà a malincuore e per ragioni di bilancio due pezzi pregiati: Antonelli al Milan, Pat Sala al Torino su espressa richiesta del neo tecnico granata Gigi Radice, biancorosso per sempre. Alla voce entrate dall’entourage dirigenziale Giorgione Vitali lascia cautamente trapelare i nomi di Vanni Peressin, centravanti dell’Udinese, e della coppia Casagrande – Fasoli dal Clodiasottomarina. Rinforzi di sicura qualità.
Arriva il giorno della finale.
Il Monza è complessivamente superiore ma nel proprio – piccolo – stadio il Sorrento di Maciste Bolchi ha perso solo una volta in tutta la stagione. Ed il terreno duro (fondo di terra di origine vulcanica) e sconnesso azzera quasi totalmente il gap tecnico a favore degli ospiti. Ulteriormente penalizzati dalle ridotte dimensioni (ai limiti del regolamento) del rettangolo di gioco.
Magni ha preparato i suoi ad una vera e propria battaglia sportiva. Con le premesse di cui sopra la partita non può certo essere bella. I biancorossi ci mettono un po’ ad adattarsi alle particolari circostanze ed a tenere in equilibrio la sfida ci pensa Marziano Colombo con una grande parata all’incrocio su volée di Abbondanza e sfiorando una punizione-bomba di Loddi che si infrange sulla traversa.
Nel Monza i soli Gamba e Buriani – per distacco il migliore in campo – sono all’altezza mentre gli elementi più tecnici (Antonelli in primis ma anche Vincenzino, vittima di una marcatura feroce ed asfissiante da parte dello stopper rossonero Albano) fanno tanta fatica. Provare ad addomesticare il pallone su un terreno del genere è vera e propria impresa.
Nell’intervallo il tecnico corregge alcune situazioni ed i biancorossi approcciano la ripresa con altro spirito. Il centrocampo riesce a disegnare qualche buona trama che Buriani e Francesco Vincenzi non capitalizzano.
A metà del secondo tempo, poi, il Signor Bergamo di Livorno (uno che non porterà mai bene al Monza) chiude entrambi gli occhi su un clamoroso affossamento doppio – libero e stopper – con annesso tentativo di sotterramento del martoriato Vincenzino in piena area.
A questo punto Magni capisce che l’unico modo per provare e portare a casa la seconda Coppa Italia consecutiva è quello di arrivare indenni ai calci di rigori. In quest’ottica va letta la sostituzione dello stremato Ardemagni con il più fresco Garavaglia.
Gli ospiti si chiudono, i padroni di casa bussano un paio di volte nei supplementari ma Zannoni ed Abbondanza trovano sulla loro strada i guantoni di un Marziano di cognome Colombo.
A 3’ dal termine Gamba manda platealmente a quel paese l’arbitro e lascia Magni senza un potenziale rigorista. Il sorteggio dei tiri dal dischetto obbliga il Monza ad iniziare la serie tra gli ululati del pubblico di casa.
A Vincenzino, picchiato senza soluzione di continuità per tutta la partita, non sembra vero di poter calciare in porta con tanta libertà e non lascia scampo a Corti. Il mancino di Abbondanza pareggia subito la serie.
Le cose si mettono male per i biancorossi quando il giovane libero Zabotto, attanagliato da stanchezza e tensione, calcia debolmente addosso al portiere. Qualche attimo dopo Loddi porta in vantaggio i suoi e lo stadio esplode.
Buriani mantiene invidiabile calma, segna di precisione e ridà un po’ di ossigeno agli ospiti ma Borchiellini ristabilisce subito le distanze ed il Sorrento comincia a fare un pensierino alla Coppa.
Il quarto rigorista di Magni avrebbe dovuto essere l’espulso Gamba, ci si aspetta la classe di Antonelli ed invece – tra la sorpresa generale – avanza il giovane Garavaglia. Che esegue con la freddezza di un veterano e lancia il segnale: il Monza non molla.
Il quarto penalty del Sorrento tocca ad Albano: palo da una parte, danza sulla linea, palo dall’altra parte e braccia di Colombo. Fortuna? Certo che si. Meritata? Certissimo che si.
3-3 prima dell’ultima serie.
