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In Lombardia sono 316 le pratiche attive per l'insediamento di nuovi data center, con una potenza di connessione complessivamente richiesta pari a 48,6 gigawatt. Un numero enorme, che ha riacceso il dibattito sulle infrastrutture digitali e sulle conseguenze che potrebbero avere sul territorio. Ma attenzione: non significa che siano già stati autorizzati 316 nuovi centri di elaborazione dati, né che altrettanti siano destinati alla Brianza.

Il dato è stato comunicato il 2 novembre 2026 da Mauro Caprabianca, responsabile della pianificazione regionale di Terna, durante un'audizione davanti alla quinta Commissione del Consiglio regionale della Lombardia. Un confronto sulle modifiche alla normativa che disciplina l'apertura dei data center, proprio mentre in Brianza cresce la mobilitazione degli amministratori locali.

Sono infatti 19 i sindaci brianzoli che hanno sottoscritto un appello per chiedere regole più chiare, un maggiore coinvolgimento dei Comuni e una pianificazione che tenga conto delle conseguenze ambientali e infrastrutturali degli impianti.

Per comprendere che cosa sta succedendo bisogna però partire dai numeri, distinguendo le richieste di connessione elettrica dai progetti più avanzati e dai data center già operativi.

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Data center in Lombardia: che cosa significano davvero le 316 pratiche e i 48,6 GW

Il numero che colpisce maggiormente è quello dei 48,6 gigawatt di potenza di connessione richiesta. È la capacità che Terna dovrebbe mettere a disposizione nell'ipotesi estrema in cui tutte le 316 pratiche attualmente attive venissero accolte.

Non si tratta, però, della quantità di energia che sarà effettivamente consumata dai data center. La potenza richiesta per un eventuale allacciamento non coincide automaticamente con quella che un impianto utilizzerà una volta entrato in funzione.

La differenza emerge anche osservando la situazione attuale. Secondo quanto riferito da Caprabianca, in Lombardia sono già operativi 14 grandi data center, con una potenza nominale complessivamente connessa di 800 megawatt, cioè 0,8 gigawatt.

Terna ha inoltre indicato una disponibilità massima regionale di circa 15 gigawatt nei periodi di picco. I 48,6 gigawatt richiesti rappresenterebbero quindi oltre tre volte questa capacità.

Ma quante delle pratiche attive si trovano effettivamente vicino alla realizzazione?

Durante l'audizione sono emersi diversi livelli di avanzamento. Secondo i dati illustrati da Terna, 9 gigawatt riguardano progetti per i quali è già stata accettata la richiesta economica relativa alla progettazione delle opere di connessione.

A questi si aggiungono 12 data center il cui percorso di connessione alla rete sarebbe ormai nella fase finale, con una potenza richiesta di 1,6 gigawatt. Per questi impianti, secondo quanto riferito durante l'audizione, il completamento dell'iter sarebbe questione di settimane.

Si tratta di situazioni differenti, che non devono essere confuse con le richieste ancora nelle fasi iniziali.

Anche l'Italian Data Center Association (IDA), attraverso il direttore generale Floriano Monteduro, ha invitato a leggere i numeri con attenzione. Secondo la stima dell'associazione, nei prossimi cinque anni il fabbisogno dovrebbe crescere di circa 2 gigawatt.

Una previsione sensibilmente diversa rispetto alla somma delle richieste attualmente registrate da Terna.

Perché non tutte le richieste di allacciamento diventeranno nuovi data center

Come si spiega una distanza così ampia tra la potenza richiesta e quella che potrebbe essere realmente utilizzata?

Caprabianca ha sottolineato che i data center non assorbono immediatamente tutta la potenza elettrica richiesta. L'utilizzo cresce progressivamente e non è detto che ogni struttura raggiunga il limite massimo previsto per il collegamento alla rete.

C'è poi un secondo aspetto, evidenziato da Monteduro: quello delle cosiddette connessioni fantasma.

Secondo il direttore generale di IDA, alcune richieste di allacciamento potrebbero non corrispondere a progetti concreti. In certi casi, ottenere una prospettiva di collegamento alla rete elettrica potrebbe servire soprattutto a rendere più appetibile un terreno sul mercato immobiliare.

Un problema che la Giunta regionale ha cercato di affrontare con le nuove modifiche alla normativa, introducendo ulteriori passaggi documentali per proseguire nell'iter.

Monteduro ha indicato anche una possibile strada per rendere più selettivo il sistema: richiedere che il proponente abbia effettivamente pagato a Terna la progettazione delle opere di connessione. Un'operazione che, secondo quanto riferito durante la Commissione, comporta una spesa compresa tra 50mila e 70mila euro, alla quale si aggiungono 2.500 euro per la presentazione della richiesta.

L'associazione degli operatori ha inoltre portato all'attenzione alcuni dati sul settore italiano: secondo Monteduro, il 95% dei data center presenti in Italia utilizza sistemi a circuito chiuso che non richiedono consumo d'acqua per il raffreddamento, mentre l'80% è collocato su aree dismesse anziché su terreni agricoli.