Magni si è tenuto in coda la certezza assoluta di Sanseverino, per nulla scalfita da un paio di errori in campionato. Il ‘mio’ Gigino, napoletano vero, non si lascia certo suggestionare dal folkloristico contorno. Lui è il rigorista ufficiale. Lui ha un solo pensiero nella mente: mettere la palla in rete. E cosi è. Da manuale.
Bolchi, invece, affida responsabilità pesantissima al terzino Grieco, non avvezzo ad incarichi del genere. Colombo prima studia poi vola e para. I compagni gli si stanno buttando tra le braccia ma il Signor Bergamo assurge ad indesiderato protagonista ed ordina la ripetizione per (molto) presunto movimento anticipato del portierone biancorosso.
Le proteste ospiti, ovviamente, non sortiscono effetto ma fanno crescere esponenzialmente tensione e paura in Grieco. Che si ripresenta sul dischetto terrorizzato, angola troppo la conclusione e spedisce fuori.
Il resto è festa. Prima in campo con i tifosi (Monza Club e Fedelissimi) arrivati sin laggiù. Poi in albergo: il Presidente Cappelletti è raggiante, nonostante la Coppa – appena conquistata – venga fulmineamente (ed incredibilmente) rubata negli spogliatoi.
Il massimo dirigente approfitta della favolosa occasione per consegnare medaglie d’oro a Jimmy Fontana (200 presenze) e Gigi Sanseverino (100) e salutare con commosso e riconoscente affetto due ragazzi che lasciano il Monza per approdare in Serie A: Pat Sala e Roberto Antonelli. Che, da capitano, aveva alzato il trofeo al cielo di Sorrento.
Il lunedì mattina, pieno di orgoglio, divoro in rapida sequenza la Gazzetta dello Sport ed Il Giorno. E non vedo l’ora che arrivi giovedì per buttarmi su Il Cittadino. Dove i pezzi di Giovanni Fossati saziano – con dovizia di particolari – la mia infinita voglia di conoscere i dettagli di una serata magica.
Domenica 29 giugno 1975: Sorrento, Stadio Italia
MONZA-SORRENTO 4-3 d.c.r. (0-0; 0-0)
MONZA: Colombo, G. Vincenzi, Gamba, P. Sala, Michelazzi, Zabotto, Buriani, Ardemagni (36’ st Garavaglia), F. Vincenzi, Antonelli, Sanseverino. A disp.: Terraneo, F. Sala, Corti, Paqualini. All.: Magni
SORRENTO: Corti, Grieco, Fiorile, Comola (6’ pts Zannoni), Valdinoci, Albano, Petta (1’ pts Jannamico), Borchiellini, Loddi, Abbondanza, Bertocco. A disp.: Di Milla, Buccilli, Pisano. All.: Bolchi.
ARBITRO: Bergamo di Livorno
SEQUENZA RIGORI: F. Vincenzi (gol) – Abbondanza (gol) – Zabotto (parato) – Loddi (gol) – Buriani (gol) – Borchiellini (gol) – Garavaglia (gol) – Albani (palo) – Sanseverino (gol) – Grieco (parato poi fatto ripetere e fuori)
NOTE: Espulso Gamba (M) al 12’ sts per plateale gesto di stizza nei confronti dell’arbitro.
29 giugno 1975, il Monza vince la Coppa Italia a Sorrento. In piedi da sinistra: Zabotto, Michelazzi, Giuliano Vincenzi, Ardemagni, Colombo, Gamba. Accosciati da sinistra: Francesco Vincenzi, Sanseverino, Pat Sala, Antonelli, Buriani.
La mia prima stagione da innamorato biancorosso si chiude alla grande. Soprattutto, coincide alla perfezione con i primi sei mesi di Alfredo Magni sulla panchina del Monza. Il futuro è appena cominciato ed il bello deve ancora venire. E sarà tutto da scrivere.
PARTE SECONDA
STAGIONE 1975-76: I RECORD
Tempo di meritate vacanze. Per me: che ho brillantemente chiuso il primo anno alle medie. E per il ‘mio’ Monza: la seconda Coppa Italia consecutiva e – soprattutto – lo splendido girone di ritorno lasciano ben sperare per la stagione 1975-76.
Il Presidente Cappelletti e la dirigenza, dove comincia un percorso personale che sarà grandissimo il giovane Adriano Galliani, confermano piena fiducia ad Alfredo Magni. Il lavoro del ‘biondo di Missaglia’ è stato davvero encomiabile sotto tutti i punti di vista ed il progetto per il ritorno in Serie B non può prescindere dalla sua competenza, dalla sua abnegazione, dalle sue idee, dalla sua voglia.
Come previsto da tempo, svestono il biancorosso tre ragazzi da me – e da tutto l’ambiente – particolarmente amati: Patrizio Sala, Roberto Antonelli e Francesco Vincenzi.
Il primo – con la sua generosità, i suoi polmoni e le sue corse – approda al Toro e diventerà perno fondamentale in quel capolavoro granata costruito da Gigi Radice. Il secondo – con la sua classe, il suo estro, i suoi numeri – veste rossonero e verrà girato a farsi le ossa in B a Vicenza. Il Milan, invece, fa rientrare alla base e tiene in organico la cifra tecnica ed il fiuto del gol di Vincenzino.
Il grosso del gruppo – che ha ormai fatto propri schemi e metodologia di Magni – viene confermato. E puntellato nei settori lasciati sguarniti dalle partenze: dal Clodiasottomarina arriva uno stantuffo di nome Francesco Casagrande, dalla Solbiatese un furetto che fa rima con Tosetto, dall’Udinese un centravanti – Peressin – le cui caratteristiche sembrano essere perfette per il gioco di Magni.
Sarà l’unico errore di scelta. Ma – come vedremo – Cappelletti, Galliani e Vitali rimedieranno alla grandissima nel mercato di riparazione autunnale.
Inoltre il Milan spedisce in Brianza a fare ulteriore esperienza, dopo l’ottima stagione con il Clodiasottomarina, un giovane libero molto promettente: Franco Fasoli.
NASCE A BRUNATE IL PRIMO, VERO MONZA DI MAGNI
Dal 1 Agosto nel ritiro di Brunate Magni si mette al lavoro per plasmare il ‘suo’ primo, vero Monza. I convocati sono 23. Tra le novità spicca quella del medico sociale: il Dottor Raffaele Mimmo è l’erede del mitico Renzo Sala.
Al raduno del 31 luglio al Sada il tecnico è già carico ed in vena di previsioni che si riveleranno azzeccatissime. Testuale da Il Cittadino del 7 Agosto 1975: “Di certo a questo mondo non c’è nulla. Non posso quindi dire se sarà l’anno buono per tornare in Serie B. Voglio essere cauto e mi limito a dire che arriveremo primi. Parola di Magni.”
Le sgambate travestite da amichevoli ed il girone di Coppa Italia (3 vittorie ed un pareggio nelle doppie sfide del gruppo 6 con Legnano e Sant’Angelo Lodigiano) sono un buon rodaggio, confermano impressioni positive (quanto corre Buriani …) e lasciano due problemi: l’infortunio di Tosetto ed il difficile inserimento di Peressin. Verranno risolti entrambi ed in modi diversi.
Come sempre i quotidiani sportivi stilano le griglie di partenza del campionato pronto a partire: nel girone A della Serie C i favori del pronostico vanno all’Alessandria, fresca di retrocessione.
Il Monza è subito dietro in (buona) compagnia di Mantova ed Udinese con la Cremonese indicata quale possibile sorpresa.
Io sono – semplicemente – un ragazzino felice: papà ha deciso di fare anche per me la tessera in gradinata centrale. La prima della mia vita biancorossa. Quella che non si scorda mai.
Su Il Cittadino di giovedì 28 agosto vengono pubblicate le tariffe della campagna abbonamenti 1975-76. Struggente e romantico rivederla 50 anni dopo.
Notare quel ‘Prezzi Invariati’ rispetto alla stagione precedente … Curioso che le curve siano ‘Gradinate Popolari’ …
LA CAVALCATA COMINCIA CON IL TRENTO
Ogni esordio nasconde delle insidie. Il Trento dell’ex Bertogna – ospite al Sada per la prima di campionato – è conscio dei propri limiti (soprattutto offensivi) e si applica per imbrigliare il centrocampo di Magni.
Che, senza il convalescente Tosetto e con qualche elemento (Ardemagni) in evidente rodaggio, non riesce mai a ‘cambiare passo’. La classica gara bloccata può essere risolta solo da un episodio.
La chiave giusta la trova Eugenio Gamba. Che riceve da Casagrande e – da una ventina di metri – scarica il diagonale vincente a mezza altezza. Sono appostato praticamente in linea con il punto esatto da dove il terzino biancorosso lascia partire la sberla decisiva e mi imprimo bene in testa tutta la sequenza.