Sono dati riferiti dall'associazione di categoria e non una garanzia sulle caratteristiche di ogni singolo progetto. Il tema della sostenibilità rimane infatti uno dei principali punti di confronto tra operatori, amministrazioni e cittadini.

In Brianza 19 sindaci chiedono più potere decisionale sui data center

Il dibattito regionale ha una ricaduta diretta anche sulla Brianza. Il 28 ottobre 2026, infatti, 19 sindaci brianzoli di centrosinistra hanno aderito alla mobilitazione dei 55 colleghi dell'hinterland milanese, chiedendo una revisione delle regole che disciplinano l'insediamento dei nuovi data center.

La mobilitazione è partita da Francesco Cereda, sindaco di Vimercate, e coinvolge anche Agrate Brianza, Albiate, Bellusco, Bernareggio, Burago di Molgora, Cesano Maderno, Ceriano Laghetto, Cornate d'Adda, Desio, Lesmo, Nova Milanese, Ronco Briantino, Seregno, Sulbiate, Triuggio, Usmate Velate, Verano Brianza e Villasanta.

Gli amministratori non chiedono di bloccare a priori lo sviluppo delle infrastrutture digitali. La loro preoccupazione riguarda soprattutto la possibilità di incidere realmente sulle decisioni che interessano le rispettive comunità.

«L'idea che l'insediamento di un data center dipenda unicamente dalla volontà politica di un sindaco è del tutto fuorviante», ha spiegato Cereda, evidenziando come la normativa nazionale abbia accentrato le competenze autorizzative, riducendo gli strumenti a disposizione degli enti locali.

Il timore dei primi cittadini è quello di diventare il punto di riferimento delle proteste dei residenti senza avere, allo stesso tempo, un effettivo potere decisionale sulle autorizzazioni e sulla localizzazione degli impianti.

Le richieste avanzate alla Regione riguardano tre aspetti principali.

  • Più potere ai Comuni nella pianificazione urbanistica, nelle autorizzazioni e nella scelta delle aree destinate ai nuovi insediamenti.
  • Un coordinamento sovracomunale, con il coinvolgimento delle Province e della Città Metropolitana di Milano, per valutare gli effetti ambientali cumulativi di più strutture presenti nella stessa area.
  • Requisiti ambientali obbligatori, in particolare per il recupero del calore prodotto dagli impianti e per la gestione delle risorse idriche, oggi previsti dalla normativa come criteri premiali facoltativi.

I sindaci ritengono insufficienti i correttivi proposti dalla Giunta regionale alla legge approvata nel giugno 2026. Per questo chiedono che, durante il successivo passaggio in Consiglio regionale, le misure relative alla tutela dell'acqua, del suolo e alla pianificazione urbanistica diventino vincoli effettivi.

La loro posizione è riassunta in una frase contenuta nell'appello: «Non chiediamo di fermare il futuro, né diciamo no a priori ai data center».

L'obiettivo dichiarato è selezionare i progetti migliori e permettere alle amministrazioni locali di partecipare concretamente alle scelte.

Data center, a Vimercate il 13 novembre un incontro pubblico

Il confronto non si limita alle istituzioni. In Brianza cresce anche l'attenzione dei cittadini, che chiedono informazioni e valutazioni tecniche sugli effetti che queste infrastrutture possono produrre.

Un appuntamento importante è in programma venerdì 13 novembre 2026 alle 20.30, quando il Comune di Vimercate organizzerà un incontro pubblico nell'auditorium della biblioteca civica per discutere dei data center e delle loro possibili ricadute sul territorio.

L'iniziativa è già al centro dell'attenzione del Coordinamento Cittadini Consapevoli, che ha chiesto all'amministrazione di integrare il programma con ulteriori competenze indipendenti.

In particolare, il gruppo vorrebbe la presenza del fisico Sergio Manera, per gli aspetti energetici, e del chimico Attilio Bonetta, per le questioni legate all'impatto sulla qualità dell'aria. È stata inoltre richiesta la partecipazione di tecnici di Arpa Lombardia e Ats Brianza, oltre alla disponibilità di una sala più capiente per accogliere il pubblico atteso.

Tra i temi che i cittadini chiedono di approfondire ci sono i consumi idrici, le emissioni, il rumore a bassa frequenza, la dispersione del calore, la tenuta della rete elettrica e le caratteristiche idrogeologiche delle aree interessate.

La questione, dunque, non riguarda soltanto il numero di strutture che potrebbero arrivare. Riguarda soprattutto la capacità di valutare ogni progetto, conoscere gli impatti e stabilire regole condivise prima che le trasformazioni diventino definitive.

I 316 procedimenti lombardi non fotografano automaticamente il futuro della Brianza. Per capire quanti impianti potranno effettivamente essere realizzati sul territorio bisognerà guardare ai singoli progetti, al loro stato autorizzativo e alle caratteristiche delle aree individuate.

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