Domenica 14 settembre 1975: Monza, Stadio Sada
MONZA-TRENTO 1-0 (1-0)
MARCATORE: Gamba (M) al 30’ pt
MONZA: Colombo, Vincenzi, Gamba, Casagrande, Michelazzi, Fasoli, Buriani, Garavaglia (31’ st Piacenti), Peressin, Ardemagni, Sanseverino. A disp.: Terraneo, D’Urso. All.: Magni
TRENTO: Soncina, Marchi, Nicoloso, Sgarbossa, Andreatta, Grava, Jori, Filippi, Bertogna, Da Monti (37’ st Manitto), Di Giovanni. A disp.: Calliari, Volgger. All.: Franzoi.
ARBITRO: Grillenzoni di Finale Emilia.
NOTE: Spettatori 2.500 circa, di cui 1.684 paganti per un incasso di Lire 3.426.800
Il primo gol del campionato è di Eugenio Gamba (Foto Caprotti).
L’amichevole infrasettimanale con il Torino dei tanti ex, applauditi ed acclamati, prepara la trasferta di Casale.
Un capolavoro del ‘mio’ Gigi (doppio dribbling e splendida esecuzione nell’angolo alto alla sinistra del portiere) mette presto la strada in discesa ma alcuni meccanismi sono ancora da oliare.
Ad inizio ripresa l’infortunio di Fasoli complica ulteriormente le cose: indisponibile pure ‘Jimmy’ Fontana, Magni dirotta Gamba nel ruolo di libero. I padroni di casa meritano il pareggio siglato da un bel colpo di testa in tuffo di Motta.
DAL SADA SI SPICCA IL VOLO
Il calendario riserva al Monza un doppio turno casalingo: allacciate le cinture di sicurezza perché dal Sada si spicca il volo.
In realtà le gare interne consecutive sarebbero tre: i primi segnali d’autunno ed il solito mal di gola mi fanno perdere la prima. Quella in notturna: la finale d’andata tra le vincitrici della Coppa Italia di Serie C e della Coppa Inglese sempirofessionisti.
Il destino vuole che non veda l’unico gol casalingo di Peressin: Monza-Wycombe Wanderers 1-0.
Recupero in tempo per il 3-0 alla matricola Albese: esordio di Tosetto in campionato, rigore procurato e realizzato da Sanseverino al 12’, raddoppio griffato dal delizioso mancino di Ardemagni al 28’.
Nella ripresa un po’ di sofferenza per un paio di uscite molto ‘naif’ di Colombo con gran salvataggio di Michelazzi sulla linea ed il tris – indimenticabile – di Fausto Oliva direttamente dalla bandierina del calcio d’angolo.
….......
….......
Ed è qui che il manoscritto di Fiorenzo si interrompe.
Le parole di Brunella Dosso
Questo è solo l'inizio del terzo libro che Fiorenzo voleva dedicare al Monza di Alfredo Magni.
Aveva pensato di intitolarlo “Trilogia”, probabilmente per suddividere in tre parti l'era Magni.
Fiore aveva ancora tante cose da dire, tante storie da raccontare. Ma il destino è stato crudele e non gliel'ha permesso.
E' solo un piccolo libretto ma contiene le emozioni che lui voleva trasmettere ai suoi lettori, e non è giusto che restino dentro ad un Hard Disk.
E' un piccolo dono per voi che avete apprezzato i suoi racconti e l'avete reso felice ed entusiasta di scrivere.
Grazie.
L’ultima pagina che non è una fine
Il racconto si ferma qui, nel momento in cui il Monza di Alfredo Magni sta appena cominciando a spiccare il volo. Non c’è una conclusione scritta da Fiorenzo, e probabilmente è giusto non cercarne una al posto suo.
Restano le sue parole, il Monza, Alfredo Magni, il Sada, i ricordi di un ragazzo diventato giornalista e quella voglia inesauribile di riportare alla luce le storie biancorosse.
MonzaNews ha scelto di pubblicarle tutte. Perché, come ha scritto Brunella, non era giusto che rimanessero chiuse dentro un hard disk.
E forse il modo migliore per salutare Fiorenzo è proprio questo: continuare a leggerlo.



